Approfondimenti

Anniversario omicidio di Daphne Caruana Galizia

Don Ciotti "Il coraggio di Daphne deve guidarci nella battaglia ai corrotti".

LA VALLETTA - Alle sette della sera, dopo aver concelebrato la messa in memoria in cattedrale, stretto tra le sorelle di Daphne Caruana Galizia, i suoi tre figli e il marito, don Luigi Ciotti fondatore del Gruppo Abele e di Libera, apre il corteo che celebra il sacrificio di una giornalista uccisa per il suo lavoro. E, insieme, denuncia due anni senza verità. "Giustizia, giustizia!", gridano più di duemila maltesi in Republic Street, la strada che taglia il cuore de La Valletta. Don Luigi, in silenzio, accanto a lui il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, china il capo davanti al memoriale. «Daphne è viva - dice - non è morta invano. Perché una vita orientata alla ricerca di verità e giustizia non è mai una vita invano».

Perché ha deciso di essere qui stasera?

«Perché Daphne mi è sorella, anche se non la conoscevo. Perché mi è compagna di viaggio. Perché l' esistenza di ciascuno di noi trova senso nella condivisione e nella corresponsabilità. Ci vuole umiltà e disponibilità. Daphne denunciava la corruzione. E la corruzione è un furto di bene comune e di speranze. Una società corrotta è una società dove non esiste il concetto di bene comune. Dove il diritto di tutti diventa il privilegio di pochi».

Sono passati due anni e l' omicidio di Daphne non ha ancora trovato giustizia. I cartelli che questa sera i maltesi mostrano in corteo denunciano un Potere che usa la legge come strumento di impunità. Non c' è il rischio che le commemorazioni restino soltanto un gesto di testimonianza?

«No, se come stasera e come in questi due anni la memoria diventa motore di cambiamento. No, se noi stessi diventiamo cambiamento uscendo dall' Io per diventare Noi. Quanto alle leggi, devono tutelare i diritti e i doveri. Non il potere. Devono promuovere giustizia non diseguaglianza. E Daphne era giustamente convinta che l' informazione fosse il caposaldo della democrazia, di una società libera e responsabile dove verità e giustizia sono tutelati. E ogni persona viene riconosciuta nella sua dignità».

L' ultimo post di Daphne comunicava la disperazione di chi intorno a sé vede il trionfo della corruzione. Come è possibile trovare la forza quando si è soli?

«La speranza per il domani poggia sulla resistenza. La resistenza dell' oggi. È vero, la corruzione e le mafie sono ovunque in Europa. E sono difficili da sconfiggere. Ma si deve e si può farlo. Sono un avversario che non combatte a viso aperto, ma penetra nelle persone e uccide dal di dentro succhiando risorse ed energie. Resistere significa aprire la strada alla speranza di un' etica pubblica, essere e sentirsi parte di una comunità. Resistere significa rimettersi ogni giorno in cammino vincendo lo smarrimento di andare avanti. Daphne lo ha fatto, era coraggiosa. E questo è il tempo del coraggio, perché senza coraggio la vita è meno vera, meno viva. E l' errore più grande è vivere senza aver per davvero vissuto».

Non pensa che la speranza diventi fragile se non è condivisa?

«Lo penso. Perché la speranza è un bene comune come la libertà e la dignità. Ecco perché sono qui, perché la gente di Malta ha bisogno di sentirla questa speranza. E fare sua la battaglia per un bene comune. Daphne la sentiva nella coscienza questa devastazione dei diritti e ha cercato di combatterla con i mezzi del suo resistere: la scrittura, la denuncia, la ricerca della verità. Fino a mettere in gioco la sua vita. Ecco perché sono qui stasera, ecco perché Libera ha già incontrato le associazioni dell' isola e si impegnerà per contribuire a trasformare la sua testimonianza in responsabilità e impegno, in motore di cambiamento. La memoria deve essere viva. Bisogna alzare la voce, sporcarsi le mani e farsi cercatori di verità, dunque facitori di giustizia. Perché senza verità non esiste giustizia»

17.10.2019 | Carlo Bonini e Giuliano Foschin | La Repubblica

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