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Ucciso dalla mafia, Livatino sarà beato

Luigi Ciotti: "Testimone di speranza e di vita contro sistemi di potere, di violenza e di morte. "

Don Luigi Ciotti, in un articolo pubblicato sui La Stampa,  racconta il percorso che ha portato al decreto di Papa Francesco per la beatificazione di Rosario Livatino, il giudice, ucciso nel 1990 dalla mafia, che “credeva in un’etica che non fa compromessi”.

 

Il decreto con cui Papa Francesco autorizza la beatificazione di Rosario Livatino, è l’emozionante conclusione di un cammino iniziato tanti anni fa, quando Giovanni Paolo II definì il giovane giudice «martire della giustizia e, indirettamente, anche della fede».

Il 9 maggio 1993 il Papa si trovava in Sicilia in visita pastorale e aveva incontrato in forma privata i genitori del magistrato ucciso, Rosalia e Vittorio. I genitori gli avevano parlato del figlio e mostrato i suoi quaderni. In seguito, celebrando la Santa Messa dalla Valle dei Templi di Agrigento, il Papa – scosso da quell’incontro – pronuncerà il suo memorabile anatema contro la mafia, oggi ripreso e rafforzato dalla scomunica di Papa Francesco.

Livatino era una persona generosa, disponibile e profondamente altruista. Proprio nel 1990, anno in cui verrà ucciso, chiede che gli venga affidata una difficile inchiesta di mafia in quanto unico fra i Sostituti Procuratori di Agrigento a non avere famiglia.

Magistrato credente in Dio e nella giustizia come ricerca di verità, ha tradotto questa doppia fede in un’etica che non ammetteva compromessi. Disse un giorno che «l’indipendenza del giudice non è solo nella propria coscienza ma anche nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni e in ogni momento della sua attività».

Concetto fondamentale, per Livatino, quello della credibilità. «Alla fine della vita – c’era scritto in uno dei quaderni che i genitori mostrarono al Papa – non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili».

Il decreto di Papa Francesco rende particolarmente felice Libera, che alla memoria del giudice ha intitolato la Cooperativa “Rosario Livatino-Libera Terra”, nata in provincia di Agrigento con bando pubblico nel giugno 2012 su terreni confiscati alle cosche mafiose in seguito ai provvedimenti emessi da quel giovane giudice, coraggioso servitore dello Stato, della giustizia e del bene comune. Testimone di speranza e di vita contro sistemi di potere, di violenza e di morte.

D.Luigi Ciotti

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