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Istat, dati sulla povertà

Libera: "Abbiamo bisogno risposte concrete e adeguate a far fronte a questa crisi sanitaria, economica, sociale, culturale e ambientale."

Ancora una volta siamo costretti a denunciare un ulteriore aumento della povertà e delle disuguaglianze nel nostro paese. Sono trascorsi 12 anni dall'inizio della crisi e la politica - a prescindere da chi ci sia al Governo - non è riuscita a invertire la rotta e a dare priorità alla lotta alle povertà e alle disuguaglianze, così come ci impone la nostra Costituzione.

I numeri pubblicati ieri dall’ISTAT, mettono in evidenza quella che è stata la feroce pedagogia del virus: povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%, +335mila) con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%, oltre 1 milione in più) che si attestano a 5,6 milioni. Eppure si poteva e si doveva fare diversamente.

Come Libera lo abbiamo denunciato la prima volta il 9 marzo 2020: se il Governo non sosterrà chi vive già in condizioni di difficoltà; se non garantirà il diritto all'abitare; se non rifinanzierà i servizi sociali riparando ai tagli degli ultimi 12 anni; se non investirà nella sanità pubblica, nella riforma del sistema sanitario territoriale e nel personale ospedaliero; se non stanzierà una somma adeguata per il reddito di base; se non darà priorità al diritto a un'istruzione di qualità per alunni e insegnanti; se non promuoverà la riconversione ecologica delle attività produttive per creare nuovi posti di lavoro, la povertà e le disuguaglianze aumenteranno e il Covid colpirà soprattutto ceti popolare e ceti medi. Purtroppo è andata così.

Da anni denunciamo come l'aumento delle disuguaglianze - in assenza di risposte e investimenti forti dello Stato - favorisca la criminalità organizzata e l'accumulazione di grandi ricchezze nelle mani di pochi. Oggi abbiamo un Paese ancora più fragile, precario, stanco e indebolito, in cui sono le mafie a sfruttare le conseguenze della pandemia. Il vuoto della politica oggi viene rimpiazzato dal welfare sostitutivo mafioso. Povertà, mafie e covid sono fatti l'uno per l'altro. Le responsabilità sono politiche e non della cattiva sorte.

Per questo e per discutere delle proposte avanzate insieme alle 600 realtà della Rete dei Numeri Pari - che durante i mesi di pandemia hanno promosso solidarietà, cooperazione e mutualismo garantendo risposte concrete a migliaia di persone lasciate indietro - chiediamo urgentemente un incontro al Governo Draghi. L'art.3 del Codice del Partenariato Europeo impone ai Governi dei Paesi che utilizzano i fondi del Next Generatio EU per l'inclusione sociale e la transizione ecologica di incontrare le associazioni, i soggetti del terzo settore e della cittadinanza organizzata per co-programmare e co-progettare i progetti necessari a contrastare le disuguaglianze e promuovere l'inclusione sociale.

Abbiamo bisogno risposte concrete e adeguate a far fronte a questa crisi sanitaria, economica, sociale, culturale e ambientale. Ce lo chiedono 5,6 milioni di persone di povertà assoluta.

Giuseppe De Marzo - Responsabile nazionale per le Politiche sociali di Libera

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La Rete dei Numeri Pari
Numeri Pari // welfare // Politiche sociali

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Unisce centinaia di realtà sociali diffuse in tutta Italia con l'obiettivo di garantire diritti sociali e dignità a quei milioni di persone a cui sono stati negati.

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