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Contro i boss la terza via delle donne

Sempre più donne, soprattutto madri, chiedono una mano per fuggire dalle mafie. Per la legge italiana non hanno diritto ad alcuna protezione, anche se hanno fatto la scelta più dirompente: ribellarsi e fuggire dalla 'ndrangheta.

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Luigi Ciotti “Credo che si debba aiutarle e non solo per dovere etico, per una questione di umana solidarietà”.

Il seme l’hanno gettato – tra le altre – Rita Atria, Lea Garofalo, Piera Aiello, Felicia Impastato. Donne che appartenevano o hanno scoperto di appartenere a famiglie di mafia e che a un certo punto si sono ribellate a un destino di violenza con conseguenze difficili e a volte tragiche. Cresce sempre di più, infatti, il numero delle donne, soprattutto madri, che chiedono una mano per fuggire dalle mafie, dal loro mondo di menzogna e di morte. Credo che si debba aiutarle, come nel nostro piccolo stiamo cercando di fare, offrendo appigli alla loro vita braccata e clandestina. E non solo per dovere etico, per una questione di umana solidarietà, ma perché aiutarle significa ledere le basi stesse della mentalità mafiosa. Un mafioso non concepisce che qualcuno scelga valori diversi dai suoi, quelli che ha respirato sin da ragazzino, e il fatto che una persona lo faccia senza ricavarne alcun vantaggio personale è il segno che quei valori non sono più così indiscutibili e che altri potrebbero decidere di rifiutarli.  Si tratterebbe, come è evidente, di una ribellione interna che, se sostenuta e incoraggiata dall’esterno, potrebbe avere effetti potenzialmente dirompenti sulla forza e la stabilità dell’universo mafioso. Mi rendo conto, peraltro, che la materia è giuridicamente delicata, perché si tratterebbe di offrire protezione e strumenti – ad esempio il cambio anagrafico – previsti allo stato attuale solo per i collaboratori e i testimoni, ossia per chi offre informazioni rilevanti dal punto di vista giudiziario. Ma credo anche che, nel rispetto dei percorsi di giustizia, la politica possa e debba fare uno sforzo per costruire una sorta di «terza via». Per tutelare la dignità e la libertà di queste persone, ma anche per costruire insieme una società più giusta e più libera dal potere mafioso e dai suoi complici. 

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