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Amnesty International: funzionari del governo messicano coinvolti in più della metà dei casi di sparizioni forzate

Città del Messico, 4 giugno. - Su un totale di 152 casi di sparizioni forzate oggetto di studio in 7 stati del Paese, 85 hanno visto coinvolti uno o più funzionari pubblici, secondo una ricerca dell'organizzazione Amnesty International.
Il rapporto "Affrontare un incubo: la sparizione di persone in Messico" rivela che la maggior parte delle sparizioni si verificano a Tamaulipas, Chihuahua, Nuevo León, Coahuila, Michoacán e Guerrero, e nella maggior parte dei casi con l'aiuto delle autorità.
"L'organizzazione crede che, sulla base delle informazioni a disposizione, per almeno 85 dei casi totali ci siano indizi sufficienti di coinvolgimento di funzionari pubblici, rendendolo così un delitto di sparizione forzata, come esemplificato nel diritto internazionale", spiega il documento.
Il rapporto riporta nel dettaglio le infiltrazioni sia nella polizia che nelle forze di sicurezza da parte di bande criminali, per questo motivo molti funzionari pubblici collaborano nelle sparizioni che vengono realizzate da queste bande criminali.
Nel rapporto, Amnesty pone in luce che nei restanti casi esiste una chiara mancanza di diligenza da parte delle autorità per localizzare le vittime, indagare sulle circostanze della scomparsa e rispettare i diritti dei famigliari.
"Nonostante il numero agghiacciante, le autorità hanno fallito in maniera sistematica nell'indagare e chiarire la maggioranza dei casi, incluse le situazioni nelle quali è evidente la detenzione o privazione di libertà da parte di agenti di Stato o bande di delinquenti. Il fallimento sistematico da parte delle autorità federali e statali di prendere sul serio le crescenti denunce di sparizioni, ha contribuito a creare un clima di tolleranza verso questi crimini", sottolinea il rapporto.
L'organizzazione segnala che oltre più di 26 mila desaparecidos durante i 6 anni di governo dell'ex Presidente Felipe Calderón Hinojosa, la giustizia messicana conta intorno ai 700 desaparecidos tra il 1960-1980 durante la così detta "guerra sporca" che si trascinano senza essere risolti.
Amnesty afferma che non indagando i casi in maniera efficace ed integra, si trasmette ai criminali un messaggio d'impunità, così come il fatto che far scomparire qualcuno sia facile.

CHIUNQUE PUÒ SCOMPARIRE
Secondo il rapporto dell'organizzazione, in Messico qualsiasi persona può essere vittima di una sparizione forzata. Si potrebbe trattare di persone provenienti da strati sociali e professioni differenti, la maggior parte sono uomini con età che oscilla tra i 17 ed i 50 anni.
"Molte vittime stavano percorrendo tragitti abituali, quando furono obbligati a fermarsi da uomini armati o forze dell'ordine nei controlli. Alcune erano appena uscite da casa per raggiungere un negozio vicino o per andare a trovare un amico, ma non sono più ritornate. Altre hanno partecipato ad attività criminali, nelle quali a volte erano implicati funzionari pubblici. Ed in alcuni casi le vittime erano proprio agenti di polizia o soldati. In altri casi, la polizia obbligò le vittime a fermarsi accusati di aver commesso infrazioni stradali, false, e venivano consegnate a bande criminali o ad altre forze dell'ordine", segnala Amnesty.
Tra i desaparecidos ci sono anche alcune donne, persone in viaggio d'affari fino a persone sequestrate mentre cercavano i familiari o amici scomparsi.
L'organizzazione ha documentato anche alcuni casi di migranti messicani e centroamericani che sono scomparsi mentre tentavano di arrivare alla frontiera con gli Stati Uniti.
Amnesty afferma che nella maggior parte dei casi non vi sono né responsabili identificati né detenuti, a causa di mancanze nelle indagini.
"Dovuta alla quasi completa impunità, della quale approfittano gli autori di questi crimini, i motivi che sono alla base delle sparizioni non sono chiari. Ciò nonostante, gli indizi a disposizione suggeriscono diverse possibili motivazioni, tra loro: riscatti, estorsioni, furti, scambi di persona, regolamenti di conti tra bande, rappresaglie per non cooperare con altre bande, reclutamenti forzato, tratta di persone, interrogatori di sospettati, persone detenute per essere coinvolte con presunte bande avversarie o per terrorizzare le comunità e facilitare il controllo del quartiere", dice.
Malgrado il disinteresse delle autorità, le famiglie indagano sulla scomparsa dei loro famigliari rischiando la loro vita. I parenti che cercano i loro desaparecidos, sono vittime, in molte occasioni, di minacce di morte.

