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Ora rivinciamo l'Olimpiade, portiamola nelle scuole

Caro direttore, ancora una volta lo sport ha dimostrato di che cosa è capace: rendere felice un Paese, farlo sentire unito, prolungare questa gioia di popolo per giorni e giorni. Abbiamo vinto l' Olimpiade, che vuole dire tante cose. Certo, 40 medaglie, che sono 40 racconti di vite portate al massimo del sacrificio in nome di una passione, di un inno nazionale da ascoltare sul podio a occhi chiusi, mano sul cuore. Ma il discorso vale anche per chi ci ha provato, è arrivato trentesimo o è uscito in batteria: l' importante è averci messo l' anima. L' Italia ha il dovere di fare tesoro di questa grande bellezza. Lo sport merita di più. Merita, per esempio, strutture alla portata di tutti e su tutto il territorio. Oggi una bambina che nasce nelle zone ricche del nord ha molte più possibilità di inseguire il proprio sogno di una immaginaria sorella di una periferia svantaggiata. Allestire una rete di piste, palestre, campetti organizzati, che ridisegnino un Paese che metta tra le priorità della ripartenza l' educazione allo sport: insieme alla musica, è forse l' unica strada per connettersi con i giovani, con le loro fragilità e speranze, il modo per sottrarli alle scorciatoie del vivere. Portiamo nelle scuole, oltre che doverosamente al Quirinale, i nostri campioni di Tokyo, facciamogli raccontare di che pasta è fatta la vita di un atleta, quante scelte faticose comporta, e quanta meraviglia quando poi si riesce a superare i propri limiti. Dallo stadio olimpico del trionfo, il testimone della 4x100 può e deve passare in ogni oratorio, in ogni piazza dove dei giovani trovano un angolo per giocare insieme. E soprattutto in ogni classe, dove l' educazione fisica è la Cenerentola fra tutte le materie. Serve uno sprint, una fiammata di impegno civile. Solo così l' Olimpiade l' avremo vinta due volte.

Gazzetta dello Sport, 10 agosto 2021

Lucilla Andreucci, Ex maratoneta azzurra, oggi referente nazionale per lo sport di Libera

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