Chi siamo

Bilancio Sociale

«Appare giusto sottolineare come, a dispetto delle critiche di cui è stata talvolta oggetto, l’associazione Libera produca forme di impegno e di mobilitazione sempre più estese, in grado di coinvolgere come nessun altra forma di movimento collettivo le giovani e le giovanissime generazioni. Giusto ricordare come le esperienze di lavoro e formazione estive da essa realizzate sui beni confiscati siano sempre più costrette a abbreviare la propria durata per potere rispondere a una domanda di partecipazione crescente. O come la stessa associazione costituisca oggi il brand italiano incluso tra i primi cento al mondo nel campo del volontariato sociale e civile».

Libera nasce come “servizio”, come atto di amore e responsabilità verso la democrazia, e come tutti i veri servizi non ha mai aspettato nè cercato parole di elogio, ritenendo dovuto un impegno che altri, generosamente, hanno giudicato molto positivo. Eppure ci sono parole come queste della relazione conclusiva della Commissione Parlamentare antimafia che rappresentano un riconoscimento di cui andare fieri, anche perchè vengono in risposta a una serie non tanto di critiche – come osserva la Commissione e che se fondate sono benvenute – ma di calunnie, di proditorie distorsioni della verità. Lo abbiamo già detto: Libera è tutt’altro che perfetta, esente da limiti e errori, ma è pulita, è trasparente. Se siamo riusciti ad arrivare a costruire qualcosa, in questi ventitre anni, è perchè siamo stati fedeli a un’etica e perchè abbiamo conservato l’umiltà di metterci sempre in discussione, di non sentirci mai arrivati. A maggior ragione, perciò, i giudizi della Commissione antimafia ci devono servire da sprone. Dobbiamo fare di più e di meglio. Ma soprattutto non dobbiamo stancarci di aggiornare i nostri strumenti, di rendere più efficaci i nostri percorsi. In un tempo di crollo etico e culturale, in cui le parole conoscono il degrado della propaganda e diventano veicoli di odio e pregiudizio, la lotta alle mafie e alla corruzione richiede più ampie articolazioni, più ampie letture della realtà. Non è più possibile trattarle solo come fenomeni criminali. Le mafie e la corruzione sono effetti di un sistema che corrode l’idea di comunità e di condivisione, che disgrega il senso di appartenenza a una comunità che non è solo sociale ma di vita, e che devasta il pianeta e polverizza la società in tanti “io”, ostili, indifferenti o complici. Ecco allora che il “noi”, questo piccolo pronome che ha guidato la nostra storia e incarnato la nostra etica, va declinato nel senso di una più grande solidarietà verso le forme viventi, verso la Terra come casa comune. E nel senso di una radicale trasformazione dell’io, a cui va tolto l’appellativo di “individuo” – cioè di realtà indivisibile, autosufficiente – affinchè emerga la sua natura relazionale. Se è vero che la vita non conosce frontiere nè divisioni, come pensare di erigerle attorno a noi senza soffocare il nostro respiro, senza sentirci profondamente infelici, impotenti, disorientati? E' questa trasformazione dell’io la “conversione ecologica” a cui richiama Papa Francesco nella Laudato sì, il testo più coraggioso e politicamente lungimirante di questi anni. Ed è questo l’orizzonte nel quale i giovani – da sempre i nostri primi interlocutori – possono ritrovare la speranza e la gioia di vivere, soddisfare la loro sete di vero e di bello, intravedere un’alternativa all’impotenza e alla paralisi a cui li costringe un sistema che li vorrebbe massa disoccupata e conforme di consumatori, e di cui le mafie e la corruzione sono i più evidenti agenti criminali. A noi sta il compito di proporglielo con parole vere e credibili. Quelle che si fondano sull’impegno e sulla responsabilità. E che trovano un’ancora – quell’ancora che per noi è un’ancora, uno stimolo, un morso del più – nei fatti che ogni anno il nostro bilancio racconta.

Luigi Ciotti

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