DUE SENTENZE
Amnesty nel suo rapporto indica che nonostante le denunce e gli indizi presenti su molti dei desaparecidos, si hanno solo due sentenze di condanna durante il periodo 2006-2012 fatte dalla Procuraduría General de la República (PGR).
Entrambi i casi riguardavano delitti verificatisi nel 2009 e le condanne si ottennero grazie a delle confessioni.
"Nella giurisdizione statale non ci sono stati processi né dichiarazioni di responsabilità per sparizione forzata. Nel suo rapporto sulle attività del 2012, la Comisión Nacional de los Derechos Humanos (CNDH) ha informato che si stava indagando su 2.126 casi di sparizione forzata e che erano giunte lamentele da parte dei familiari di 565 persone registrate come desaparecidos o non localizzate.
La Commissione ha emesso 5 raccomandazioni su casi di sparizioni forzate nel 2012 e 3 nel 2011. Nessuna ha dato vita a sentenze di condanna", indica il documento.
Lo studio segnala che molte famiglie consegnano agli investigatori informazioni dettagliate, telefono cellulare di vittime, numero di matricola, dati bancari, localizzazioni di videocamere di sicurezza o dati di possibili testimoni, per i quali si accelerano le ricerche. Tuttavia, questi dati non
sono neppure arrivati a destino.

RAPPORTO SIMILE A QUELLO DI HUMAN RIGHTS WATCH
I risultati di Amnesty International sono simili a quelli dell'associazione Human Rights Watch, che a febbraio denunciò la collusione di autorità di polizia con bande del crimine organizzato almeno in 60 casi e in 149 l'intervento di forze dello Stato.
José Miguel Vivanco, direttore in Latino America per l'organizzazione, segnalò in quell' occasione che ci sono testimonianze, documenti ufficiali, fotografie e video che compromettono funzionari pubblici nei casi di sparizioni.
"Questo è il risultato di una guerra senza controllo, il record di violazioni dei diritti umani nei confronti dei messicani è avvenuto durante il governo di Felipe Calderón", affermò a febbraio.
Il direttore dell'organizzazione umanitaria spiegò che il Messico vive una crisi di sicurezza che è in mano al governo di Enrique Peña Nieto e che si deve combattere con indagini giudiziarie di caso in caso, e non solo per quelli documentati da Human Rights Watch, ma dei migliaia che si stimano.
L'indagine è stata realizzata durante un anno di lavoro e si è tradotto in un rapporto di 193 pagine, dove sono documentate 250 sparizioni nel sessantennio passato.
Nei 20 casi perpetuati tra Giugno e Luglio dall'Esercito, la Marina e la Sicurezza Pubblica a Nuevo Leon e Tamaulipas, per il modus operandi di queste sparizioni, si arrivò alla conclusione che sarebbero potuti essere pianificati e coordinati.
Si riscontrò anche l'evidenza che la polizia locale a Pesquería, Nuevo León, detenne 19 lavoratori edili nel maggio 2011 e che gli stessi vennero consegnati al crimine organizzato.
Il comune denominatore di tutti questi casi è il modo d'agire dell'agente del Ministero Pubblico, il quale non inizia una ricerca dei desaparecidos né indaga sui possibili responsabili.
Così come nel rapporto di Amnesty, sono le famiglie che s'incaricano di realizzare le indagini sul campo, a costo di mettere a rischio le loro vite.
Secondo quello che Human Rights Watch ha fatto sapere a febbraio, il Messico è al primo posto in America Latina per quanto riguarda le sparizioni forzate, poiché né le dittature in Brasile, Cile e Argentina né la "Guerra Sucia" in Messico hanno fatto tanti desaparecidos come gli ultimi sei anni nella regione messicana.
Le cifre ufficiali di sparizioni in Brasile durante la dittatura militare parlano di 137 persone, mentre furono 3000 in Cile con Pinochet e arrivarono a ben 10.000 in Argentina e altri 500 durante la "Guerra Sucia" in Messico, quantità superate di molto durante la guerra contro il narcotraffico di Felipe Calderón, disse José Miguel Vivanco a febbraio.
"Questo fenomeno costituisce una delle crisi più grande in America Latina negli ultimi decenni, per cifre, numero di desaparecidos, mancanza d'investigazione ed impunità locale", affermò.

