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La "mano dura" favorisce la violenza

La cosiddetta politica della "mano dura" adottata da tempo contro la criminalità in diversi paesi dell'America Latina non ha fatto altro che aumentare la violenza, limitando di fatto i piani di prevenzione e favorendo la nascita di 'squadroni della morte'. Lo denunciano due rapporti stilati dalle Nazioni Unite e dall'Organizzazione degli Stati americani (Osa), che documentano il fallimento di misure repressive come l'abbassamento dell'età minima per la punibilità di alcuni reati o la militarizzazione del territorio.
"La mancanza di un'adeguata risposta dello Stato di fronte alla violenza e al crimine ha portato alla stigmatizzazione di persone o gruppi...favorendo l'apparizione di gruppi di 'pulizia sociale' come squadroni della morte o paramilitari" si legge nel documento dell'Onu dal titolo "Sicurezza cittadina e diritti umani".
Presentando gli studi a Tegucigalpa, la relatrice per i diritti dell'infanzia della Commissione interamericana dei diritti umani, la paraguayana Rosa María Ortiz, ha deplorato il fatto che la regione, e in particolare il triangolo nord del Centroamerica (Honduras, El Salvador e Guatemala) "registra gli indici di criminalità più alti del mondo". Mentre la media mondiale di omicidi è pari a 8 ogni 100.000 abitanti, ha ricordato, in America Latina oscilla fra 20 e 30 e "in sette casi su dieci le vittime di omicidi sono i giovani". "La violenza - ha aggiunto Ortiz - può e deve essere invertita cominciando con il garantire gli standard di protezione che richiedono le categorie di persone in stato di particolare vulnerabilità, come i bambini e gli adolescenti".
La "mano dura" ha "aggravato il problema" con l'aumento dell'intolleranza e le restrizioni alle libertà individuali, ha insistito da parte sua il consigliere per i diritti umani dell'Onu in Honduras, Antonio Maldonado, sottolineando la "necessità urgente" di puntare sulla prevenzione.

Fonte: MISNA

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