News

Roma, col lockdown il mercato della droga aumenta e prezzi alle stelle

Il racconto del comandante del Goa della Finanza del Lazio in forum online organizzato da Libera: "mezzo grammo di cocaina costa il 30% in più."

"Durante il lockdown la domanda di droga a Roma è aumentatata e i prezzi sono schizzati alle stelle. Questo permette enormi guadagni per le organizzazioni criminali". Lo ha spiegato il maggiore Stilian Cortese, comandante del Goa (Gruppo operativo antidroga) del Gico della Guardia di Finanza del Lazio, in un forum online organizzato da Libera. "Il consumo aumenta perchè chiusi in casa i tossicodipendenti "impazziscono". Gli spacciatori hanno capito, si sono organizzati per rifornire i clienti, ma con la scusa delle maggiori difficoltà dovute alle restrizioni a girare per la città, hanno aumentato i prezzi". Così in queste settimane il "mezzo grammo" di cocaina, misura standard dello spaccio, è passato da 30 a 40 euro, un incremento di più del 30%. Inoltre le sostanze sono più tagliate di prima, proprio per l'aumento della domanda. Ma i "clienti" malgrado la qualità inferiore e i prezzi più alti non si lamentano e comprano lo stesso.

"Con l'epidemia ci troviamo di fronte a un fenomeno assolutamente nuovo. Non eravamo preparati noi e non erano preparati i narcotrafficanti. Il loro vantaggio è che hanno un enorme disponibilità di stupefacenti su Roma. Quindi il lockdown che a noi è sembrato un'eternità, per loro è stato abbondantemente coperto dalle riserve che sono sufficienti a soddisfare la domanda per altri 3-4 mesi. La cocaina c'è ed è ancora tantissima". E per raggiungere i clienti le organizzioni criminali "hanno sviluppato una serie di possibilità per cui riescono a portare lo stupefacente così come noi ci siamo spostati dal ristorante tradizionale al just eat, il cibo a domicilio. È ancora presto per capire cosa succederà, ma le indagini sono in corso". Proprio su queste nuove forme di consegna. Canali già usati da anni per la cocaina e ora anche per l'hashish che prima si trovava nel parco.

Tutto questo conferma la centralità della Capitale per il mondo della droga sia come piazza di spaccio che come luogo di grandi traffici. "Roma è un centro di spaccio più fiorente, vorticoso e con volumi maggiori rispetto a Milano come numero di consumatori. Non c'è una correlazione tra ricchezza e consumi. Moltissimi dei "clienti" sono molto poveri, ma fanno di tutto per comprare la propria dose. Questo crea un disagio nel disagio. Si parte da una condizione di grande difficoltà economica, sociale, emotiva, che va ad aggravarsi a causa dell'utilizzo delle sostanze stupefacenti. Ed è più difficile uscirne perchè non si hanno gli strumenti. E soprattutto uscirne indenni. Le cicatrici resteranno addosso". Su questo il maggiore torna una seconda volta, rimarcando come "in alcune zone periferiche di Roma le aree di spaccio non corrispondono a ricchezza. C'è un enorme flusso di denaro che però porta povertà. Il narcotraffico è un'economia piramidale dove il grande guadagno è nelle mani di pochissimi. Gran parte delle persone che vivono nel mondo della cocaina fanno una vita di stenti, assolutamente poco invidiabile. Quindi quel mito del criminale ricco è assolutamente falso".

Roma piazza di spaccio, dunque, ma soprattutto "un luogo di incontro di vertici o referenti delle organizzazioni criminali che decidono importazioni di cocaina che alcune volte non intressano Roma e neanche l'Italia. A Roma, è documentato, si incontrano criminali albanesi e calabresi che decidono le importazioni di cocaina a Valencia. Mentre Milano è monopolizzata dalla 'ndrangheta, qui a Roma ci sono rappresentanti un po' di tutti i gruppi che muovono le proprie pedine nel mondo del narcotraffico". Il maggiore analizza anche altri scenari criminali. "Ancora è presto per vedere una modifica dei fenomeni usurari. Quello che sarà importante nel prossimo futuro è ascoltare il territorio perchè l'usura è uno strumento molto insidioso, non solo perchè permette alle mafie di fare enormi guadagni e di sottrarre beni all'economia reale, ma anche perchè in un contesto di grave crisi economica, se gli istituti finanziari non sono nelle condizioni di soddisfare le esigenze delle famiglie, vengono sostituiti dalle organizzazioni criminali che guadagnano anche consenso. Ed è quello che noi dobbiamo evitare".

Per questo l'ufficiale sottolinea l'importanza della collaborazione con Libera, soprattutto sui beni confiscati. "Cerchiamo di recuperare spazio, andarci a prendere i luoghi che sono nostri e non sono "loro", e fare in modo che un bene sottratto alla criminalità organizzata sia molto più utile di quando era in mano ai criminali. Allo stesso modo non dobbiamo lasciare soli gli imprenditori e le famiglie, non possiamo assolutamente permettere che i mafiosi si avvicinino. Chiaramente queste sono soluzioni che non possono essere adottate da una forza di polizia. L'importante è parlarne. E pretendere interventi dalle forze politiche che sono convinto siano consapevoli".

E l'ufficiale insiste. "Il maggiore problema è sociale. Non è un caso che in certe aree della citta nascano le piazze di spaccio, che al degrado segua il crimine e che il crimine coltivi ulteriormente degrado, perchè è nel degrado che germogliano e fioriscono questi fiori del male. Dobbiamo andare a rimuovere il degrado, a costruire delle aree in cui la legalità sia la norma e non l'eccezione. Le forze di polizia sono il chirurgo che opera il tumore e lo asporta, ma se quel tumore è dettato da cattive abitudini alimentari, se non le cambiamo non riusciremo a guarire. Aver arrestato tanti responsabili ha tolto cellule tumorali, ma a queste vanno sostituite cellule buone altrimenti sarà solo una questione di tempo e si riproporranno sulla scena criminale nazionale altri soggetti che andranno ad occupare quei vuoti di poteri criminali". La conclusione è un vero appello. "Spetta a tutti noi come cittadini essere parte proponente, pronti ad andarci a prendere quegli spazi che sono nostri, ci spettano di diritto. Se li lasciamo, se ci ritiriamo, se cediamo la nostra porzione di podestà, i criminali non avranno nessuna remora ad andarsi a riprendere quelle aree".

Toni Mira I Avvenire I 8 maggio 2020

Approfondimento
News correlate

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani informato sulle nostre iniziative e campagne.

Ho letto l'informativa sulla Privacy e autorizzo Libera a processare i miei dati personali secondo il Decreto Legislativo 196/2003 e/o successive integrazioni o modifiche