Corruzione // News

Approvata la direttiva europea anticorruzione: l'Italia dovrà reintrodurre l'abuso d'ufficio

La direttiva sulla corruzione riporta al centro l’abuso d’ufficio come reato grave, mettendo in discussione le scelte del Governo italiano e riaprendo il tema della tutela della legalità pubblica.

La nuova direttiva sulla lotta alla corruzione approvata dal Parlamento Europeo rappresenta un passo importante per rafforzare gli strumenti di contrasto alla corruzione a livello continentale. Ma è anche un segnale che riguarda da vicino l’Italia.

Non è il voto popolare, questa volta, ma quello dell’assemblea di Bruxelles a mettere in discussione una scelta politica compiuta quasi due anni fa dal Governo: l’abolizione del reato di abuso d’ufficio. Una decisione che di fatto ha garantito piena impunità agli amministratori pubblici responsabili di abusi di potere, conflitti di interesse o forme più sofisticate di corruzione.

Una misura coerente con quella che sembra essere una priorità mai esplicitata dell’agenda governativa: la progressiva cancellazione dei reati commessi da chi ricopre posizioni di potere. Adesso la direttiva europea imporrà la reintroduzione in Italia di un reato molto simile all’abuso d’ufficio. Ciò nonostante, i danni prodotti dalla legge Nordio sono già evidenti.

La sua approvazione ha cancellato l’effettiva responsabilità penale per chi era già stato condannato, ha impedito di perseguire condotte eticamente disdicevoli e socialmente nocive e, soprattutto, ha contribuito ad alimentare la sfiducia dei cittadini verso chi gestisce la cosa pubblica.

In una nota, Libera commenta l’approvazione della nuova direttiva sottolineando come il riconoscimento dell’abuso d’ufficio come reato grave rappresenti un passo necessario per rafforzare la trasparenza e la legalità nelle istituzioni.