Luigi Ciotti

Manifestazione di Torino

Luigi Ciotti:"Contro la violenza rilanciamo il dialogo"

La manifestazione del 31 gennaio scorso a Torino ha avuto purtroppo l’esito che molti si aspettavano. Due ore di scontri e violenze hanno cancellato mesi e mesi di dialogo fra i sostenitori di Askatasuna e le istituzioni. Un dialogo faticoso, coraggioso, mai scontato, per conciliare istanze sociali e legalità, dignità dei luoghi e delle persone. Quel dialogo stava mettendo radici, ma forse dava fastidio a qualcuno: i più intransigenti dall’una e dall’altra parte di un conflitto che provava a cambiare pelle, e trasformarsi in collaborazione per il bene della città.

Da molti anni sono accompagnato in ogni passo da persone della Polizia di Stato, verso cui provo affetto e gratitudine per la protezione che mi garantiscono in situazioni di pericolo e di fronte a concrete minacce criminali. La stessa criminalità che ad alcuni loro colleghi e colleghe ha strappato crudelmente la vita, lasciando nella disperazione tanti famigliari ai quali sono legato da profonda amicizia. Mi spiace che le forze di polizia siano considerate, da chi le aggredisce, una difesa del potere anziché della democrazia. Mi spiace ancora di più che quei giovani in divisa siano stati mandati a fronteggiare una violenza che altri, a livello politico, avrebbero forse potuto prevenire.

Prevenzione è la parola chiave, e non solo in riferimento al corteo di Torino, ma a qualunque situazione dove il conflitto sociale rischia di sfuggire di mano. Perché se oggi condanniamo senza ambiguità la violenza verso gli spazi pubblici e i rappresentanti delle istituzioni, non altrettanto chiaramente sentiamo condannare una certa violenza istituzionale che si scarica contro le persone più fragili e marginali: i poveri, i migranti, i giovani dei ceti meno tutelati. Anche le disuguaglianze crescenti, la precarietà del lavoro, il sovraffollamento delle carceri, la burocrazia a ostacoli e lo smantellamento della sanità pubblica sono una forma di violenza.

Gli scontri al corteo hanno passato un colpo di spugna sopra i suoi contenuti, fra cui temi universali come la pace e problemi reali di questa città, come l’emergenza casa o il malessere giovanile. Al centro del dibattito sono rimaste solo la brutalità e le sue radici ideologiche, vere o presunte, in un rimpallo di responsabilità che non risponde in alcun modo ai bisogni e alle paure della gente. Questa è la prima grande sconfitta. Una sconfitta ancora più grave sarebbe fare leva sugli episodi del 31 gennaio per inasprire le politiche repressive a scapito di quelle preventive. La repressione non spegne i conflitti ma li rinfocola, come abbiamo visto. Non risolve i problemi ma ne crea di nuovi.

Alla manifestazione di sabato c’erano anche tante persone impegnate ogni giorno in un’opera di ricucitura degli strappi sociali e ripristino dei diritti traditi. Loro sono ugualmente vittime delle violenze, non complici come qualcuno si è permesso di dire. Testimoni di quanto sia difficile vivere l’incertezza, il dubbio, la contraddizione, ma restare sulla strada comunque, per preservarla come luogo di costruzione e incontro, non di distruzione e scontro.

Oggi la scelta più coraggiosa sarebbe quella di rilanciare il dialogo fra la Città e i soggetti sociali “puliti”, invece di seppellirlo. Dimostrare che le giuste istanze collettive sopravvivono alle scelte sbagliate dei singoli, e trovano altre strade per realizzarsi grazie a chi crede davvero nella democrazia.

Don Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele