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Preoccupante la decisione di istituire tavolo per la revisione del codice degli appalti

Libera commenta l'ipotesi di revisione: non si indeboliscano i presidi normativi contro le mafie e la corruzione.

E’ preoccupante la decisione del governo di istituire un tavolo per una revisione del codice degli appalti, settore di intervento pubblico tra i più esposti al rischio di corruzione e infiltrazioni mafiose.

Varato appena due anni fa, il nuovo codice mira a restituire centralità alla pubblica amministrazione nella progettazione dei lavori, limita il ricorso al massimo ribasso e ai subappalti, rafforza i meccanismi di vigilanza preventiva dell’ANAC su bandi e imprese. Proprio quando si iniziano a superare le difficoltà di attuazione e il settore vede una ripresa degli investimenti, una paventata controriforma degli appalti farebbe di nuovo precipitare gli operatori nell’incertezza, col rischio di una nuova paralisi. Le anticipazioni parlano poi del possibile ritorno, dietro l’alibi di una presunta semplificazione, a un modello già sperimentato: la privatizzazione delle funzioni pubbliche, la delega in bianco a soggetti privati – i general contractors – della progettazione e gestione dei lavori, con le ditte appaltatrici che nominano e pagano i propri controllori. E’ lo schema della vecchia Legge-Obiettivo, un modello che si è già dimostrato fallimentare e criminogeno, col suo lascito di mazzette, progetti discutibili, lavori incompleti. Nessuna legge è intoccabile, ma trasparenza e responsabilità pubblica nella gestione degli appalti sono precondizione necessaria di qualsiasi cornice di regole, non si indeboliscano i presidi normativi contro le mafie e la corruzione. 

Nota di Libera, 12 luglio 2018.

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