Approfondimenti

Liberi di crescere, il racconto

“Io, se avessi fame e mi trovassi invalido in mezzo alla strada, non chiederei un pane; ma chiederei mezzo pane e un libro”. Così diceva Federico Garçia Lorca, nel discorso inaugurale per la biblioteca comunale della sua città.

Un libro, dunque, come metafora del desiderio di sapere, della curiosità di conoscere, della possibilità di aprirsi a mondi nuovi, di crescere senza paura del domani, anche di fronte a mille difficoltà di tipo materiale.Se la biblioteca di una piccola città è lo spazio di un’altra possibilità, quale altra “casa” del sapere può essere oggi accogliente, pronta a cogliere le sfide della contemporaneità, a creare percorsi di crescita e di comunità, se non la scuola? Sappiamo come oggi moltissimo venga demandato proprio alla scuola e agli insegnanti, spesso nel tentativo di colmare vuoti di servizi, di supporto, di aspetti materiali e immateriali che dovrebbero essere garantiti da altri soggetti. Così, spesso, la scuola appare un fragile castello isolato, in mezzo a una foresta di incertezze, ostacoli, percorsi pieni di insidie. Ancor di più, se la scuola sorge in contesti periferici, “difficili”, in cui essa resta il solo presidio educativo e formativo per i ragazzi e l’unico riferimento per le famiglie.

È da questa duplice considerazione, da una parte, cioè, il ruolo centrale della scuola nella crescita delle persone e, dall’altra, il suo isolamento nel contesto delle responsabilità educative e di supporto a giovani e famiglie, che nasce “Liberi di crescere. Rete ad alta densità educativa”, progetto finanziato dall’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile.

Liberi di crescere, il cui soggetto responsabile è Libera, ma che conta un partenariato di ricca diversità, con scuole e associazioni di alcuni territori italiani, pone al centro della questione educativa, ma anche comunitaria e sociale, la scuola, intesa come comunità educante: una comunità, dunque, di insegnanti, alunni, famiglie, che abitano spazi, luoghi di relazioni, quartieri, città. Da Genova a Torino, da Salerno a Messina, sino ad arrivare a Palermo, da tutte queste città coinvolte nelle azioni di progetto, è partita ed è stata condivisa la visione di una comunità, che nella scuola attiva processi di cambiamento, di crescita collettiva, di costruzione di futuri, sostenendosi a vicenda. Liberi di crescere, allora, gli uni accanto agli altri, anche e soprattutto in quei luoghi che sembrano aver meno, o partire da condizioni di svantaggio rispetto ad altre aree urbane.

Dai ragazzi, agli insegnanti, alle famiglie, agli abitanti del quartiere, tutti possono sentirsi parte di un percorso comune che ha nella scuola il suo centro aggregativo, partendo dalle risorse, dai desideri, dalle capacità creative, specie dei giovanissimi. Le attività di Liberi di crescere sono iniziate a settembre del 2018 e proseguiranno per quattro anni, con un confronto continuo di esperienze, pratiche, diversità territoriali, che sono espressione di un valore e non di un problema. Tante le attività che coinvolgeranno tutta la comunità educante, nei prossimi anni:

- sostegno alle attività scolastiche curriculari, per la didattica e lo studio in aula o attraverso sportelli di ascolto a supporto di fragilità, che possono riguardare tanto gli studenti quanto il corpo docente e le famiglie;

- percorsi di educazione alla cittadinanza e all’uso consapevole del web, per mettere in risalto, con un approccio conoscitivo e consapevole, alcuni aspetti imprescindibili del nostro tempo;

- educativa di strada e sperimentazione di percorsi ad hoc, per coinvolgere in attività di volontariato e impegno i ragazzi che sono incorsi in sanzioni disciplinari, durante il loro percorso scolastico;

- nuovi approcci e metodi con cui affrontare le dinamiche di classe e la vita scolastica, per i docenti e gli operatori coinvolti nelle attività dentro le scuole, attraverso laboratori loro rivolti, che adottano l’approccio maieutico dell’ascolto e del confronto, ideato e  sperimentato da Danilo Dolci;

- percorsi di rigenerazione partecipata degli spazi, di scuola e quartiere, attraverso cui, tutta insieme, questa comunità formata da giovani, famiglie, insegnanti e operatori delle associazioni, progetta e ridisegna la vita di spazi in disuso e abbandonati, ma che possono diventare giardini fioriti, luoghi di aggregazione, spazi di socialità per tutti gli abitanti del quartiere.

E molte altre attività che, strada facendo, consentiranno di rafforzare questi percorsi che stanno procedendo parallelamente in cinque città italiane e che a loro volta sono frutto di un lavoro pregresso nei territori, da parte dei soggetti coinvolti nel partenariato.

Non sono diversi i giovani da nord a sud Italia e in ogni parte del mondo. Sono uguali i loro sorrisi, le loro risorse e la voglia e il diritto che hanno di crescere liberi, con a fianco qualcuno che indichi loro la strada e non li faccia sentire mai soli o ultimi.

Eliana Messineo, Libera Palermo

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