La scelta del Governo di indicare Nuccio Altieri alla presidenza dell’Autorità ci preoccupa. Il nodo non riguarda la persona, ma l’indipendenza richiesta a chi è chiamato a guidare ANAC.
La scelta del Consiglio dei ministri di indicare Nuccio Altieri alla presidenza dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ci preoccupa profondamente. Il nodo non riguarda la persona, ma l’evidente incompatibilità del suo profilo istituzionale con il ruolo che sarebbe chiamato a ricoprire.
Altieri è stato deputato ed è dirigente della Lega. Ricopre inoltre incarichi di vertice in aziende a controllo pubblico attive nei settori della difesa e delle grandi opere, come Leonardo e Fincantieri Infrastructure.
Affidare la guida dell’Autorità anticorruzione a una figura proveniente dai vertici di un partito di maggioranza e contemporaneamente impegnata in grandi realtà industriali pone un serio problema di indipendenza e terzietà.
L’ANAC svolge infatti un ruolo essenziale nella prevenzione della corruzione: vigila sull’integrità degli appalti pubblici, sulla trasparenza delle amministrazioni, sui conflitti di interesse e sui passaggi impropri tra incarichi pubblici e privati, le cosiddette “porte girevoli”.
Per questo l’autorevolezza di chi è chiamato a guidarla deve fondarsi su due condizioni imprescindibili: competenza e terzietà.
L’indipendenza da influenze politiche e da interessi economici, attestata anche dal percorso professionale di chi ricopre l’incarico, è una condizione necessaria perché l’Autorità possa esercitare con piena credibilità le proprie funzioni di controllo su chi gestisce risorse pubbliche.
La questione assume ancora maggiore rilievo alla luce delle norme che disciplinano la composizione dell’Autorità. La legge stabilisce infatti che il presidente e i componenti dell’ANAC non possano essere scelti tra persone che ricoprono cariche nei partiti politici o che le abbiano ricoperte nei tre anni precedenti la nomina.
Chiediamo quindi che venga verificata con il massimo rigore la compatibilità dell’indicazione di Altieri con lo spirito e con la lettera della norma.
L’iter, inoltre, non è ancora concluso. Dopo l’indicazione del Consiglio dei ministri, la proposta dovrà passare alle commissioni parlamentari competenti per il parere previsto dalla legge, prima della successiva formalizzazione della nomina.
A quelle commissioni chiediamo di non avallare una scelta che rischia di indebolire la credibilità e l’autorevolezza di uno dei principali presìdi istituzionali di prevenzione della corruzione.
Alle forze politiche di maggioranza chiediamo invece di ripensare una decisione che rischia di introdurre un precedente grave: politicizzare il vertice dell’Autorità chiamata a vigilare sull’imparzialità, sulla trasparenza e sul corretto utilizzo delle risorse pubbliche.
L’indipendenza dell’ANAC non è una questione formale. È la condizione necessaria perché l’Autorità possa svolgere fino in fondo il proprio ruolo di garanzia.