Shaila Rosagel - junio 4 de 2013 - Sinembargo.mx

 

 

Funcionarios están metidos en más de la mitad de las desapariciones forzadas en México: Informe de Amnistía

 

Ciudad de México, 4 de junio (SinEmbargo).- De un total de 152 casos de desapariciones forzadas estudiadas en siete estados del país, en 85 estuvo involucrado uno o más funcionarios públicos, documenta en una investigación de la organización Amnistía Internacional. El informe "Enfrentarse a una Pesadilla: La desaparición de personas en México" revela que la mayor parte de las desapariciones se realizaron en Tamaulipas, Chihuahua, Nuevo León, Coahuila, Michoacán y Guerrero, en la mayoría de los casos, con la ayuda de autoridades. "La organización cree que, sobre la base de la información disponible, en al menos 85 casos hay indicios suficientes de implicación de funcionarios públicos, lo que convierte lo convierte en un delito de desaparición forzada tal como está tipificado en el derecho internacional", dice el documento. El informe detalla que la policía y las fuerzas de seguridad están infiltradas por bandas criminales y por ello, muchos funcionarios públicos colaboran en las desapariciones realizadas por estas bandas criminales. Amnistía expone en su investigación que en el resto de los casos, existe una clara falta de diligencia por parte de las autoridades para localizar a la víctima, investigar las circunstancias de la desaparición o respetar los derechos de los familiares. "A pesar del número escalofriante, las autoridades han fracasado de manera sistemática en investigar y aclarar la gran mayoría de los casos, incluso en las situaciones en las que hay evidencia de detención o privación de la libertad por parte de agentes del Estado o bandas de delincuentes. El fracaso sistemático por parte de las autoridades federales y estatales de tomar en serio las crecientes denuncias de desapariciones ha contribuido a crear un clima de tolerancia hacia estos crímenes", dice el informe. La organización señala en su reporte, que además de los más de 26 mil desaparecidos durante el sexenio del ex Presidente Felipe Calderón Hinojosa, la justicia mexicana arrastra alrededor de 700 desapariciones forzadas ocurridos entre 1960-1980 durante la llamada "guerra sucia" y que siguen sin resolverse. Amnistía dice que al no investigarse los casos de forma eficaz e integra, se transmite a los delincuentes un mensaje de impunidad, donde desaparecer a alguien es fácil.
 
CUALQUIERA PUEDE DESAPARECER Según la investigación realizada por la organización, en México cualquier persona puede ser víctima de una desaparición forzada. Pueden proceder de estratos y profesiones diversas y la mayoría son jóvenes hombres con edades que oscilan entre los 17 y 50 años. "Muchas víctimas recorrían un trayecto habitual cuando fueron obligadas a detenerse por hombres armados o por fuerzas de seguridad en controles. Algunas acababan de salir de casa para ir a una tienda cercana o para visitar a un amigo, pero nunca regresaron. Otras se encontraron con actividades criminales, en las que a veces estaban implicados funcionarios públicos. En ciertos casos, las propias víctimas eran agentes de policía o soldados. En otros, la policía de tránsito las obligó a detenerse por infracciones de tránsito falsas y las entregó a bandas criminales o a otras fuerzas de seguridad", señala Amnistía. Entre los desaparecidos hay algunas mujeres, personas que visitaban la ciudad por viaje de negocios y hasta personas que fueron secuestradas mientras buscaban a sus familiares o amigos extraviados. La organización también documentó algunos casos de migrantes mexicanos y centroamericanos que desaparecieron mientras intentaban llegar a la frontera con Estados Unidos. Amnistía dice que en la mayoría de los casos no hay responsables identificados ni detenidos por falta de investigación. "Debido a la casi completa impunidad de que disfrutan los autores de estos crímenes, los motivos que subyacen a las desapariciones no están claros. No obstante, los indicios disponibles apuntan a diversos motivos posibles, entre ellos: rescate, extorsión, robo, error de identidad, ajustes de cuentas entre bandas, represalia por no cooperar con bandas, reclutamiento forzado, trata de personas, interrogatorio de sospechosos, detención de personas con presuntos vínculos con bandas delictivas o para aterrorizar a comunidades para controlar barrios", dice. Ante la falta de atención de las autoridades, las familias investigan la desaparición de sus familiares, arriesgando su vida. Los parientes que buscan a sus desaparecidos, son víctimas en muchas ocasiones de amenazas de muerte. DOS SENTENCIAS Amnistía indica en su informe que pese a las denuncias e indicios que existen sobre muchos desaparecidos sólo se tienen dos sentencias condenatorias durante el periodo 2006-2012 por la Procuraduría General de la República (PGR). Ambos casos estaban relacionados con delitos ocurridos en 2009 y las condenas se lograron gracias a confesiones. "En las jurisdicciones estatales no ha habido procesamientos ni declaraciones de culpabilidad por desaparición forzada. En su informe de actividades de 2012, la Comisión Nacional de los Derechos Humanos (CNDH) informó de que se estaban investigando 2 mil 126 casos de desaparición forzada y de que había recibido quejas de familiares en relación con 565 personas registradas como desaparecidas o no localizadas. La Comisión emitió cinco recomendaciones sobre casos de desaparición forzada en 2012 y tres en 2011. Ninguna ha dado lugar a sentencias condenatorias", indica el documento. El estudio señala que muchas familias entregan a los investigadores información detallada, teléfono celular de las víctimas, el número de la matrícula, datos bancarios, localización de cámaras importantes de seguridad o datos de posibles testigos, para que se agilice la búsqueda. Sin embargo estos datos ni siquiera han llegado a los expedientes.
 
