Non è altrove. Mafie, corruzione e responsabilità civica in Piemonte
11 mar 2026 - Il report e il podcast di Libera verso la XXXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

Il terzo rapporto di Libera dedicato ai porti italiani e internazionali affronta una realtà complessa e in continua evoluzione: gli scali marittimi rappresentano per gruppi criminali e reti di corruzione un’opportunità strategica per incrementare i profitti e rafforzare le proprie collusioni.
Nel tempo, i porti italiani sono diventati nodi cruciali del narcotraffico nazionale e internazionale, snodi fondamentali per il passaggio di merci lecite e illecite, ma anche spazi vulnerabili a infiltrazioni mafiose, sistemi corruttivi e riciclaggio.
I dati della terza edizione del rapporto Diario di bordo confermano la gravità della situazione e, al tempo stesso, il lavoro costante di forze dell’ordine, magistratura ed enti di controllo.
Nel 2025 sono stati registrati 131 casi di criminalità nei porti italiani, con un aumento del 14% rispetto al 2024. Cresce anche il numero degli scali coinvolti: 38 porti contro i 30 dell’anno precedente, pari a un incremento del 27%.
A livello regionale, le Marche risultano l’area con il maggior numero di episodi (16 casi). Seguono Calabria, Lazio, Sardegna e Liguria con 15 casi ciascuna, mentre Puglia e Sicilia registrano 14 episodi.
Nel triennio 2022–2025 sono stati complessivamente rilevati 496 eventi criminali nei porti italiani, una media di uno ogni tre giorni.
Dei 131 casi registrati nel 2025:
Il traffico di stupefacenti si conferma la fattispecie più ricorrente, a conferma del ruolo strategico degli scali marittimi nelle rotte del narcotraffico internazionale.
Dall’analisi delle relazioni istituzionali emerge il coinvolgimento di 26 gruppi criminali negli affari legati ai porti. Tra questi figurano le principali organizzazioni mafiose italiane – ‘ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra – insieme ad altri gruppi come la Banda della Magliana, la Sacra Corona Unita, la Stidda e diverse consorterie criminali baresi.
Pur non restituendo l’interezza del fenomeno corruttivo, i dati rappresentano una fotografia significativa basata sulle relazioni dei Responsabili della Trasparenza e della Prevenzione della Corruzione delle Autorità di Sistema Portuale. Il monitoraggio ha coinvolto 16 enti pubblici nell’arco di 8 anni, offrendo elementi concreti sulla diffusione di pratiche corruttive nei porti italiani.
Il rapporto si propone come strumento di denuncia e documentazione, con l’obiettivo di accendere i riflettori su dinamiche spesso invisibili o sottovalutate. Non si tratta di criminalizzare il sistema portuale, ma di comprenderne le fragilità e i punti di esposizione.
I porti, infatti, sono porte d’ingresso e d’uscita non solo per merci e persone, ma anche per traffici illeciti, appalti pilotati, sistemi corruttivi e riciclaggio di capitali.
Alla luce di questo scenario, diventa fondamentale alzare il livello di vigilanza e intervenire in modo strutturale. Tra le principali azioni necessarie:
Solo attraverso un approccio integrato sarà possibile ridurre la vulnerabilità del sistema e sottrarre i porti al rischio di infiltrazioni criminali.