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Le parrocchie si mobilitano: "Basta sprechi, pensate ai poveri"

Appello di due preti di frontiera, Cosimo Scordato e Franco Romano, raccolto dalla Conferenza dei vescovi siciliani contro gli sprechi della politica.

Per loro è «l’ultimo schiaffo alla povertà e al buonsenso». Così giudicano la bozza di accordo che — è vero — ripristina i tetti agli stipendi d’oro dei dipendenti Ars, ma di fatto consente di aggirarli attraverso gli “extra” per notturni e festivi. Una beffa per chi ogni giorno fa i conti con stipendi da 500 euro al mese o — peggio — con la mancanza di lavoro. Una beffa per i volontari di parrocchie e associazioni che rilanciano l’appello proposto da due preti di frontiera, Cosimo Scordato e Franco Romano, e raccolto dalla conferenza dei vescovi siciliani contro gli sprechi della politica. Un movimento tellurico che dal quartiere Albergheria è arrivato al salotto di Palermo e alle parrocchie di via Libertà. L’idea, stavolta, è organizzare subito dopo Pasqua una grande assemblea pubblica con il governatore Nello Musumeci, l’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla e il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.

«Tre le proposte che metteremo sul tavolo — spiega padre Scordato - Bloccare i tetti agli stipendi d’oro senza il giochino degli extra, far decrescere il tetto nell’arco di cinque anni fino a equipararlo allo stipendio medio di un dipendente regionale di altre regioni, ovvero intorno ai 5mila euro, e infine eliminare — se esistono — quindicesima e sedicesima e le premialità». In causa sono chiamati anche i sindacati: «Li inviteremo a un incontro regionale sul diritto al lavoro di chi il lavoro non ce l’ha, non sui diritti dei lavoratori già ampiamente garantiti». Solo la prima di una serie di iniziative che la comunità di San Francesco Saverio e altre realtà cittadine vogliono portare avanti. Massimo Messina, volontario dell’associazione Parco del Sole che dedica il suo tempo libero ai ragazzi di Ballarò che gravitano intorno alla chiesa di San Giovanni Decollato, sarà in prima fila: «Ogni giorno — dice — tocchiamo con mano la povertà delle persone. Vediamo la disperazione di mamme che non possono comprare i libri scolastici ai figli o non riescono nemmeno a fare la spesa. Non possiamo più stare in silenzio». Ieri la comunità di San Francesco Saverio ha approvato il documento di due pagine che lancia il nuovo programma di iniziative. Contestualmente è partita la raccolta firme per aderire alle iniziative, prima fra tutte la creazione di un osservatorio attivo sulla marginalità. Un progetto che coinvolge docenti universitari della facoltà di Economia come Ornella Giambalvo, impegnata a elaborare i dati più recenti su povertà e disoccupazione in Sicilia. Per padre Franco Romano, promotore dell’appello insieme con don Rosario Giuè e don Michele Stabile, è una missione civica:

«Dobbiamo svegliare questi politici che sembrano addormentati. Pensano solo alle poltrone e non ai problemi reali della gente che li ha votati. Sono passati 50 giorni dall’insediamento della nuova Ars e ancora non è stata posto sul tappeto nemmeno una norma che si occupi di disoccupazione giovanile, rifiuti, emergenza idrica. L’unica cosa che sono riusciti a fare i neodeputati è la ridefinizione dei confini tra Grammichele e Mineo e il cambiamento del nome dei comuni termali». Per il prete che ha lavorato a lungo in un quartiere difficile come Altarello è ora di dire basta: «C’è gente che muore di fame mentre i nostri politici stanno a discutere di tetti a stipendi di 240mila euro. Dalle loro macchine blindate coi vetri oscurati non si rendono conto di ciò che accade fuori». Un atto d’accusa che dai quartieri del disagio sociale si è esteso ai quartieri “ricchi”: alle iniziative ha già dato il suo sostegno il parroco della chiesa di San Luigi, zona Libertà. Ma anche il delegato regionale dell’associazione Libera, Gregorio Porcaro: «Pensiamo di offrire la nostra rete regionale di persone e associazioni per ampliare il dibattito in tutta la regione. L’arroganza di chi afferma che tutte le confessioni religiose debbano operare solo all’interno del loro tempio è indice di mentalità corrotta e mafiogena. La stessa mentalità che ha ucciso don Pino Puglisi».

Giusi Spica La Repubblica 8 febbraio 2018

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