
Tanti discorsi, tante parole ci siamo già detti. Tante speranze e tante promesse per il futuro, tanti elogi e incoraggiamenti per il presente abbiamo già condiviso. Inoltre non mi sento di poter aggiungere molto alla bella nota scritta da Riccardo. Brevemente, quindi, metto in luce un aspetto fondamentale del raduno e una suggestione che mi è venuta in mente in treno verso Bologna, mentre ripercorrevo lentamente e piacevolmente i momenti dei cinque giorni passati. Prima un passo indietro: l'altra grande esperienza che ho vissuto con Libera, il campo a Cascina Caccia, è stata una settimana di fatti, di lavoro, di sudore, di mani sporche di terra. La concretezza del fare riempiva l'animo di gioia perché essa era immersa nell'idealità che accompagnava un lavoro del genere: l'idea di stare ridando vita ad una terra maltrattata, sfruttata, violentata dalla rabbia e dalla violenza dei mafiosi, scatenatisi alla notizia di essere costretti ad abbandonare la loro proprietà. Ebbene, se a Cascina Caccia i fatti erano stati al centro, nel cuore del Terzo Raduno Nazionale dei Giovani di Libera a Borgo Sabotino, presso il villaggio della legalità Agostino Famà, ci sono state le parole. La parola in tutto il suo splendore, in tutta la sua purezza, in tutta la sua bellezza. In fondo, se ci pensiamo, non abbiamo fatto nulla, a parte un centinaio di fiori (alcuni belli, regalati agli ospiti, la maggior parte autodistruttisi in breve tempo) e circa trecento aquiloni (come sopra, pochi capaci di volare, la maggior parte simili ad uccelli agonizzanti). Ma abbiamo parlato tantissimo. Tutta la carica, l'entusiasmo, la rabbia non sono scaturiti, quindi, da fatti, ma da parole, articolate in racconti, in dibattiti, in testimonianze, in domande e risposte, in spettacoli teatrali. Le parole più presenti sulle bocche di tutti sono state "speranza" e "cambiamento". Niente di originale. Pensiamoci: queste stesse parole vengono sempre e costantemente ripetute da tutti i politici in campagna elettorale e non solo; ormai sono logorate, banalizzate, private del loro profondo significato. Noi, tuttavia, le abbiamo pronunciate lo stesso, correndo il rischio di apparire banali ad un ascoltatore superficiale. Alla fine, invece, possiamo affermare di avere colto la loro essenza. E ci siamo riusciti perché il valore di queste parole si poggia sulla coerenza di chi le pronuncia. "Speranza" e "cambiamento" in noi sono ammantate di concretezza (quella di Cascina Caccia!) ed è questo che le rende così credibili, così vere. Nei nostri discorsi si riflettono le fatiche, le delusioni (raccontate perfettamente da Riccardo), gli sforzi, la rabbia, le soddisfazioni di tutti questi anni (chi più chi meno) di impegno in Libera. Questo mi sembra il vero e profondo significato di questo Terzo Raduno, il mio primo: l'aver ridato dignità alle parole stanche, sfibrate e abusate nell'Italia di oggi. Ma non sarebbe giusto fermarsi a quelle due parole. Ci sono tutte le altre che hanno riguardato la storia, l'intreccio tra mafia e politica, la/e trattativa/e, i servizi segreti, le esperienze della società civile. Migliaia, probabilmente milioni, di parole concrete, coerenti, forti. Parole che danno responsabilità e chiedono consapevolezza, parole che danno consapevolezza e chiedono responsabilità.
Da qui partirò, partiremo a settembre. Da queste parole nuove, chiare, franche, finalmente trovate al Terzo Raduno Nazionale dei Giovani di Libera a Borgo Sabotino, presso il villaggio della legalità Serafino Famà. Per chiudere la suggestione: ho pensato che tutti i ragazzi e le ragazze italiani (o se volete tutti gli italiani) siano come le lanterne dell'ultima sera. Tutti hanno uno stoppino e sta a noi, già fortunatamente muniti di accendino grazie a precedenti esperienze, accenderlo con il nostro impegno, il nostro lavoro, le nostre parole, la nostra coerenza, la nostra perseveranza. Ci sarà chi si accenderà subito e si librerà in cielo senza fatica; ci sarà chi impiegherà più tempo; chi non vorrà saperne di accendersi; chi si illuminerà solo dopo aver scottato le dita di chi prova a dargli luce; chi, già acceso, faticherà lo stesso a prendere il volo, forse impaurito dalla notte che gli si apre davanti e non abbastanza rassicurato dai suoi compagni/lanterne, già troppo alti nel cielo. Ma dopo tanti sforzi tutti riusciranno a prendere il volo e a salire, come l'altra notte, e tutti insieme potranno assumere le forme più svariate a seconda dell'immaginazione di ognuno: un veliero, una spada, una nuova costellazione, un'orchidea o qualche altro fiore dal nome più strano.
Mi piace pensare che tra cinque, dieci, vent'anni, magari al Ventitreesimo raduno nazionale dei giovani di Libera (sempreché non riuscissimo a sconfiggere le mafie prima) alle lanterne che rischiariranno il cielo seguirà non un lungo blackout, ma l'accensione di tutte le luci dei dintorni, esterne ed interne, artificiali ed umane, che daranno vita ad un nuovo giorno finalmente alla fine della notte.
Rinnovo i ringraziamenti a tutti i partecipanti ed in particolare ai nuovi amici che ho conosciuto.
A presto o, male che vada, all'anno prossimo!
Andrea Giagnorio
Il 23 maggio 2013 si terrà un incontro sulla legalità organizzato dalla comunità parrocchiale di S. Erasmo e con la collaborazione del Presidio territoriale di Libera.
Da venerdi 10 al 31 maggio proiezioni, incontri e dibattiti. Il 22 maggio 2013 proiezione del documentario UOMINI SOLI un film di Paolo Santolini e Attilio Bolzoni.
Libera e Fondazione Nazionale Antiusura su la triste e atroce morte del muratore siciliano che si è dato fuoco per aver perso la casa. Don Marcello Cozzi:" Facciamo appello ai Parlamentari perchè inseriscano nell'agenda politica la promulgazione di una legge che sancisca intoccabilità della prima casa".