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Le rinnovabili ora sono anche etiche parte il progetto "energie per il sociale"

Nel pomeriggio del 14 maggio, alla Camera, il Gestore servizi energetici (Gse) presenta la terza "e" del programma rinnovabili: ecologico, economico, etico. Il progetto "energie per il sociale" prevede una serie di interventi per l'installazione di impianti che usano fonti pulite eliminando i gas serra che mettono a rischio la stabilità del clima. Protagonisti: gli esclusi.

Gli interventi si stanno infatti sviluppando nei luoghi ai margini della scena economica e sociale: dalle carceri alle comunità che tengono assieme chi ha problemi. Il fotovoltaico e i sistemi di aumento dell'efficienza energetica troveranno applicazione all'Istituto penale per minorenni di Nisida, alla Comunità di San Patrignano di Coriano, all'Associazione Gruppo di Betania di Milano, all'Associazione Libera - Gruppo Abele di Torino, all'Istituto Giannina Gaslini di Genova, alla Fondazione Whitaker di Mozia.

"Ci siamo preoccupati di creare sinergia e condivisione innescando progetti trasversali", ha detto il presidente del Gse, Emilio Cremona."Verrà realizzato un ombrellone fotovoltaico con componenti realizzati dai ragazzi di San Patrignano e nasceranno un parco giochi e una fontana solare per il Gaslini realizzati dal gruppo Abele e dai ragazzi del carcere minorile di Nisida".

Il contributo quantitativo del progetto rispetto ai numeri generali del settore (41 mila megawatt di potenza da fonti rinnovabili con una produzione di 84 miliardi di chilowattora, il 26% della produzione nazionale) è ridotto, ma il messaggio va oltre i numeri.

"Nel momento in cui la mancanza di occupazione è un problema sempre più drammatico in tutto il Paese, noi cerchiamo di dimostrare che la speranza è possibile anche per chi ha più difficoltà di altri", spiega don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele. "Nelle nostre cooperative c'è un 30% di persone che hanno avuto esperienze come il carcere o la tossicodipendenza. E a tutti vogliamo offrire non solo un sostegno ma anche un lavoro utile. Ad esempio con l'energia pulita che fa parte di un progetto di educazione a stili di vita più maturi".

La possibilità di avere a disposizione impianti fotovoltaici è, continua don Ciotti, "un dono che mi auguro possa allargarsi, come è nelle intenzioni del Gse, ad altri. La questione è certamente economica perché in Italia il settore delle rinnovabili contribuisce per almeno l'1% al Pil e dà lavoro a più di 100 mila persone. Ma è anche una questione culturale e ambientale. Investire sulle energie rinnovabili significa investire sul futuro, sulla salute, su stili di vita più rispettosi dell'ambiente. Lo hanno capito in molti: il 95% dei Comuni produce energia da fonti rinnovabili. Ora c'è bisogno di un piano di sviluppo di lungo periodo".
 
di ANTONIO CIANCIULLO il 14 maggio 2012 su Repubblica

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