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Don Ciotti a Repubblica delle Idee

Discute di libertà negata, quella misurata con il metro della dignità. Di democrazia malata.

"In Italia la libertà non è ancora un bene comune. Non è libero chi è povero, senza lavoro, casa, chi non ha i mezzi per studiare. Non è libero chi è schiacciato dai bisogni". Don Luigi Ciotti parla dei "diritti per tutti" sabato 8 Giugno  a Bologna alla Repubblica delle Idee. Discute di libertà negata, quella misurata con il metro della dignità. Di democrazia malata. "Le enormi disuguaglianze del nostro tempo ci dicono che il nostro Paese non solo è malato ma lo è gravemente - è il suo pensiero - . Lo è la democrazia come forma di governo chiamata a garantire a tutte le persone una vita libera e dignitosa".

Che cosa abbiamo sbagliato? E che cosa possiamo fare adesso?
"Dobbiamo analizzare con coraggio i nostri errori. I diritti sono anche responsabilità e se i diritti oggi sono così deboli è perché non li abbiamo difesi con la necessaria intransigenza e con linguaggi che tenessero conto di nuove sensibilità".

Che ruolo ha la politica in questo scenario di diritti negati?
"La politica, salvo rare eccezioni, è diventata strumento di discriminazione e accanimento verso i deboli, braccio armato e legalizzato dell'ingiustizia".

Rappresenta ancora l'Europa un progetto di uguaglianza?
"Solo se l'Unione europea riscoprirà la propria identità comune. Ma c'è bisogno di tutti per assumersi la responsabilità di un'unità nella diversità. Rigenerare una base ideale che sia vera.
Immagino un nuovo umanesimo, un progetto per rimettere al centro tutto ciò che rende una vita degna di essere vissuta".

Il grande tema delle mafie sembra oggi meno urgente. Eppure nel dilagare della disuguaglianza le mafie hanno sempre trovato terreno fertile.
"In questa soicetà diseguale, fragile e culturalmente depressa le mafie sono vive più che mai e si approfittano della fragilità. Non solo quella psicologica - le paure, le ansie - quanto la fragilità del contesto sociale, dei servizi, delle opportunità e dei diritti".

Chi sono i grandi esclusi di questa nostra epoca?
"I migranti, i poveri e i giovani. E non possiamo costruire speranza se non partendo da chi dalla speranza è stato escluso".

02.06.2019 | La Repubblica | Ottavia Giustetti
 

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