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'Ndrangheta, l'alternativa per madri e figli dei boss

Firmato "Liberi di scegliere", l'intesa tra Miur, Giustizia, Pari opportunità, Cei e Libera per dare una rete di supporto alle famiglie che decidono di dissociarsi dalla vita criminale .

Garantire pari opportunità ai minori provenienti da contesti familiari mafiosi, fornendo loro un'occasione alternativa alla vita criminale; valorizzare le potenzialità dei minori che attuano questa scelta creando una rete che li accompagni nella nuova realtà sociale. E ancora, individuare una rete di famiglie, case famiglia e strutture che diano supporto economico, logistico, psicologoco e lavorativo alle donne e ad interi nuclei familiari che decidono di dissociarsi, a seguito dei loro figli, dai contesti 'ndranghetisti. Sono questi i punti principali del protocollo d'intesa "Liberi di scegliere" siglato il 5 novembre scorso  dal ministro dell'Istruzione, Lorenzo Fioramonti, con i colleghi della Giustizia, Alfonso Bonafede, e delle Pari Opportunità, Elena Bonetti, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, il segretario della Cei, monsignor, Stefano Russo, e don Luigi Ciotti, presiedente di Libera, i capi della procura e della procura per i minorenni di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri e Giuseppina Latella, il presidente del tribunale dei minori della stessa città, Roberto Di Bella. Un progetto, la cui fase sperimentale era già partita nel 2018 con il contributo economico della Cei attraverso i fondi per l'8xmille, che in questa seconda fase vede invece la Conferenza episcopale italiana anche tra i firmatari del protocollo.

È un'intesa che «coinvolge tante istituzioni e le mette insieme in un'azione comune», dice il segretario generale della Cei Russo, che la considera «un segno perché le nostre firme, segni grafici sulla carta, costituiscono un impegno importante e concreto rispetto a una questione delicatissima, difficilissima da affrontare e direi dolorosissima». Ci sono state infatti persone che hanno perso la vita «per cercare di creare situazioni di legalità, di attivare azioni che aiutassero ad uscire dall'illegalità», ricorda. Tuttavia queste persone «non hanno perso la vita, ma l'hanno donata, perché hanno creduto in quello che facevano e hanno permesso a noi, oggi, di occuparci positivamente di tali questioni». Questo protocollo «ci vede attivi da tempo e riconosce un'azione particolare di Libera», prosegue poi monsignor Russo, aggiungendo che «si è riusciti a trovare una chiave di accesso affinché, in un ambiente così difficile, si potesse permettere alle persone di fare un percorso, un'esperienza di libertà. Non vogliamo che sia un'operazione di facciata». Quando infatti «si mette una firma insieme ad altri e, in questo caso, con istituzioni di questo livello, lo fa perché ciascuno si fida dell'altro e la fiducia richiede responsabilità, vigilanza, rendere conto – continua il vescovo –. Noi vogliamo continuare a vigilare e avere l'umiltà di comprendere che, anche se è stata trovata una chiave di accesso, bisogna capire come evolvere questo progetto, come tenerlo in vita, e mantenere quell'attenzione alle persone che fa sì che poi si possa proseguirlo al meglio».

Un ruolo fondamentale in questo percorso è quello delle madri, delle donne che decidono di dissociarsi dal contesto 'ndranghetistico. «Sono le mamme che da sole, in modo silenzioso, si avvicinano ai magistrati per trovare per loro e i loro figli un'alternativa», ha detto Cafiero de Raho, spiegando che «25 donne si sono già fatte avanti e sono state portate fuori dal contesto 'ndranghetista, mentre altre 25 sono in attesa». L'intervento dei ministri e della Cei consente di guardare al progetto per il futuro come un grimaldello che cerca di scassinare un sistema chiuso. «La 'ndrangheta si sgretolerà - ha aggiunto - quando si capirà che al di fuori ci sono prospettive di miglioramento. I criminali ci saranno sempre ma non sarà il sistema criminale di oggi».

Quel che è certo è che «occorre una svolta perché sono 164 anni che noi parliamo di mafia. Nonostante l'impegno di chi ha sacrificato la propria vita, c'è tutta la nostra gratitudine, ma serve una svolta», ha detto don Luigi Ciotti, presidente di Libera, intervenendo al Miur per la firma del protocollo. «Bisogna cambiare la prospettiva. Perché se è avvenuto ciò forse lo abbiamo anche permesso - ha aggiunto - Uno scatto in più deve essere fatto da tutti. La mafia più pericolosa è la mafia delle parole, parlare e non fare. Ne abbiamo sentite tante nel corso degli anni».

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