Approfondimenti

Ponticelli, Napoli: ipotesi chiusura della "Whirpool"

Ripartire dalla dignità del lavoro di Fabio Giuliani, Libera Campania

Sono quattro giorni che partecipo, insieme a tanti amici ed attivisti di “Libera”, ai vari presidi che si stanno svolgendo presso la Whirlpool di via Argine. Appena arrivata la notizia dell’ipotesi di chiusura, venerdì scorso, mi sono catapultato in fabbrica. L’ho fatto perché a Ponticelli, il mio quartiere, so perfettamente cosa significhi chiudere una fabbrica: dare forza alle camorre; permettere alle camorre di speculare sulla povertà e la disoccupazione di tanta gente che ha bisogno di lavoro e dignità. Ecco cosa significa, per questa parte della città, chiudere la Whirlpool, l’Hitachi ex Ansaldo; ecco cosa ha già significato chiudere la Paudice, la Cirio, la Corradini, e ancora, andando verso il porto, la Fincantieri, la McFond. Sono andato a portare la solidarietà attiva della rete di “Libera”. Una solidarietà che è consapevole e non scontata. Se non ci mobilitiamo in difesa dei lavoratori, proprio in questi quartieri di periferia e dimenticati della Campania, è poi inutile commuoversi di fronte all’ennesimo episodio criminale, alla sparatoria davanti che ha ferito la piccola Noemi o a quella di fronte la scuola elementare a San Giovanni a Teduccio; inutile commuoversi davanti al barbaro omicidio di Ciro Colonna, un ragazzo di appena diciannove anni, di cui tra qualche giorno saremo impegnati, proprio a Ponticelli, per fare memoria nel giorno del suo terzo anniversario.

Ci sono andato, perché siamo stanchi di sentire attribuire soltanto responsabilità: talvolta alla famiglia, talvolta alla scuola, talvolta con stereotipi sui quartieri della città. Troppo semplice dare le colpe, quando non ci si sofferma sulla tragedia della perdita del lavoro, della disperazione di interi quartieri, come è stato per la zona orientale di Napoli, che da cuore pulsante delle attività produttive è diventata un cimitero industriale. Ci ero andato anche per intervenire, avrei dovuto prendere il microfono e portare la solidarietà. Non ce l’ho fatta! Ho scelto di fare l’unica cosa che forse dovevamo fare: ascoltare. Ho visto donne e uomini che con gli occhi lucidi esprimevano il loro disappunto, la loro disperazione ma anche tanta rabbia e tanta dignità. La stessa dignità che hanno portato al tavolo ministeriale, facendo in modo che governo, Regione, Comune e sindacati, stessero seduti dalla stessa parte. La stessa dignità che ha fatto in modo che i rappresentanti dell’azienda, cincischiassero con le parole, dimostrando chiaramente la loro inadeguatezza davanti alla vicenda. Li avevano mollati con una slide che riportava una x sullo stabilimento, i lavoratori gli hanno risposto indossando delle magliette con una spunta verde sul cuore. Ci sono andato per portare un contributo e ogni giorno, da quella fabbrica, invece, sono io ad imparare tantissimo.

Saremo, come “Libera”, ancora al loro fianco, saremo con loro nella manifestazione dei metalmeccanici, con le nostre bandiere, sulle quali applicheremo una spunta verde, per ricordarci, come ci dicono dalla fabbrica, che Ponticelli non si piega! Ancora una volta, quelle donne e quegli uomini ci ricordano, che nelle periferie di questa città, la camorra si combatte e si batte, partendo dalla dignità del lavoro. “Libera” deve e sarà sempre accanto all’Italia che combatte, all’Italia delle periferie, all’Italia “fondata sul Lavoro”.

07.06.2019 | La Repubblica Napoli | Fabio Giuliani, referente Libera Campania
 

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