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Mario Paciolla, a un anno dalla sua morte

Per l'anniversario della morte di Mario Paciolla arriva la promozione del funzionario Onu addetto alla sicurezza Christian Thompson.

"Non cadere nel peggiore degli errori: il silenzio"

Walt Whitman

Ad un anno dalla morte del cooperante Onu, le indagini giudiziarie, ancora aperte sia in Italia che in Colombia, volte a chiarire le tante incongruenze ed incertezze emerse su un caso presentato inizialmente come suicidio, sembrano non andare avanti.

Una promozione fastidiosa segna il primo anniversario della morte di Mario Paciolla, membro della Missione di Verifica delle Nazioni Unite: quella dell'ex militare Christian Leonardo Thompson Garzón, colui che risulta il più coinvolto nell'inquinamento delle prove sulla scena dei fatti e della distruzione e sparizione di prove che avrebbero potuto aiutare a capire in che circostanze sia morto il giovane italiano.

Il corpo di Mario è stato scoperto la mattina del 15 Luglio 2020 con segni di asfissia e ferite sul corpo, fatto che ha velocemente portato la Medicina Legale in Colombia a qualificare il caso come suicidio. Nonostante ciò, i risultati dell'autopsia in Italia, mantenuti riservati, hanno permesso al Pubblico Ministero di aprire un'indagine per omicidio.

Thompson, che lo scorso luglio era incaricato della sicurezza della Missione in San Vicente del Caguán, è stato nominato di recente Direttore Nazionale del Centro di Operazioni di Sicurezza (COS), all’interno del Dipartimento di Salvaguardia e Sicurezza (DSS) della Missione, pur essendo sotto inchiesta per aver coordinato la "pulizia" dell'appartamento in cui è stato trovato morto Paciolla ed aver raccolto tutti i suoi effetti personali.

Il COS è un organo chiave per l'esecuzione dei compiti operativi e amministrativi della Missione, è infatti il dipartimento che approva e monitora le visite sul campo dei membri della delegazione - funzionari nazionali e internazionali, consulenti e volontari -, riceve i report di tutte le missioni e registra gli incidenti relativi alla sicurezza.

Nel suo nuovo incarico, Thompson dovrà rispondere ad un’istanza aperta a partire dallo scorso anno e proveniente dal procuratore di Florencia (Caquetá) che fino a poco tempo fa seguiva il caso Paciolla: la consegna dettagliata delle informazione sui viaggi e sui report realizzati da Mario tra agosto 2019 e luglio 2020, attraverso i quali la Procura vorrebbe verificare il ruolo del volontario nella documentazione del bombardamento militare che ha causato la morte di almeno otto bambini reclutati dalle Farc.

Secondo fonti interne alla Missione, la fuga di informazioni relative a parti dei report riguardanti Roy Barreras e la successiva diffusione hanno portato alle dimissioni dell'allora Ministro della Difesa Guillermo Botero e, alla fine, alla morte di Paciolla. Nonostante la dichiarata volontà di collaborare da parte delle Nazioni Unite, ad oggi la Procura non ha ricevuto nessuna risposta.

Ora, sotto la responsabilità di Thompson Garzón, risulta molto difficile sapere dove siano finiti questi report e i registri dei viaggi, considerando che le stesse autorità giudiziarie hanno stabilito che sia stato lui a buttare nella discarica municipale diversi documenti insanguinati, mai ritrovati dagli investigatori. Dopo la morte di Paciolla, Thompson coordinò inoltre il trasferimento delle apparecchiature d'ufficio di Mario a diverse sedi della Missione Onu nel paese, tra cui il mouse insanguinato ritrovato a fine luglio 2020 nella sede centrale della Missione a nord di Bogotá.

L'ONU ha certamente documentato il bombardamento a Caquetá.

A parte il silenzio ufficiale dell'ONU sul caso Paciolla e sulle denunce del El Espectador, così come l'aver negato in un primo momento che la Missione avesse monitorato il bombardamento, la testata colombiana ha avuto accesso a documenti interni della Missione che dimostrano il contrario, ossia che fosse a conoscenza e che avesse documentato l'attacco risalente al 29 agosto 2019 nella zona di Aguas Claras (San Vicente del Caguán), contro l'accampamento di Rogelio Bolívar Córdova, alias Gildardo el Cucho, nel quale persero la vita almeno sette bambini e adolescenti tra i 12 ed i 17 anni.

In effetti, il Report Mensile di Verifica relativo a settembre 2019 emesso dall'Ufficio Regionale in Florencia (ORFLO) della Missione, ha informato a livello centrale che: “il 30 agosto, in un'operazione del Comando Congiunto di Operazioni Speciali contro il GAOR-7, l'esercito ha riportato la morte di "Gildardo el Cucho" (…) La ORFLO porta avanti un procedimento di verifica coordinata sui fatti insieme ad altri uffici regionali della Missione. È stato riscontrato il reclutamento di minori da parte del GAOR 7 (apparentemente molte vittime risultano essere minorenni delle zone di La Chipa, Villalobos e Campohermoso; del municipio di Puerto Rico e di El Diamante, Las Damas e La Novia; a San Vicente del Caguán) (…)”.

Solo questo documento prova le attività di documentazione del bombardamento da parte della Missione, sebbene ciò non sia mai stato menzionato nei report trimestrali e annuali della Missione al Segretario Generale ONU, aspetto che fece molto infastidire il volontario Mario Paciolla.

Lo stesso documento ha dato l'allarme sulla fuga di informazioni alle autorità militari e di polizia, anche se le fonti della Missione già informassero l'UNODC. “È preoccupante che fonti istituzionali e sociali abbiano affermato che un GAO [Gruppo Armato Organizzato] di questa zona abbia spinto la popolazione ad evitare contatti con l'ONU (teoricamente l'UNODC), diffondendo la voce che l'ONU consegnasse informazioni alla forza pubblica”.

Su questo, a fronte della denuncia di El Espectador realizzata a settembre passato, la Missione di Verifica ha annullato il contratto del capitano Ómar Cortés Reyes, ex capo dell'Intelligence dell'Armata Nazionale ed ex componente della Giunta dell'Intelligence Congiunta delle forze militari, segnalato da fonti della stessa ONU come responsabile delle infiltrazioni che hanno messo a rischio i funzionari dell'organizzazione.

L'uscita di Cortés Reyes non è stata l'unica perdita della Missione degli ultimi mesi: molti colleghi di Mario Paciolla hanno rinunciato ai loro incarichi o hanno deciso di non farsi rinnovare il contratto, mentre pochi altri che si erano vantati di essere amici di Mario hanno ricevuto promozioni nella stessa misura in cui offendevano la sua memoria e diffondevano voce che il suo lavoro fosse solo d'ufficio o di solo coordinamento delle attività sportive con i "desmovilizados", coloro che avevano lasciato la “guerrila”.

Per quanto riguarda la Procura Colombiana e quella Italiana, hanno mantenuto il silenzio sul caso, senza realizzare progressi nell'indagine su un caso che ha colpito e commosso l'Italia e sul quale lo scorso martedì il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha chiesto un maggior impegno alla vicepresidente e cancelliera colombiana, Martha Lucía Ramírez.

Con le parole dell’avvocato in Colombia della famiglia Paciolla in Colombia, Germán Romero, a un anno dalla morte dell’italiano: “le indagini vanno verso l’oblio e ciò porta a minimizzare e accettare che le procedure siano fatte male e che la vita di Mario non sia importante”.

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