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Ostia, spiaggia disseminata di chiodi

Una spiaggia libera e gratuita, ma disseminata di chiodi, chiusa per precauzione, con il sospetto di azioni premeditate, addirittura da mani criminali. Nell’estate 2020 si torna a parlare della spiaggia libera di Ostia. Anzi, di una spiaggia libera in particolare. Quella del lungomare Amerigo Vespucci, che i quotidiani chiamano “ex Amanusa”, citando il suo vecchio nome. Oggi è un cimitero di rifiuti e ferri vecchi, che fanno sospettare azioni dolose e volontarie, con l’obiettivo di tenere ben lontani i bagnanti di questa strana estate.

Ma tra il passato lontano dell’Amanusa e la triste desolazione di oggi, noi quella spiaggia la ricordiamo anche per un’altra storia, di segno opposto. Una storia che, per una sola stagione, andò in direzione ostinata e contraria. In quella ”invincibile estate” del 2015, quel tratto di arenile pubblico è stato anche altro. La Spiaggia Libera SPQR. 


Guidata da Uisp, Libera e Le Grand Coureur, quell’estate la gestione della Spiaggia Libera SPQR aveva intrapreso una strada completamente diversa: 15 lavoratori regolarmente assunti, via i campi sportivi e abusivi costruiti negli anni, le strutture e gli spazi di quel litorale finalmente ripristinati e restituiti alle loro funzioni. I casotti, diventati case private negli anni, ritornarono ad essere servizi per i bagnanti, le passerelle distrutte furono ristrutturate e riportate in sicurezza. La spiaggia finalmente pulita e libera, sicura e ben gestita. Un piccolo gioiello per Ostia, nell’estate del sequestro del suo porto turistico, un affare da centinaia di milioni di euro, in un giro di rapporti pericolosi tra criminalità e imprenditoria. 

Fu un’estate breve ma significativa, ma quell’esperienza fu interrotta con un pasticcio di carte. Quelle che portano la firma di alcuni dirigenti corrotti del municipio più famoso d’Italia, conosciuto per il suo commissariamento per mafia negli anni dell’inchiesta “Mondo di mezzo”, ma reso ancor più noto alle cronache nazionali grazie alle testate in diretta di Roberto Spada, esponente di uno di quei clan che nella “partita” della gestione delle spiagge erano entrati alcuni anni prima. Così come il clan Fasciani, che per anni ha gestito il “village” sul lungomare Toscanelli, o i fratelli Triassi, che controllavano le spiagge davanti la Colonia Vittorio Emanuele o, ancor prima, come la batteria di Frau, reduce della banda della Magliana, che per primo aveva intuito le opportunità di investimento in questo settore. La conquista dell’”affaccio al mare” diventa per i gruppi criminali certificazione del potere acquisito e varco di ingresso nell’élite imprenditoriale ostiense.

Questa non ha mai opposto resistenza, vittima dei numerosissimi attentati incendiari che hanno colpito, senza denunce, molti dei lidi negli ultimi vent'anni e poi complice di un sistema che ha messo risorse competitive a loro disposizione, facendosi garante degli equilibri di potere prestabiliti.

La storia degli interessi dei clan sulle spiagge della Capitale ha quindi radici profonde, ben più inquietanti dei chiodi disseminati nelle spiagge probabilmente nel corso di anni di incuria e abbandono. Una storia che ci mette davanti alcune domande fondamentali su come sia stato gestito un bene pubblico tanto prezioso e sul tipo di controlli politici e istituzionali esercitati su una risorsa tanto appetibile per tutti i clan del territorio: non sono bastate le denunce di comitati e associazioni, ma sono dovute arrivare le inchieste per allontanare dal Municipio i funzionari che hanno permesso ai clan di controllare anche la costa, o almeno una sua porzione. La complicata storia delle spiagge è quindi, ancora oggi, centrale per immaginare il futuro di Ostia. Il mare e le spiagge saranno finalmente un bene di tutti, o ancora una terra di conquista dove far valere il potere di pochi?

Approfondimento
Spiaggia Libera SPQR di Ostia
informazione // approfondimento

Spiaggia Libera SPQR di Ostia

La storia raccontata dalle telecamere di Report per capire la verità e le tante bugie messe in campo per per screditare il lavoro di Libera e Uisp. Noi non ne usciamo sconfitti perché la partita che volevamo giocare non ce l'hanno fatta nemmeno iniziare.

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