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Migranti spariti: Libera perde la sua orchestra

Irreperibili i musicisti stranieri. Cacciati di fatto dall'Italia, sono scappati per non essere rispediti in Africa.

La musica è finita. Addio concerti. Un giorno i ragazzi della Libera Orchestra Popolare di Marsala si sono guardati intorno e hanno visto mezzo palco vuoto: venti musicisti se n' erano andati. E Mamadou e Keyta con le loro chitarre? Scappati dall' Italia per non essere rispediti in Africa. Era nato quasi per scommessa: "Un anno fa nel centro sociale di Marsala ci eravamo trovati con tutti questi ragazzi", racconta Salvatore Inguì, 55 anni e un barbone brizzolato, che si divide tra il lavoro di assistente sociale per la giustizia minorile e l' impegno per Libera di Luigi Ciotti, "C' erano minori stranieri non accompagnati, ma anche ragazzi di quartiere, ospiti di comunità psichiatriche e giovani in area penale", espressione tecnica per indicare quei ragazzi che devi decidere se abbandonare al loro destino o provare a salvarli. Difficile, però, trovare qualcosa che li legasse: giovani che parlano lingue diverse, cresciuti in villaggi dell' Africa e in quartieri a volte non meno disperati delle nostre città. Finché qualcuno ha avuto un' idea: le note. Ricorda Salvatore: "Ci siamo detti: proviamo con un corso di musica. Abbiamo lanciato un appello alla gente e in pochi giorni ci siamo ritrovati con trenta chitarre, dieci djembe (i tamburi africani) e una batteria". All' inizio li hanno messi tutti in una grande stanza ed è stato un bel casino. Ma poi, lezione dopo lezione, è nata un' armonia: le chitarre non andavamo più ognuna per conto suo, i tamburi segnavano davvero il ritmo, la batteria picchiava il giusto. Non erano più soltanto quaranta ragazzi, venti italiani e venti africani, proprio quelli arrivati con i gommoni. Adesso erano un' orchestra. Ed ecco le prime offerte per fare concerti. Prima tappa a Trappeto (Palermo). Eccoli che suonano, i volti tutti concentrati. Poi un attimo di silenzio aspettando con il cuore in gola la reazione del pubblico. Alla fine il lungo applauso. "Non dimenticherò mai le lacrime sulla faccia di quei ragazzi", racconta Salvatore. Suonavano reggae, Bob Dylan, musica italiana e africana. Perché, forse ce lo dimentichiamo, anche dall' altra parte del Mediterraneo hanno musiche stupende come le melodie maliane della famiglia Traoré.

Anche di là dal mare scrivono libri: avete mai letto Tram 83 di Fiston Mwanza Mujila? Certo, non è tutto facile in questa Italia divisa in due: i giornali siciliani riportano notizie di giovani migranti cacciati dalle spiagge, di episodi di intolleranza e razzismo. Ma tanti corrono a vedere la Libera Orchestra Popolare. Finché è arrivato il grande invito: suonare a Milano al teatro Smeraldo (una volta era un tempio della musica, oggi c' è Eataly). Subito sono cominciate le prove, ore e ore a suonare per non mancare all' appuntamento. Ma un giorno, dopo il decreto Salvini, ecco arrivare la lettera: "Mamadou, che era ospite di un centro di accoglienza, ha ricevuto la comunicazione che entro un mese se ne doveva andare. Altri semplicemente sono stati cacciati. In pochi mesi nella nostra zona da 30 comunità siamo passati a meno di dieci", spiega Inguì. A ogni prova una sedia in più rimane vuota: se ne va Keyta che era arrivato dal Gambia. Dopo aver rischiato la vita nei lager libici e sul gommone non poteva essere rispedito a casa. È andato in Francia, come Mamadou. C' erano riusciti, da quaranta ragazzi erano diventati un' orchestra. Ma adesso la musica è finita

20.12.2018 I Ferruccio Sansa Il Fatto Quotidiano

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