Borgo Sabotino - 25 luglio 2012
"L'etica libera la bellezza" è una frase che da subito ho sentito mia. E per fortuna, nel corso del campo, non si è risolta come una citazione tra le tante ma è stata ripresa, sviluppata, condivisa e apprezzata in più occasioni, quasi a diventare lo slogan dei 40 giovani presenti.
Etico è bello e viceversa la bellezza è etica, e non potrebbe essere altrimenti. La bellezza è armonia, sprigiona luce. Dall'altra parte c'è il disordine, il buio, lo smarrimento di sè. Ma al di là della pura retorica quello che ho visto in questi giorni è quello che spesso manca nel quotidiano, e dà speranza.
In molti per un fine comune; ma non il fine egoistico a cui siamo abituati fin dalla nascita bensì un traguardo non tangibile, un'Idea. Un'Idea che ti permette di affrontare e vincere le mille difficoltà che si incontrano inevitabilmente quando 40 persone diverse per provenienza geografica, età, etnia, religione, carattere, istruzione ed esperienze si incontrano per la prima volta e insieme devono condividere ogni ora e attività che scandiscono la giornata. Questa Idea sarebbe riduttivo e vago chiamarla "lotta alla mafia" semplicemente perchè è qualcosa di più. Che non si può spiegare. La trovi negli occhi entusiasti e orgogliosi di chi vede materializzarsi il suo progetto per migliorare il bene confiscato, nel sorriso per avere avuto la conferma che "degli sconosciuti" ci si può fidare, la trovi nell'umiltà di mani sporche di vernice o nelle scarpe imbiancate dalla polvere che vorrebbero gridare "guardatemi, lo sto facendo io!" senza più delegare o aspettare miracoli.
Diventa lotta alla mafia nel momento in cui si capisce che un nuovo stile di vita è possibile. Che è possibile vivere e lottare per la giustizia a tutti i livelli. Che dobbiamo essere noi a farlo e che per farlo dobbiamo "essere". Certo siamo agli inizi e questa esperienza è una goccia nell'oceano, ma ha creato un precedente, sufficiente per essere adottato come guida per tutte le nostre altre Idee.
Luca
Finalmente una breccia nel muro di indifferenza che circonda i sequestri di migliaia eritrei nel Sinai e il colossale mercato di esseri umani connesso.
La storia di Giuseppe e Paolo Borsellino, padre e figlio, di Lucca Sicula, piccolo centro collinare di poco più di duemila anime, è la storia di tante vittime di mafia. Sono gli anni '80, Giuseppe è un uomo di cinquant'anni, cresciuto a pane e lavoro in una famiglia modesta, Paolo, il figlio poco più che vent'enne segue le orme del padre.
Quest'anno al Golden Gala-Pietro Mennea scende in pista anche Libera, l'associazione presieduta da Don Luigi Ciotti con un 'iniziativa di solidarietà e contro ogni forma di razzismo. Il prossimo 6 giugno sulla pista dello Stadio Olimpico di Roma, nella manifestazione d'apertura del Palio dei Comuni, la staffetta a cui prendono parte centinaia di giovani provenienti da tutta la penisola, sarà dotata di speciali testimoni.