Preoccupazioni sul tema della destinazione dei beni confiscati
Le associazioni scrivono all'ANBSC, CNEL e MIMIT per esprimere perplessità sulla gestione dei beni sottratti alla criminalità.
Libera insieme a Cgil, Legambiente, Arci, Avviso Pubblico, Forum Terzo Settore, Legacoop ha inviato una lettera all’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati, al CNEL e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per esprimere perplessità e preoccupazione rispetto all’ Accordo sul tema della destinazione dei beni confiscati alle mafie e alla corruzione.
Molte le ragioni di preoccupazioni:
La prima, e quella più evidente, riguarda una confusione di fondo tra beni immobili in generale e beni riconducibili ad aziende sottoposte a confisca. Riteniamo che accorpare queste due diverse categorie di confisca rischi di allargare l’approccio privatistico anche ai beni immobili, per i quali l’affitto oneroso e la vendita devono rimanere l’extrema ratio.
In secondo luogo “Prevedere che per le aziende la via prioritaria debba ritenersi l’affitto a titolo oneroso e solo secondariamente l’assegnazione in comodato a lavoratori dipendenti della stessa rappresenta una inspiegabile inversione di priorità.
La legge sul riuso a fini sociali dei beni confiscati è chiara e per questo chiediamo “che si riattivino gli organi consultivi già esistenti, come il Comitato Consultivo dell’ANBSC e ilForum “Imprese e legalità del CNEL”, in un tavolo di lavoro allargato al terzo settore e volto a garantire il riuso sociale come strumento cardine della lotta alle mafie e alla corruzione.
Allo stesso tempo, chiediamo che gli enti locali possano mantenere centralità nella filiera di destinazione, come la normativa antimafia richiede, e che le procedure di co-progettazione e co-programmazione richiamate siano al centro dell’operato, per attivare energie produttive dal basso, che possano riportare sviluppo ed economia sul territorio interessato”
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