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Morto don Di Piazza, fondatore del Centro di accoglienza Balducci

Il ricordo di Luigi Ciotti: "Era autentico uomo di pace"


Mai come in questo momento avremmo avuto bisogno di Pierluigi! Delle sue riflessioni profonde, dei suoi discorsi pacati, della sua capacità di saldare la terra al Cielo e intravvedere spiragli di luce laddove sembrano dominare le tenebre. Era un autentico uomo di pace, e immagino lo sconforto che deve aver provato nelle ultime settimane, sentendo nuovi venti di guerra soffiare sopra l'Europa. Certo il dolore del corpo, provato dalla malattia, lo avvicinava spiritualmente alle sofferenze delle vittime del conflitto. E nello stesso tempo l'approssimarsi dell’ora del commiato dalla vita terrena rendeva forse ancora più lucido e profetico il suo sguardo: in grado di scorgere, in mezzo all'angoscia, qualche indizio di speranza. Del resto Pierluigi ha speso l'intera esistenza a costruirli, i segni tangibili di speranza, sempre cercando un'intesa e una collaborazione con gli altri, e trasformando la lettura della complessità in strumenti semplici, immediati, di aiuto alle persone, specie le più fragili ed esposte. Lo ha fatto sia come sacerdote attento ai bisogni della sua comunità, sia come promotore dell'accoglienza verso i migranti, sia come animatore culturale che attraverso il Centro Balducci ha aggregato tante intelligenze ed energie intorno al tema della pace e della fratellanza fra gli uomini. Anche dialogando con chi aveva sensibilità e riferimenti diversi, per un reciproco arricchimento. Insieme abbiamo condiviso dei cammini importanti, e sapevamo di camminare affiancati anche quando per lungo tempo non era possibile incontrarsi.

Ci legavano le assonanze nel modo di leggere il Vangelo come Parola spirituale ma anche discorso civile, capace di pungolarci all'impegno per costruire giustizia già qui sulla terra. Quante volte mi è capitato, girando per l'Italia e in particolare nella sua amata terra friulana, di imbattermi nelle "orme" di Pierluigi! Tracce di umanità e saggezza, di relazioni fertili, di confronti dai quali scaturivano sempre nuovi percorsi di responsabilità. Come tutti i veri costruttori di pace, incluso quel Padre Balducci al quale aveva scelto di ispirare il suo impegno, don Di Piazza coltivava un sano conflitto interiore. Aveva una coscienza viva, cioè una coscienza inquieta, carica di dubbi, di domande, di voglia di fare continuamente un passo oltre, un passo in più. Quando si ha la forza di intravvedere uno spiraglio di luce nelle difficoltà del presente, il passo successivo è spalancare le tende della paura e dell'abitudine, fare entrare questa luce perché tutti possano vederci più chiaro. Ecco l'insegnamento che ci lascia Pierluigi! Cercare la luce e far sì che inondi la vita delle persone e delle comunità. Da una singola scintilla di consapevolezza può infatti sorgere un domani più radioso. Proprio come la giornata di sole in cui lui ha scelto di salutarci.

Don Luigi Ciotti
 

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