Beni Confiscati // Pubblicazioni

Raccontiamo il Bene 2026

Le esperienze di riutilizzo sociale
dei beni confiscati alle mafie in Italia

A trent’anni dall’approvazione della legge 109/1996, Libera presenta la nuova edizione del report “Raccontiamo il bene – Le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie”.

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La ricerca offre una fotografia aggiornata delle esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati e racconta un Paese in cui la società civile, il terzo settore e le istituzioni locali trasformano luoghi sottratti alla criminalità in spazi di comunità, servizi e opportunità.

Oggi in Italia 1332 soggetti della società civile organizzata gestiscono beni confiscati alle mafie, costruendo ogni giorno percorsi di inclusione sociale, sviluppo territoriale e cittadinanza attiva.

 

«La peculiarità della legge 109/96 è aver messo al centro la dimensione etica. Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è qualcosa che l’ordinamento decide di fare prima di tutto perché è giusto.» Don Luigi Ciotti

 

Una rete sociale diffusa in tutta Italia.

 

Il censimento realizzato da Libera mostra una rete ampia e articolata di realtà impegnate nel riutilizzo sociale dei beni confiscati, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quella mafiosa, che lavora e si impegna a realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Un paese con 1332 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di  739  associazioni di diversa tipologia in 19 regioni e in 448 comuni con 35 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva.  

 

Complessivamente queste realtà operano in:

Una comunità ampia e diversificata che, spesso lontano dai riflettori, lavora per restituire valore pubblico a beni sottratti alle mafie.

Le regioni con più esperienze di riutilizzo

La presenza delle realtà sociali che gestiscono beni confiscati è diffusa in tutto il Paese, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Sud.

Le regioni con il maggior numero di soggetti gestori sono:

Che tipo di beni vengono riutilizzati

Il report analizza anche la tipologia degli immobili confiscati oggi utilizzati per finalità sociali.

La distribuzione è la seguente:

In molti casi una singola esperienza di riutilizzo coinvolge più beni confiscati, anche di tipologie diverse.

Spazi che generano servizi e opportunità

Le attività realizzate nei beni confiscati sono molto diverse tra loro, ma tutte hanno un forte impatto sulle comunità locali.

In particolare:

I beni confiscati sono luoghi di memoria, che stabiliscono, individualmente e collettivamente, relazioni profonde con chi ne fa esperienza. Sono ben 125 i beni confiscati intitolati alle vittime innocenti delle mafie così suddivisi 43 al Nord, 5 intitolazioni al Centro e 77 al Sud e isole. 

I numeri dei beni confiscati in Italia

Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (23 febbraio 2026):  sono 23.026 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati ai sensi del Codice antimafia mentre sono in totale 20.848 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati.

Sono invece 1728 le aziende confiscate e destinate mentre sono 3112 quelle ancora in gestione. 

 

Trent’anni fa, con la legge 109/96, l’Italia ha scelto di restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto. Oggi 1332 esperienze di riuso sociale dimostrano che quei luoghi possono diventare presìdi di democrazia, inclusione e sviluppo territoriale. Recuperare questi beni significa valorizzare un patrimonio pubblico e rafforzare le comunità che scelgono di prendersene cura. Tatiana Giannone - responsabile beni confiscati di Libera

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