L’addio a Denise, figlia di Lea Garofalo, nelle parole di Luigi Ciotti
Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente.
Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre.
Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile. E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi, nel corpo vivo delle nostre realtà che hanno provato ad accoglierla e accompagnarla: sentiamo il dolore di una frattura che non si salderà mai del tutto.
Denise era una giovane ragazza quando l’abbiamo incontrata per la prima volta, insieme alla mamma Lea Garofalo, che ci aveva chiesto aiuto.
Veniva da anni difficili, segnati dai forti contrasti fra i genitori, da trasferimenti e condizioni di vita precarie. Dopo la scelta di lasciare il marito e collaborare con la giustizia, sua madre aveva ricevuto gravi minacce, che avevano trasmesso anche a Denise un senso di vulnerabilità e insicurezza.
Si sentiva contesa fra due mondi: quello infantile degli affetti e quello adulto delle responsabilità e delle scelte.
La sua mamma voleva insegnarle il gusto della libertà, il rispetto per sé stessa e per gli altri. Voleva a ogni costo portarla lontano dall’ambiente tossico e criminale che aveva avvelenato la sua esistenza, per regalare a Denise un futuro più sereno.
Quel mondo non ha però perdonato Lea, e non si è neppure accontentata di ucciderla. Dopo la morte ha provato a farle l’affronto peggiore: riconquistare la fiducia della figlia, per “rimetterla al suo posto” dentro le maglie strette della famiglia.
È allora che Denise ha mostrato tutto il suo coraggio: nel volere guardare in faccia la verità, anche se scoprire che l’omicidio della mamma era opera di suo padre ha rappresentato un ulteriore strazio.
Ha scelto di essere in piazza a Milano il giorno del funerale di Lea: le sue parole cariche d’affetto e riconoscenza, mescolate al pianto, si sono incise nella coscienza di molti. Ma soprattutto hanno dato ad altre donne, che le hanno ascoltate, la forza per ribellarsi a situazioni simili.
Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato dalla mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma.
Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore: una sete difficile da placare, anche se in tanti abbiamo provato fino all’ultimo a mostrarle appoggio e amicizia.
Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma, che per chi ha fede è anche il grande abbraccio di un Padre celeste capace solo di Amore.
Vorremmo dirle “Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi”, ma anche “Grazie del tempo che abbiamo passato insieme, di tutto quello che ci hai insegnato a vedere, sia negli abissi della sofferenza che attraverso la lente limpida del tuo coraggio”.
Nella sua breve esistenza, Denise ha attraversato di tutto: la violenza patriarcale e mafiosa, il peso dell’abbandono, la tenerezza dell’accoglienza, la rigidità di certe regole che comunque volevano proteggerla, la gioia di diventare a sua volta mamma e la fatica di nuove responsabilità.
Questo tutto, a un certo punto, è diventato troppo.
Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe.
Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno.
E già lo sai che scriveremo il tuo nome, accanto a quello della tua mamma, nel lungo elenco del 21 marzo: perché non c’è dubbio che siete state entrambe vittime della stessa violenza, ma anche protagoniste della stessa ribellione.
Insieme, vi ricorderemo vive.
Luigi Ciotti - Corriere della sera 11/09/2026