Approfondimenti

Un ponte tra Rio e Roma, inseguendo un pallone

Il racconto di Deley, un attivista per i diritti umani, con la passione per il calcio.

Esiste un ponte, nemmeno troppo immaginario, che unisce Roma a Rio De Janiero. O meglio, il quartiere di Corviale e la favela di Acari. A unirli non è solo la povertà e il degrado sociale, ma anche l’amore per il calcio.

Acari è un quartiere nell’estrema zona Nord di Rio De Janeiro, costituito prevalentemente da favelas. La maggior parte degli abitanti di Acari lavora nel mercato ortofrutticolo e le donne che lavorano spesso non vi sono per tutto il giorno e quindi i bambini si ritrovano a casa da soli. Gli abitanti della favela di Acari sono circa 45.000 persone e più della metà ha meno di 29 anni. Gli abitanti con meno di 14 anni si aggirano tra le 6.000 e 8.000 persone.

Un legame, quello tra Corviale e Acari, che si è rinsaldato in questi giorni in cui la parte più povera della città brasiliana vive uno dei suoi momenti più duri. La militarizzazione dello Stato di Rio de Janeiro, decisa per decreto dal Presidente Temer che a gennaio ha sostituito la polizia con le forze armate, è la causa di molte delle violazioni dei diritti umani, soprattutto nelle favela di Acari. E che ha portato, la sera del 14 marzo, all’uccisione di Marielle Franco, l'attivista dei diritti umani che pochi giorni prima della sua morte aveva accusato i militari di violenze nella favela. Marielle Franco era una favelada della favela di Maré e aveva criticato da subito la militarizzazione di Rio, denunciando pubblicamente le violenze perpetrate nella favela di Acari dalle forze dell'ordine. Motivo per il quale probabilmente è stata uccisa.

Deley di Acari è un attivista dei diritti umani, con la passione per il calcio. Era molto amico di Marielle Franco, con la quale condivideva battaglie quotidiane in difesa dei diritti dei cittadini più emarginati del Brasile. Dopo l’uccisione di Marielle, Deley è dovuto scappare dalla favela perché temeva che i militari gli riservassero lo stesso trattamento che era costato la vita alla sua amica. Deley viveva ad Acari dal 1974 (è nato nel 1954), dove nel 1994 aveva fondato la Escolinha per dare ad altri ragazzi, che come lui avevano la passione del calcio, la possibilità di sognare una vita migliore. La Escolinha de futbol, chiamata Sagrada Esperanca in omaggio ad un poeta angolano, oltre ad essere una Onlus, è una scuola di calcio e di pallavolo che offre ai ragazzi ed alla comunità anche attività culturali. L’obiettivo ultimo della onlus creata dall’attivista è infatti l’inclusione sociale di questi giovani che, attraverso il calcio, possono anche avere l’opportunità di giocare per squadre e società importanti in Brasile. Già 8 bambini (tra i 6 e di 12 anni) sono stati tesserati dalla squadra brasiliana del Vasco da Gama. La scuola calcio avviata è il motivo per il quale Delay, nonostante i pericoli che sta correndo, tre volte alla settimana, torna nella favela per condurre gli allenamenti e seguire tutte le attività del Coletivo Fala Acari.

Lo scorso dicembre Delay, forse nel momento più duro dell’azione repressiva dei militari, aveva raccontato la sua esperienza nel corso di un incontro via skype che si è svolto grazie agli attivisti di Libera al Campo dei Miracoli di Corviale, una realtà che è molto simile ad Acari tanto che Libera sta pensando a un modo per gemellare le due realtà. «La Escolinha – aveva raccontato Delay - offre corsi per ragazze e ragazzi dai 6 ai 15 anni, con la possibilità di frequentare gli allenamenti gratis e di partecipare ad un campionato regolare, dove le squadre di diverse età di Acari incontrano anche altre squadre di Rio. I ragazzi che partecipano sono tutti della favela – aveva continuato l’attivista - e non è facile portare avanti le attività a causa degli scontri tra narcotrafficanti e polizia, che spesso portano vittime innocenti e costringono la comunità a grandi livelli di tensione interna. Infatti nelle operazioni di polizia - aveva rivelato Delay - è molto comune che rimangano feriti o uccisi abitanti innocenti, al fine di creare terrore e confusione nel quartiere».

Nell’agosto 2015, Amnesty International aveva pubblicato un rapporto sugli omicidi commessi dalla polizia militare a Rio de Janeiro, denunciando la prassi del “grilletto facile” invalsa nella favela di Acari dopo la fine dei mondiali di calcio. Nel 2014, l’anno dei mondiali di calcio in Brasile, nello stato di Rio de Janeiro la polizia uccise 580 persone, il 40 per cento in più rispetto al 2013. Nel 2015 il numero è salito a 645. Sono circa 50 i ragazzi attualmente iscritti alla scuola calcio della favela di Acari. «I ragazzi - raccontava ancora Deley - soffrono della povertà della famiglia e della discriminazione. Per questo la scuola cerca di coprire qualsiasi spesa prevista dalla partecipazione alle attività (giocare in una scuola di calcio “normale” può costare circa 100 reais mensili). Ma la scuola è anche un incentivo per i ragazzi ad andare bene a scuola, perchè se non si impegnano la mattina in classe non possono neanche partecipare alle attività sportive. I fondi – aveva aggiunto Deley - arrivano attraverso il comune di Rio de Janeiro, ma è da due anni che si sono fermati e il sindaco attuale della città non ci aiuta, tanto che più di una volta hanno pensato di chiudere la scuola. Oramai – aveva aggiunto l’uomo - i materiali che utilizziamo sono vecchi e quasi inutilizzabili e non sappiamo come continuare». Per questo, Libera sta pensando a una raccolta fondi per sostenere le attività della scuola calcio brasiliana, in seria difficoltà economica tanto che è a rischio la conclusione del campionato. Il costo mensile per le attività si aggira intorno ai 1600 reais alla settimana, ossia circa 450 euro, una cifra considerevole per un Paese come il Brasile dove quella somma equivale a uno stipendio medio.

18 aprile 2018, tratto ada "Il Romanista" di Vincenzo Mulè

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani informato sulle nostre iniziative e campagne.

Ho letto l'informativa sulla Privacy e autorizzo Libera a processare i miei dati personali secondo il Decreto Legislativo 196/2003 e/o successive integrazioni o modifiche