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Antonino Caponnetto, un esempio per i giovani

Un ricordo del magistrato a 15 anni dalla sua morte.

Nel 1983, dopo l'assassinio del giudice Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto chiese di essere trasferito da Firenze all'Ufficio istruzione di Palermo. E nel capoluogo siciliano creò e coordinò il pool antimafia. Accanto a sé chiamò Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Gioacchino Natoli, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. La loro attività portò all'arresto di più di 400 criminali legati a Cosa Nostra, culminando nel maxiprocesso di Palermo, celebrato a partire dal 10 febbraio 1986. Caponnetto si ritirò dalla magistratura nel 1990.

Da «libero cittadino», prosegue nel suo «impegno civile per la legalità e di lotta per il diritto e la dignitá umana». Era un uomo mite, gentile, buono, generoso. Un vero servitore dello Stato. Amava i giovani e si spese fino all’ultimo per loro, per educarli alla legalità spingendo sul senso del dovere e sulla corresponsabilità

Antonino Caponnetto morì  a Firenze dopo una lunga malattia il 6 dicembre 2002 all'età di 82 anni. Lo vogliamo ricordare con la frase che rivolgeva a ragazzi nei suoi incontri nelle scuole e negli incontri pubblici.

“Ragazzi, godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova Resistenza, la Resistenza dei valori, la Resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli. State attenti, siate vigili, siate sentinelle di voi stessi! L’avvenire è nelle vostre mani. Ricordatelo sempre!”.

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