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I costi sociali e sanitari del gioco d'azzardo

Siamo sicuri che lo Stato, e la collettività, ci guadagnino favorendo la diffusione del gioco d'azzardo? "Mettiamoci in gioco", campagna nazionale contro i rischi del gioco d'azzardo risponde con un chiaro "no, non ci guadagnano affatto". Una posizione ribadita il 4 dicembre rendendo pubblico al Senato un dossier sui costi sociali e sanitari del gioco d'azzardo. All'interno dell'iniziativa Libera ha presentato il dossier "Azzardopoli 2.0", sulla presenza delle mafie nel settore.

MILIARDI DI COSTI SOCIALI. Se è vero che lo Stato potrebbe incassare quest'anno 8 miliardi di euro, grazie alle tasse versate dai concessionari dei giochi, la campagna promossa da ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, UISP stima in una cifra compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro annui i costi sociali e sanitari che il gioco d'azzardo patologico comporta per la collettività. A questi vanno aggiunti 3,8 miliardi di euro di mancato versamento dell'iva, nel caso in cui i 18 miliardi di euro, sul fatturato complessivo, che non tornano ai giocatori in forma di montepremi fossero stati spesi in altri consumi (con iva al 21%). Ma ci sono poi i costi non facilmente stimabili, che riguardano l'aggravarsi di fenomeni sociali rilevanti: le infiltrazioni mafiose nei giochi, la crescita del ricorso all'usura, il peggioramento delle condizioni delle persone più fragili e povere, maggiormente esposte alla seduzione di slot e biglietti della lotteria, i sussidi da versare a chi si rovina giocando, l'incremento delle separazioni e dei divorzi, un aumento impressionante di giocatori tra i minorenni.

TANTI SOLDI PER I GIOCHI, POCHI PER LO STATO. La campagna stima tra gli 88 e i 94 miliardi di euro il business dell'azzardo, nel nostro paese, per l'anno in corso, terza industria nazionale con il 4% del Pil prodotto. Ma se il giro d'affari cresce, le entrate per lo Stato - in percentuale - scendono incessantemente: si è passati dal 29,4% del 2004 all'8,4% del 2012, sul totale del fatturato. Che significa una cifra più o meno simile di entrate fiscali mentre il fatturato è cresciuto di quasi il 400 per cento!
Mentre i consumi e i risparmi delle famiglie italiane decrescono, dunque, le spese per i giochi non conoscono crisi: siamo il primo paese al mondo per il Gratta e vinci, abbiamo un numero pro capite di macchine da gioco di ultima generazione - le Vlt - triplo rispetto agli Stati Uniti, deteniamo il 23% del mercato mondiale del gioco on line. La spesa pro capite annua per ogni italiano maggiorenne va, a seconda delle stime, da 1703 a 1890 euro. Le persone che hanno problemi di dipendenza sono tra le 500mila e le 800mila, quelle a rischio sono quasi due milioni. Insomma, l'Italia è tra i primi paesi al mondo per consumi di gioco d'azzardo.

E LE MAFIE INGRASSANO. Il Dossier di Libera "Azzardopoli 2.0" segnala cifre allarmanti anche per quanto riguarda il coinvolgimento delle mafie e il gioco illegale. Ammonta a 15 miliardi di euro il fatturato stimato del gioco illegale per il 2012. Ben 49 clan gestiscono giochi di vario genere: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone.

UN APPELLO A ISTITUZIONI, PARTITI, UNIVERSITA', CITTADINI. Con la presentazione dei due dossier la campagna si rivolge prima di tutto alle Istituzioni e ai partiti affinché intervengano in modo molto più incisivo in materia di gioco d'azzardo, ponendo al primo posto la tutela della salute del cittadino. La recente vicenda del decreto Balduzzi sulla sanità ha evidenziato ancora una volta la forza della lobby dell'azzardo, capace di affondare i buoni propositi del ministro. È invece necessario che il tema sia messo al più presto in agenda, fin dall'inizio della prossima legislatura.
È evidente che i dati sul fenomeno di cui disponiamo sono largamente insufficienti. La campagna ha voluto raccoglierli per evidenziare tutti i punti problematici, ma è urgente un'azione di indagine per valutare il fenomeno del gioco d'azzardo e i costi sociali e sanitari che comporta. A tal proposito, la campagna rivolge un appello al mondo dell'università e della ricerca per realizzare insieme indagini più estese ed accurate.

La campagna "Mettiamoci in gioco" è promossa da: ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, UISP

 
 
 
 

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