Approfondimenti

Bilancio sociale E!State Liberi! 2019

Il racconto di un viaggio fatto di protagonismo, di incontri, di sudore, di maschere gettate per mettersi in gioco, di scoperte inaspettate.

[…] Non vogliamo i fiumi si disperdano nel mare, le montagne aride si erodano allagandoci ad ogni piovasco. Non vogliamo case insicure, senza respiro, scuole-galere in mura decrepite, fontane con quattro pisciatelle, qualche pianta in museo, nel giardino pubblico per la domenica. Non vogliamo stare inerti, o non valorizzati, o andare a venderci spersi altrove (senza comprendere a che ci si vende e a quale prezzo), sprecare vite in traffici fessi seppure con macchine elettroniche, farci fessi sorbendo reclam. Vogliamo, valorizzando il nostro impegno, vallate perennemente verdi; foreste ombrose crescere dai monti sui vasti laghi dalle nuove dighe mentre il mare rimane ancora mare e sulle spiagge luccica la sabbia […]

Parole che hanno preso vita su un muro abbandonato di un paesino in riva al mare siciliano.

Parole cui hanno dato forma e colore i ragazzi e le ragazze di Libera, che hanno generato uno spazio libero, di aggregazione, di memoria, un bene comune in grado di illuminare la storia di resistenza di un territorio. Dietro queste parole di Danilo Dolci, scelte dai campisti, c'è tutto il senso di questo percorso, la voglia di rifiutare l'idea di un mondo vuoto e condannato, il sogno e il bisogno, collettivo, di cambiarlo, liberarlo dall'oppressione delle mafie e della corruzione, la capacità di immaginare e praticare un mondo più giusto.

Parole che raccontano di un viaggio fatto di protagonismo, di incontri, di sudore, di maschere gettate per mettersi in gioco, di scoperte inaspettate.

È un racconto di cui essere orgogliosi, che dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, quanto i giovani abbiano voglia di spendersi con entusiasmo, di toccare con mano la realtà per comprenderla, modificarla e farla confliggere con quella che viene loro narrata, di abitare il dubbio, incontrando l'altro per incontrare anche sé stessi. 

Nelle pagine del bilancio sociale è possibile scorgere l'impegno dei tantissimi volontari e volontarie di Libera, la dedizione alla missione sociale dei tanti cooperanti sociali e la ricchezza delle associazioni che hanno reso possibile la costruzione di una proposta che ha messo insieme ben 58 località in 14 regioni, e che ha aperto le proprie porte, fisiche e non. 3.265 ragazzi e ragazze hanno scelto di attraversarle, l'82,3% al di sotto dei 25 anni e la restante parte non ha perso l'occasione di dimostrare quanto l'età anagrafica sia solo una irrilevante convenzione. Dati che disegnano, attraverso il capitolo sulla provenienza geografica, un vero e proprio itinerario che ricuce la storia di questo Paese con gesti concreti. I partecipanti quest'anno, infatti, sono il 70,6% dal Nord, il 20% dal Centro e il 6,3% dal Sud e a crescere è anche la voglia di scoperta dall'Estero che arriva ad 86 partecipanti (il 3,1%), attraverso la collaborazione con 5 realtà e 5 settimane dedicate.Con i 180 partecipanti alle 15 esperienze dedicate alle realtà aziendali e cooperative/associative raccogliamo i frutti di tanti percorsi che vivono durante tutto l'anno e che guardano al futuro nella direzione dell'etica, dell'ambiente sano, della cooperazione sociale e dei diritti.  I 58 partecipanti provenienti da percorsi della giustizia minorile tratteggiano una mappa fatta di responsabilità e di scelte; una mappa in cui i campi rappresentano solo la tappa di un complesso percorso di accompagnamento, che prova a far riconoscere loro le potenzialità e le risorse che si portano dentro. I 517 partecipanti alle 29 settimane tematiche illuminano la straordinaria intuizione degli ultimi anni; ci dicono che attivare curiosità, valorizzare passioni, parlare linguaggi nuovi è stata una sfida vinta su cui investire ancora di più.

Dietro i numeri e i grafici troverete un segnale lanciato al Paese; il desiderio di reinventarlo a partire dalla solidarietà, dai diritti, dalle opportunità e dall'attenzione ai più deboli, dalla cura della comunità e dell'ambiente in cui siamo immersi; il bisogno di recuperare il valore della memoria, anche attraverso la richiesta di verità e giustizia per tante storie che sono patrimonio del Paese intero. Anche quest'anno sono stati migliaia i ragazzi e le ragazze che hanno risposto all'appello di Libera per camminare insieme attraverso azioni di cura della comunità, di valorizzazione dei beni confiscati nella più completa accezione di beni comuni, aperti e generativi.

Dietro questo segnale c'è il peso della nostra responsabilità nel riuscire a dare loro spazio, occasioni e fiducia. Rendere sempre più incisive, vere e di prossimità le nostre proposte, costruire insieme a loro esperienze di cambiamento reale, interrogarli anche attraverso le tante contraddizioni dei nostri territori per affrontare sempre più a fondo la complessità dell'agire sociale.

Dovremo far crescere la nostra capacità di avere cura di una condizione giovanile in continuo mutamento, di accogliere le tante fragilità che i ragazzi e le ragazze si portano dentro per trasformarle in opportunità, avendo sempre maggiore cura per i linguaggi e per gli strumenti educativi che scegliamo di adottare. Questo impegnerà il nostro modo di generare politica nel quotidiano, tessere relazioni, valorizzare la rete associativa e di alleanze. Far vivere la dimensione del campo e dell'impegno anche una volta tornati a casa. 

Questo prodotto può essere uno strumento utile ad interrogarci, leggere l'impatto delle nostre scelte, ascoltare la voce di chi ha scelto di dedicare un pezzo del proprio tempo insieme a noi, condividendo il nostro progetto di trasformazione sociale. Il composito mondo di E!State Liberi! dovrà essere in grado di immaginarsi sempre più all'interno di un sistema integrale, in cui chi si immerge in quella settimana di campo possa riconoscere un pensiero e una sinergia che tenga insieme le nostre geografie e i tempi lunghi dell'organizzazione.

Verso i 15 anni di E!State Liberi!.

Verso i 25 anni di Libera.

Questo deve essere il nostro orizzonte. La nostra fetta di responsabilità.

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