109 piazze per la legge 109
In occasione dei 30 anni della legge 109/96, continua la raccolta firme per chiedere di destinare il 2% del FUG ai beni confiscati. Dal 6 al 8 marzo, centinaia di banchetti in tutta Italia.
PartecipaLe esperienze di riutilizzo sociale
dei beni confiscati alle mafie in Italia
A trent’anni dall’approvazione della legge 109/1996, Libera presenta la nuova edizione del report “Raccontiamo il bene – Le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie”.
La ricerca offre una fotografia aggiornata delle esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati e racconta un Paese in cui la società civile, il terzo settore e le istituzioni locali trasformano luoghi sottratti alla criminalità in spazi di comunità, servizi e opportunità.
Oggi in Italia 1332 soggetti della società civile organizzata gestiscono beni confiscati alle mafie, costruendo ogni giorno percorsi di inclusione sociale, sviluppo territoriale e cittadinanza attiva.
«La peculiarità della legge 109/96 è aver messo al centro la dimensione etica. Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è qualcosa che l’ordinamento decide di fare prima di tutto perché è giusto.» Don Luigi Ciotti
Il censimento realizzato da Libera mostra una rete ampia e articolata di realtà impegnate nel riutilizzo sociale dei beni confiscati, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quella mafiosa, che lavora e si impegna a realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Un paese con 1332 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di 739 associazioni di diversa tipologia in 19 regioni e in 448 comuni con 35 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva.

Complessivamente queste realtà operano in:
Una comunità ampia e diversificata che, spesso lontano dai riflettori, lavora per restituire valore pubblico a beni sottratti alle mafie.
La presenza delle realtà sociali che gestiscono beni confiscati è diffusa in tutto il Paese, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Sud.
Le regioni con il maggior numero di soggetti gestori sono:
Il report analizza anche la tipologia degli immobili confiscati oggi utilizzati per finalità sociali.
La distribuzione è la seguente:
In molti casi una singola esperienza di riutilizzo coinvolge più beni confiscati, anche di tipologie diverse.
Le attività realizzate nei beni confiscati sono molto diverse tra loro, ma tutte hanno un forte impatto sulle comunità locali.
In particolare:
I beni confiscati sono luoghi di memoria, che stabiliscono, individualmente e collettivamente, relazioni profonde con chi ne fa esperienza. Sono ben 125 i beni confiscati intitolati alle vittime innocenti delle mafie così suddivisi 43 al Nord, 5 intitolazioni al Centro e 77 al Sud e isole.
Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (23 febbraio 2026): sono 23.026 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati ai sensi del Codice antimafia mentre sono in totale 20.848 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati.
Sono invece 1728 le aziende confiscate e destinate mentre sono 3112 quelle ancora in gestione.

Trent’anni fa, con la legge 109/96, l’Italia ha scelto di restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto. Oggi 1332 esperienze di riuso sociale dimostrano che quei luoghi possono diventare presìdi di democrazia, inclusione e sviluppo territoriale. Recuperare questi beni significa valorizzare un patrimonio pubblico e rafforzare le comunità che scelgono di prendersene cura. Tatiana Giannone - responsabile beni confiscati di Libera