Anniversario strage Ustica
23 giu 2026 - Libera e Gruppo Abele: “Verità e giustizia non possono essere archiviate.”
“Si continua a procedere nella direzione sbagliata, puntano più al consenso elettorale che alla reale soluzione dei problemi”. Così in una nota Libera e il Gruppo Abele commentano il disegno di legge approvato ieri in CdM, e in particolare la norma che interviene sull'imputabilità dei minori fra i 14 e i 18 anni.
“La violenza va contrastata, ma certi provvedimenti dovrebbero essere l’estrema ratio, soprattutto quando parliamo di ragazzi così giovani. Invece rischiano di diventare una scorciatoia, un modo per silenziare il disagio senza prima averlo ascolto e compreso”.
“È innegabile che, in determinati contesti, certi comportamenti giovanili possano suscitare allarme e paura nei cittadini. Ma non dobbiamo ridurre quegli adolescenti, spesso privati degli strumenti emotivi e culturali necessari a crescere in maniera armonica, a dei “nemici” della società. I loro comportamenti, anche quelli più gravi, vanno interpretati come un sintomo da curare”.
Invece, sempre secondo il Gruppo Abele e Libera, “questa riforma si pone in linea con il decreto Caivano e i precedenti decreti sicurezza. Una linea che finora si è mostrata inefficace, alimentando le tensioni sociali senza affrontare alla radice le cause della violenza che dice di voler combattere”. “Dove affonda questa radice?” si chiedono le due realtà. “Nel malessere di ampi strati della popolazione giovanile, nei fenomeni di marginalizzazione, di dispersione scolastica, di impoverimento generazionale. I giovani in Italia sono pochi, e sentono di contare poco. Ricevono scarsa attenzione dalla politica, salvo quando vengono individuati come “pericolo” per l’ordine pubblico. Questo è paradossale”.
Di fronte all’ennesima stretta securitaria, Libera e Gruppo Abele ribadiscono le convinzioni espresse attraverso il percorso "Fame di verità e giustizia" e l'iniziativa "Comunità che educa comunità": “la risposta alla violenza minorile non può essere solo né soprattutto repressiva. Perché punire quasi mai funziona, mentre educare molto spesso sì.”
“Spostare sul minore – continuano i due enti – l'onere di dimostrare la propria incapacità non renderà le nostre città più sicure: rischia solo di riempire ulteriormente le comunità e gli istituti penali minorili, senza incidere sulle ragioni del disagio. È questo che sfugge a chi concepisce la giustizia come una clava, senza riguardo per la storia e le fragilità di ciascuno. Siamo davanti a una retromarcia decisa e spericolata, sia a livello giuridico che culturale. Povertà, marginalità, assenza di prospettive, sono il terreno fertile per il reclutamento criminale. Per questo continueremo a lavorare, insieme a pedagogisti, operatori sociali, famiglie, scuole e territori, per costruire alternative credibili alla sola logica del castigo. L’antico slogan Educare e non punire resta, oggi più che mai, la nostra bussola”.