Testata per la stampa
 
  1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
  1. rss |
  2. English page Page en langue francaise Pàgina en espanol |
  3.  
    |
  4. scrivi |
  5. mappa |
  6. Versione ad Alto Contrasto Dimensione del testo: Normale Dimensione del testo: Grande

Testata per la stampa

Contenuto della pagina

Grosseto, arresto eccellente Banda Magliana, in manette il capo Maurizio Abbatino

ARRESTATO a Grosseto Maurizio Abbatino, capo storico della Banda della Magliana. L'uomo, 53 anni, ormai da qualche anno risiedeva nel capoluogo maremmano beneficiando, sotto protezione, della detenzione domiciliare in quanto collaboratore di giustizia. Ma ieri il tribunale di sorveglianza di Roma ha sospeso i «benefici». Alle 10,30 infatti due poliziotti hanno suonato alla porta dell'appartamento di Abbatino, notificandogli l'avvenuta revoca dei benefici. L'ex capo della Magliana è stato portato prima in Questura quindi in un carcere «top secret». Questo in quanto con le sue testimonianze Abbattino ha contribuito in modo signficativo alla ricostruzione di tutti crimini della Banda che per tutti gli anni Settanta seminò panico e terrore a Roma, con conseguente arresto dei principali boss.

«ENTRO sessanta giorni — ha detto il suo difensore, l'avvocato Alessandro Capograssi — dovrà essere fissata l'udienza nella quale si dovrà decidere se convalidare o meno il provvedimento».
Il legale sostiene di non conoscere le ragioni che hanno indotto il Tribunale di Sorveglianza di Roma a sospendere i domiciliari. '«Analoga vicenda accaddeal mio assistito due anni fa — ha spiegato l'avvocato — e ciò avvenne alla vigilia della testimonianza che Abbatino doveva rendere nel corso del processo per l'omicidio del banchiere Roberto Calvi. Fu chiuso nel carcere di Sulmona per una presunta violazione. In quel caso, però, il provvedimento non venne confermato e dopo poco pochi giorni fu riammesso ai domiciliari». Il 5 dicembre prossimo, Abbatino dovrà difendersi dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'ex questore Pompò per le dichiarazioni rese nel corso della trasmissione «Chi l'ha visto?».

ABBATINO fu arrestato a Caracas nel 1992, al termine di una lunga e laboriosa indagine condotta dal giudice Otello Lupacchini.All'epoca soprannominato dagli amici «Crispino», per la sua capigliatura folta e riccia, Abbatino, sin dall'inizio fu legato a Franco Giuseppucci detto «il Negro», con cui ben presto diventò il capo della Magliana. Nel 1985 fu arrestato e condannato a 20 anni per omicidio, traffico di droga e associazione a delinquere. Dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari per un presunto tumore osseo, Abbatino fu ricoverato nella clinica romana «Villa Gina'» per una distrofia muscolare. Dalla clinica, nel 1986, Abbatino evase calandosi da una finestra con le lenzuola. Solo a gennaio 1992 fu arrestato di nuovo a Caracas, in Venezuela, ed estradato in Italia a ottobre. Dopo il nuovo arresto, Abbatino, a cui gli ex compagni di malavita nel frattempo avevano ammazzato il fratello, decise di pentirsi e quindi fu sottoposto ad un programma di protezione. Nelle sue deposizioni ai vari processi, tra cui quelli per l'omicidio Pecorelli, Abbatino ha parlato della struttura della banda della Magliana, dei rapporti con personaggi politici, con esponenti del terrorismo nero, con la mafia, con il gruppo ili gruppo di Turatello, Flavio Carboni e Francesco Pazienza, del deposito di armi nascosto a Roma al Ministero della Sanità. L'11 ottobre dell'anno scorso, la terza corte di Assise di Roma ha dichiarato la prescrizione, a circa 25 anni dai fatti contestati, per Maurizio Abbatino e altri tre esponenti della Banda della Magliana, accusati di cinque omicidi. Il processo, arrivato in aula dopo una lunghissima serie di intoppi procedurali, costituisce solo uno stralcio del processo principale alla Banda della Magliana.

IN MAREMMA Maurizio Abbatino si era costruito una nuova identità, il cognome lo scelse aprendo a caso un elenco telefonico, una nuova occupazione, di fatto una nuova vita. Una vita che voleva essere opposta a quella che aveva contraddistinto la prima parte della sua esistenza. Sicuro, freddo, (non a caso il «Freddo» è il nome con cui Giancarlo De Cataldo lo chiama nel suo «Romanzo Criminale», diventato anche un successo sia al cinema che in Tv) nella sua vita da gangster, silenzioso, dimesso sempre pronto a farsi in quattro per gli altri. nel suo lungo soggiorno grossetano. In modo particolare Abbatino si era dedicato alle persone abbandonate da tutti. Da anni infatti Abbattino, con la sua nuova identità, era un volontario apprezzato e attivo di un'associazione di Grosseto che si occupa degli ultimi e dei desiderati.
 
La Nazione del 27 novembre 2008 di ALBERTO CELATA

Comunicati

  1. Tiziano Fusilli, la verità c'è ma non si dice

    Era il 22 maggio del 1989 quando Tiziano Fusilli, 28 anni, veniva ucciso in un agguato a Potenza. Aveva avuto problemi con la droga, Tiziano. Ma aveva deciso di uscire da qul giro e ci stava riuscendo.

  2. Tribunali in terra di mafia

    Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.

  3. La prima tappa di Libera la natura

    E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.