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Don Ciotti: “Più responsabili meno corrotti"

«La prima misura contro la corruzione è riscoprire le nostre responsabilità di persone, di cristiani, di cittadini. Il linguaggio delle leggi continuerà a risuonarci estraneo finché non avremo reimparato quello delle relazioni umane. Ci vuole una rivoluzione delle coscienze, solo questa ci libererà dalla cultura della furbizia, dell' inganno. Oggi c' è l' inganno della legalità, una parola che viene usata, celebrata, abusata ma molti hanno scelto una legalità malleabile e sostenibile. Per qualcuno è un lasciapassare, e da parola educativa, per quanto inquadrata in programmi ineccepibili, anche nel mondo della scuola, rischia di non diventare mai una parola di vita». Questo dirà oggi ad Assisi don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, nell' incontro su "Pane Sporco. Inquinamento ambientale, relazionale, istituzionale, morale" in occasione della quarta edizione del "Cortile di Francesco". Assieme ai lui il presidente dell' Anac, Raffaele Cantone, il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone e il filosofo e storico, Vittorio Alberti, moderati dal giornalista Gerardo Greco.

Don Luigi, si parla di corruzione quasi solo in termini di leggi, come se il problema si risolvesse solo con pene più severe o magari anche molto invasive.

«Le leggi, beninteso, sono fondamenta-li, necessarie. E ben vengano quelle capaci di colpire alla radice la corruzione e le mafie. Abbiamo bisogno di leggi, e in particolare di leggi che sappiano graffiare le coscienze e aprire nuove prospettive. Ma bisogna andare oltre, serve una rivoluzione culturale. La conoscenza è la via maestra del cambiamento ed è quindi necessario un grande impegno educativo perché le leggi sono efficaci quando si fondono sulle convinzioni etiche dei cittadini, quando sono espressione del loro sentirsi parte di una comunità, quando veicolano il loro desiderio non solo di veder difeso il bene comune ma di alimentarlo col loro impegno. L' educazione è e resta il primo e più prezioso investimento di una comunità aperta al futuro. Altrimenti la legge non sorretta da un' etica, da comportamenti coerenti e responsabili, rischia di restare lettera morta o al massimo di diventare una norma osservata solo per convenienza o per timore, senza una vera adesione interiore».

Una strada difficile. Senza scorciatoie...

«La nostra coscienza deve essere il nostro scomodo, inquieto, indispensabile compagno di viaggio. Quella a cui dobbiamo rivolgerci nei momenti di fatica, quando siamo assaliti dai dubbi, dalla paura di non farcela. È la custode del nostro coraggio, della nostra libertà di persone. Se non partiamo da questa rivoluzione - che è innanzitutto etica e culturale, una rivoluzione dei cuori e delle menti - sarà difficile liberarci dall' inquinamento e dalla corruzione nelle sue forme più varie, al di là dello scambio di denaro e di favori: la corruzione dei rapporti e delle parole; la corruzione della propaganda politica e la corruzione dei titoli tossici finanziari; la corruzione dell' informazione com- piacente e la corruzione dello sport truccato dal doping, solo per citarne alcune».

Educare per combattere cosa?

«La prima causa di inquinamento - di ogni inquinamento - è la sete di denaro e di potere. Quando il denaro non è più mezzo ma fine, valore assoluto, la vita intera si inquina, diventa una merce, una 'cosa', un bene da comprare e da vendere, da sfruttare e infine da scartare. C' è allora un evidente inquinamento della Terra, ma c' è anche un più subdolo ma non meno devastante inquinamento di molti ambiti della vita sociale e relazionale, della vita politica e della vita economica. C' è poi l' inquinamento della perdita di senso del sacro. Non solo il sacro trascendente delle religioni, del Cielo, ma il sacro immanente della Terra e della vita terrena. Un inquinamento delle menti e dei cuori che impedisce di vedere l' anima della terra, di provare amore e cura per il miracolo di ogni forma di vita che nasce e si rinnova, che muore per lasciare spazio a nuove forme di vita. Siamo chiamati a guardarci dentro anche noi. Perché una coscienza viva capace di interrogarsi, di cercare la verità dentro e fuori di sé, si terrà sempre distante dai comportamenti corrotti. Per questo dobbiamo lavorare per smuovere le coscienze, un compito che la Chiesa cerca di fare e che dobbiamo continuare a fare».

Come fa spesso papa Francesco.

«Francesco alza la voce, fa interventi categorici, coraggiosi, senza sconti per nessuno. Ma io non voglio dimenticare un Capo dello Stato di un periodo nel quale le forze politiche ancora giustificavano la corruzione. Era Sandro Pertini. Nell' incontro ad Assisi citerò le sue parole del messaggio di fine anno del 1979. "La corruzione è una nemica della Repubblica e i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. E dare la solidarietà per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti". Queste parole devono essere ripetute anche oggi».

Perché il pericolo non è cessato?

«Oggi tra corruzione e mafia c' è una completa commistione, come segnalano sia la Direzione nazionale antimafia che la Commissione parlamentare antimafia. Commistione legale e illegale. È la nuova lettura che dobbiamo fare. Le mafie sono cambiate, non sono più quelle di 26 anni fa, della stagione delle stragi. Corruzione e mafia mai come oggi sono fortemente saldate, viaggiano insieme. Ogni giorno si alza il coperchio di un' indagine e viene fuori di tutto. Non possiamo restare prigionieri di questa realtà. Dobbiamo alzare la voce. Il più grande pericolo che vedo è la neutralità, da parte di troppe persone. Dobbiamo essere seri, attenti, documentati, non faziosi ma non si può restare neutrali perché, dicono, "bisogna prima aspettare, vedere". Bisogna, invece, scegliere da che parte stare. Non dalla parte dell' inganno di una falsa legalità. Questo mi preoccupa molto».

Intervista di Toni Mira su Avvenire 21 settembre 2018

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