REPORTE SIMILAR AL DE HUMAN RIGHTS WATCH Los resultados de Amnistía Internacional son similares a los de la asociación civil Human Rights Watch, que en febrero denunció la colusión de autoridades policiacas con bandas del crimen organizado al menos en 60 casos y en 149 la intervención de fuerzas del Estado. José Miguel Vivanco, director para las Américas de la organización, señaló en esa ocasión que hay pruebas testimoniales, documentos oficiales, fotografías y videos que comprometen a servidores públicos en casos de desaparecidos. "Esto es el resultado de una guerra sin controles, el récord de violaciones a los derechos humanos de los mexicanos se produjo durante el gobierno de Felipe Calderón", indicó en febrero. El director de la organización humanitaria explicó que México vive una crisis de seguridad que está en manos del gobierno de Enrique Peña Nieto y que debe combatirse con investigación judicial de cada uno de los casos, no sólo de los documentados por Human Rights, sino de los miles que se estiman. La investigación de la organización se realizó durante un año de trabajo y se tradujo en un informe de 193 páginas donde documenta 250 desapariciones durante el sexenio pasado. En 20 casos perpetuados entre junio y julio por el Ejército, la Marina y Seguridad Pública en Nuevo León y Tamaulipas, por el modus operandi de estas desapariciones se llegó a la conclusión de que pudieron ser planeados y coordinados. También se encontró evidencia de que policías locales en Pesquería, Nuevo León, detuvo a 19 trabajadores de la construcción en mayo de 2011 y los entregó al crimen organizado. El común denominador de todos estos casos es la actuación del Agente del Ministerio Público, el cual no inicia una búsqueda de los desaparecidos ni investiga a los posibles responsables. Al igual que el informe de Amnistía, las familias son las que se encargan de realizar las investigaciones de campo, a pesar de poner en riesgo sus vidas. Según lo que Human Rights Watch dio a conocer en febrero, México lidera en Latinoamérica en desapariciones forzadas, pues ni la dictadura militar en Brasil ni la de Chile, Argentina y la Guerra Sucia en México, dejó tantos desaparecidos como el sexenio anterior. La cifra oficial de desaparecidos en Brasil durante la dictadura militar fue de 137 personas, mientras que en Chile con Augusto Pinochet fueron 3,000, en Argentina la cifra ascendió a las 10 mil y durante la Guerra Sucia en México a 500, cantidades rebasadas por mucho durante la guerra contra el narcotráfico de Felipe Calderón, dijo José Miguel Vivanco en febrero. "Este fenómeno constituye una de las crisis más grandes de América latina en las últimas décadas, por las cifras, por el número de desaparecidos, por la falta de investigación, por la impunidad local", dijo.

Shaila Rosagel - junio 4 de 2013 - Sinembargo.mx

Comunicati

  1. Siderno (RC): Intitolazione strada a Gianluca Congiusta

    Il coordinamento Libera Locride e l'associazione Cambi@menti, in tutte le sue componenti, esprimono viva soddisfazione per la recente delibera della Prefettura di Reggio Calabria che ha autorizzato l'intitolazione di una strada di Siderno a Gianluca Congiusta, il giovane imprenditore ucciso dalla 'ndrangheta il 24 maggio del 2005.

  2. Concluso l'iter di destinazione dei beni confiscati a Pietralunga. Libera Umbria: "Una bella notizia, ora subito il bando per il riutilizzo sociale"

    Libera Umbria: "Una bella notizia, ora subito il bando per il riutilizzo sociale. Finalmente i beni confiscati alla 'ndrangheta siti nel comune di Pietralunga sono tornati definitivamente alla nostra comunità locale, grazie all'azione di coordinamento istituzionale della Prefettura di Perugia. Ora può partire la fase del riscatto concreto, attraverso la creazione di opportunità di lavoro vero, di un pezzo di territorio importante della nostra regione, restituito alla collettività". 

  3. L'ultimo rapporto Istat denuncia un Welfare fra i peggiori in Europa, con un aumento delle diseguaglianze sociali e di reddito senza precedenti

    Il presidente dell'Istat, Giovanni Alleva, ha presentato lo scorso 20 maggio l'ultimo rapporto Istat 2016 sulla situazione del paese. Dai dati e dalle successive riflessioni la situazione del nostro paese rimane difficile, nonostante la crescita economica, e su alcune questioni, come le politiche sociali ed il futuro lavorativo delle giovani generazioni, drammatica.