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Tribunali in terra di mafia

Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime. Le strutture di cui si parla non sono solo costruzioni, uffici e aule, ma sono soprattutto risorse umane, sociali e statuali, ordinate a esercitare le funzioni giurisdizionali necessarie a fornire una corretta e concreta applicazione alle leggi in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale; sono presidi di difesa e di promozione ordinaria dello stato di diritto e della giustizia, della libertà delle persone e della democrazia, anche in Calabria.

Siamo consapevoli delle difficoltà economiche in cui versa il nostro paese e la necessità che una politica di rigore sia attuata dalla Pubblica Amministrazione per consentire una riduzione del deficit pubblico senza forzare ulteriormente su una politica fiscale fatta di ulteriori aumenti delle tasse, ma dobbiamo segnalare che affrontare solo l'oggi senza pensare alle conseguenze di alcune scelte, è un errore che, insieme, non ci possiamo permettere. Tra le scelte che, a nostro avviso, richiedono un ripensamento vi è sicuramente l'ipotesi, che si affaccia sempre con maggiore insistenza, di un drastico ridimensionamento degli Uffici Giudiziari in Calabria e in particolare dei Tribunali.

Non vogliamo contestare le esigenze del bilancio dello Stato ma non vi è dubbio che vi sono ulteriori elementi che fanno propendere per una scelta più ponderata e che tenga conto di altri elementi. Ovviamente il primo è quello del diritto dei cittadini ad avere una struttura della giustizia funzionante che consenta di delegare a essa sia le controversie di natura civile che la parte conclusiva del contrasto alla criminalità organizzata. Non sarà sfuggito al Presidente del Consiglio e ai suoi Ministri della Giustizia e degli Interni, che il risultato forse più importante ottenuto contro la criminalità organizzata è stata la presa di coscienza di strati sempre più larghi della popolazione e dell'impegno dei giovani della necessità di sconfiggere la mafia come presupposto per lo sviluppo civile, morale ed economico della Calabria.

L'impegno costante di molte donne e uomini delle istituzioni, della cultura, delle università, della chiesa, delle associazioni, nonché personale di moltissimi cittadini è riuscito a tracciare un solco tra la delinquenza organizzata e la società calabrese e a creare un legame di solidarietà verso chi è vittima delle sopraffazioni della mafia. Molto è stato fatto, ma l'obiettivo di sradicare la mala pianta della 'ndrangheta non è ancora a portata di mano, e ogni
scelta, individuale e pubblica, che allontani da questo obiettivo deve essere valutata con molta attenzione affinché vantaggi che sembrano immediati non diventino un danno per il futuro. Questa è la ragione per cui oggi ci chiediamo se sia opportuno e giusto eliminare, in base a un argomento pur valido, di natura economica, quei presidi di legalità che sono le Procure e i Tribunali tutt'ora operativi in un territorio ancora sottoposto alla violenza mafiosa, lanciando un segnale di abbandono a chi invece ad essa si oppone.

Non solo, ma anche una conoscenza superficiale dello stato delle strutture, del numero dei magistrati e del personale amministrativo degli Uffici Giudiziari, può far prevedere che all'accorpamento dei Tribunali seguirà inevitabilmente un periodo di grande confusione, di ulteriori ritardi nella giustizia civile e nella valutazione e punizione di quei reati cosiddetti minori (furti, truffe, ecc.) che sono però uno dei pericoli più gravi al vivere civile e che sono quell'area grigia dove la mafia si nasconde e rigenera nuove forze.

Due debolezze messe insieme, a nostro avviso, non fanno una forza ma una debolezza ancora più grande per cui, siamo convinti, che una razionalizzazione del sistema dei Tribunali, passa attraverso un recupero di efficienza, di raggiungimento di risultati sia in materia penale e civile altrimenti qualsiasi accorpamento si trasformerà in un trasferimento di fascicoli che nessuno sarà in grado di trattare per anni. Sono queste le ragioni per cui Le chiediamo, prima di scegliere di chiudere qualsiasi presidio dello Stato su un territorio di 'ndrangheta, di domandarsi se l'azione di contrasto alla mafia in Calabria può consentirsi un ulteriore periodo di difficoltà nella gestione della giustizia e se, invece, qualsiasi processo di razionalizzazione, non passi attraverso un progetto in cui si possano individuare strutture e risorse perché vada a buon fine.

 

 

Firmato: Cav. Lav. Pina AMARELLI, Imprenditrice, Consiglio direttivo Gruppo Mezzogiorno Cavalieri del Lavoro * Dott. ssa Anna Maria CARDAMONE, Sindaco di Decollatura * Don Pino DEMASI, Referente di "Libera" in Calabria * Prof. Piero FANTOZZI, Direttore del Dipartimento di Sociologia e di Scienza Politica Università della Calabria * Dott.ssa Caterina GIRASOLE, Sindaco di Isola Capo Rizzuto * Dott.ssa Maria Carmela LANZETTA, Sindaco di Monasterace * Don Giacomo PANIZZA, Presidente "Comunità Progetto Sud" di Lamezia Terme * Avv. Elisabetta TRIPODI, Sindaco di Rosarno * Prof. Luigi VENTURA, Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Magna Graecia di Catanzaro

 

Comunicati

  1. Assemblee Libera Roma e Libera lazio

    Sabato 22 giugno ore 10:00 presso i locali dell'associazione Binario 95, via Marsala 95, si svolgerà l'Assemblea dei soci di Libera Roma. Alle ore 15:00 dello stesso giorno presso i medesimi locali si svolgerà l'Assemblea de soci di Libera Lazio. Le assemblee sono pubbliche.

  2. Milano: Summer School Organized Crime - III edizione

    Talenti antimafiosi. I giovani ricercatori e le nuove ricerche sulla criminalità organizzata. 9-13 settembre 2013, Facoltà di Scienze politiche, economiche e sociali, Aula 5. Università Statale di Milano.

  3. Prima vittoria per Libera Mutuo: in Senato presentato un Disegno di Legge

    Migliaia di firme sono state raccolte e si iniziano a vedere i primi risultati della nostra mobilizzazione. E'stato presentato in Senato, dalla Senatrice Amati, un Disegno di Legge che recepisce la nostra petizione "LiberaMutuo" e fissa un tetto massimo agli interessi che possono essere applicati sui beni confiscati alle mafie.