Atto intimidatorio alla pm antimafia Alessandra Cerreti
18 set 2026 - Solidarietà alla magistrata antimafia e alla sua scorta. Libera: “Colpire chi contrasta i clan significa colpire le istituzioni e la convivenza civile”.
L’approvazione del nuovo decreto-legge sulla scuola, che tra i vari interventi introduce un tetto del 30% di presenze di studenti e studentesse con background migratorio nelle classi prime della scuola primaria, secondaria di primo grado e di secondo grado, suscita una ferma presa di posizione.
«Siamo davanti ad una misura che ha più un sapore di propaganda che di reale attenzione alla crescita e alla qualità dello studio di studenti e studentesse».
Un limite numerico e linguistico che, se superato, rischia di tradursi nel trasferimento di studenti e studentesse in un altro istituto.
Ciò che colpisce di questo decreto è la narrazione discriminatoria che continua a essere perpetrata: una misura che, qualora applicata, sancirebbe ancora una volta una ghettizzazione ed esclusione delle persone più fragili.
Un divario e una barriera linguistica non dovrebbero diventare motivo di esclusione, punizione e umiliazione. La povertà, sia essa sociale, culturale o economica, non può essere considerata una colpa: dietro un criterio come questo sembra celarsi un approccio di presunzione culturale assolutamente etnocentrico.
Come Libera, guardiamo da sempre a un altro modello di scuola: uno spazio che possa nutrirsi e crescere nella cura delle relazioni tra studenti e tra studenti e docenti, un percorso in cui si impara prima di tutto a diventare cittadini e cittadine, in cui si abbracciano tutte le soggettività.
La scuola dovrebbe essere uno dei primi luoghi in cui sentirsi liberi e al sicuro.
La crescita e la formazione sono un continuo scambio di arricchimento reciproco, in cui la lingua o la provenienza non possono rappresentare vincoli e ostacoli, ma piuttosto delle leve per stimolare le intelligenze e la vivacità di bambine e bambini, ancora privi di sovrastrutture culturali.
Non possiamo dimenticare che anche le organizzazioni criminali possono beneficiare di un sistema scolastico che esclude, divide e si sfalda, rischiando di diventare punto di riferimento per i tanti giovani in difficoltà proprio in quelle periferie, talvolta raccontate in modo stereotipato, in cui tanti ragazzi e ragazze sono a rischio dispersione.
Una manovra di questo tipo rischia di amplificare questo divario.
Il problema non è rappresentato dal numero degli studenti con background migratorio presenti nelle classi, ma il vero nodo sono le disuguaglianze economiche, sociali e culturali da rimuovere.
Allora, anziché limitarsi a imporre una soglia numerica, bisognerebbe pensare a stabilizzare gli insegnanti precari, introdurre la figura dei mediatori culturali nelle scuole, ancora poco conosciuti nella loro professionalità, investire nell’edilizia scolastica, guardare ai modelli di scuola che, nel nostro Paese, sono diventati fiori all’occhiello per le pratiche di insegnamento interculturale.
E sostenere i percorsi che tante associazioni continuano a portare avanti dentro e fuori la scuola, un patrimonio e una ricchezza per i ragazzi più fragili che rischiamo di perdere strada facendo.
Tornano alla mente le parole di don Lorenzo Milani: «Se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati» (Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, 1967).
Del resto è proprio la Costituzione italiana ad aiutarci a mantenere «la barra dritta»: l’art. 34 e l’art. 3 sono molto chiari in tal senso.
Il primo sancisce il diritto universale allo studio per tutti e tutte; il secondo aggiunge un tassello fondamentale, affidando alla Repubblica il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Come Libera, nel solco del testo costituzionale, continueremo a tutelare e promuovere un modello di scuola pubblica e libera, insieme alle nostre reti di docenti e alle migliaia di studenti e studentesse che ogni anno incontriamo in tutta Italia.