ROMA - «La grande minaccia delle mafie adesso è a Roma e Milano: potrebbe non esserci più il libero mercato». L´assalto della 'ndrangheta a locali esclusivi della Capitale come il "Cafè de Paris", acquistati in contanti per riciclare redditi illeciti come ha svelato l´inchiesta della Dda di Reggio Calabria, preoccupa anche il presidente della Federazione italiana antiracket, Tano Grasso: «Ora - dice - la posta in gioco è un intero sistema di relazioni economiche. Il problema non è più a Palermo o Napoli, dove il libero mercato non c´è mai stato, ma nelle città come Roma dove per le mafie è più facile mimetizzare gli investimenti nei grandi flussi turistici».
«È l´ennesima prova della forza di penetrazione delle mafie - dice il presidente di Libera, don Luigi Ciotti - e non deve stupirci. L´obiettivo delle cosche è fare affari, non ci sorprende la loro presenza dove è alta la possibilità d´investimento, come hanno dimostrato le operazioni antimafia in Trentino ed Emilia Romagna. Sarebbe un bel segnale, ora, che al termine degli accertamenti quel locale fosse confiscato e destinato a una cooperativa». E il referente locale di Libera, Antonio Turri: «Qui la mafia non è più infiltrata, si sta radicando. Prima hanno accerchiato la Capitale investendo in città come Latina, Gaeta e Formia; adesso stanno puntando al centro, e a ciò che rappresenta in termini di economia e potere».
Il segnale rosso del pericolo, in città, era ben acceso: troppe le «strane cessioni di aziende, soprattutto nel centro storico», racconta il segretario locale di Confesercenti, Valter Giammaria, secondo cui nel mirino finiscono «gli imprenditori in difficoltà che rischiano di vendere alle persone sbagliate, ad associazioni dai contorni poco chiari che investono in posizioni strategiche di Roma». Il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, ha chiesto e ottenuto un incontro col procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso: «Sono profondamente preoccupato - dice - anche se ho totale fiducia nelle capacità investigative della polizia e dell´autorità giudiziaria». «Non possiamo permettere che la criminalità organizzata metta le mani sulla Capitale - aggiunge il presidente della Regione, Piero Marrazzo - e l´Osservatorio sulla legalità ha lanciato da tempo l´allarme: servono risposte forti e immediate».
PAOLO G. BRERA su Repubblica del 27 novembre 2008
Era il 22 maggio del 1989 quando Tiziano Fusilli, 28 anni, veniva ucciso in un agguato a Potenza. Aveva avuto problemi con la droga, Tiziano. Ma aveva deciso di uscire da qul giro e ci stava riuscendo.
Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.
E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.