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La giornata mondiale dei poveri

Luigi Ciotti: "L'attenzione per i poveri non può essere un fatto occasionale, sporadico, deve essere una priorità politica".

«La povertà non è cercata, ma creata dall’egoismo, dalla superbia, dall’avidità e dalla ingiustizia». Sono parole del messaggio di Papa Francesco per la “II Giornata mondiale dei poveri” del 18 novembre. Parole che ci ricordano che la povertà è una questione che deve toccare i cuori e scuotere le coscienze, che non può lasciarci inerti o indifferenti.

I dati sono tristemente noti: 5 milioni di poveri assoluti e 9 milioni di poveri relativi in Italia. Circa un miliardo di persone nel mondo che soffrono la fame.

La povertà è una tragedia del nostro tempo, figlia come dice il Papa della povertà di giustizia e di una serie di mali collaterali: la corruzione, gli abusi, l’illegalità, il crimine organizzato, la concentrazione delle ricchezze e lo sfruttamento indiscriminato delle terre.

L’attenzione per i poveri non può essere dunque un fatto occasionale, sporadico, e nemmeno solo uno slancio di tipo assistenziale: la solidarietà, cosa bellissima, non può surrogare il vuoto dei diritti. Deve essere una priorità politica. Una politica è servizio al bene comune solo se rimuove le cause della povertà, se riduce il deficit di giustizia sociale (più importante di ogni deficit di bilancio), se dà spazio alle speranze invece di fomentare le paure, se considera la povertà un crimine contro la dignità delle persone, un crimine di civiltà. Se contrasta la fame materiale senza dimenticare la fame di speranza, di dignità, di sapere. Se non considera la speranza un reato e la costruisce a partire dai poveri, da chi dalla speranza è stato escluso.

Ma politica non è solo quella dei governi e dei partiti. “Politica” è la vita di ciascuno di noi nella misura in cui ogni nostra scelta, ogni nostro gesto producono conseguenze, concorrono al bene o al male collettivi. Ecco allora che lo stare dalla parte dei poveri è un impegno di tutti e del popolo di Dio in particolare. Una Chiesa che non abbia i poveri nel suo cuore e che non si faccia essa stessa povera, perde la sua forza e la sua profezia, rischia di diventare un’istituzione di potere e non più la casa accogliente del Padre. Un cristiano che non si impegni a cambiare il mondo, che si rassegni o giustifichi le sofferenze dei poveri e degli esclusi, non si fa tramite del Vangelo, predica ma non vive la Parola di Dio. Perché Dio – ci ricorda il Papa – «ha bisogno delle nostre mani per soccorrere e delle nostre voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta nella complicità di molti».

d. Luigi Ciotti, Famiglia Cristiana 15 novembre 2018

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