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Resoconto del corso di formazione "Indifferenti o corresponsabili? Mafie e illegalità in Umbria"

Venerdì 25Novembre presso l'Aula Magna dell' ITIS "A.Volta" di Perugia si è tenuto unincontro con il Procuratore di Terni, Fausto Cardella, dal tema"Indifferenti o corresponsabili? Mafie e illegalità in Umbria".
L'incontro si èsvolto nell'ambito della formazione per i docenti, gli studenti e lacittadinanza su aspetti che riguardano il rapporto tra legalità e illegalità edè stato organizzato dal Presidio della Scuola "G.Rechichi" di Libera.
Di fronte a circa cento persone, i lavori sono stati aperti dalla Prof.ssaPaola Maurizi, Vice Dirigente che ha portato il saluto della Scuolaospite,  ricordando, tra l'altro,l'importanza delle associazioni, Libera in particolare, nel programmarepercorsi didattici sul grande tema della legalità ed in particolare dell'antimafia sociale.
E' stata poila volta della Prof.ssa Antonella Guerrini, del Presidio Scuola "G.Rechichi" diLibera, la quale ha ricordato che l'attività di Libera nazionale nelle scuolesi realizza tramite il coinvolgimento di circa 450 istituti mentre l'azione delPresidio nel nostro territorio prevede, oltre ad altri incontri di formazionespecifica per i docenti,  anche tregiornate, nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, che vedranno protagonisti iragazzi di molte scuole della provincia di Perugia, chiamati ad esprimersi sutematiche specifiche quali: mafie ed illegalità in Umbria, schiavitù sessuale ela Memoria.
E' stata poila volta del dott. Fausto Cardella che ha iniziato il suo intervento ricordandola sua Sicilia ed intrecciando la propria biografia ad una breve ma densastoria della mafia. Ha innanzitutto smontato gli stereotipi cinematografici oletterari che ne hanno fatto una "società onorata", a tal propositoha ricordato le parole di suo nonno che dicevano che con la mafia "non bisognamangiarci nello stesso piatto" perché essa è stata sempre e soltantosoverchiamento, violenza, ingiustizia.
Ha rievocato la sua esperienza di giovane magistrato a Trapani, segnata da unsenso di impotenza e al tempo stesso di grande rigore e impegno nel doveraffrontare - spesso in modo isolato, senza mezzi e risorse - un problema cosìcomplesso. Poi è venuta la "primavera" di Giovanni Falcone e PaoloBorsellino, quella ispirata da Antonino Caponnetto; di seguito il maxi processoe l'amicizia e la collaborazione con Ilda Bocassini. Si è quindi incominciato aleggere la mafia come un aspetto del potere alla luce di un patto non scrittotra questa e lo Stato: per un momento la cosidetta mafia borghese è sembratadavvero sul punto di essere sconfitta.
Cardella ha più volte insistito sul concetto che non basta combattere la mafiacon la sola repressione, occorre molto di più e cioè una risposta edun'attenzione della società civile: per questo, ha ripetuto, è assolutamenteessenziale l'attività di Libera e delle altre associazioni che hanno fattodell'impegno civile la propria ragione di esistere.
Riguardo allasituazione in Umbria, sulla quale è stato ripetutamente sollecitato dalpubblico, egli ha espresso una posizione cauta ma ferma allo stesso tempo: l'Umbriaè una regione fatta di un tessuto sociale sano, ha ripetuto,  i suoi cittadini svolgono un' opera dicontrollo sociale che si è rivelata, almeno sin qui, decisiva nel contrastareil processo di radicamento della criminalità organizzata che, comunque, tentadi utilizzare il nostro territorio per fare i suoi sporchi affari come ilriciclaggio o per nascondere latitanti. A parere del dott. Cardella c'èmaggiore necessità di attenzione da parte della cittadinanza sul versante dellacorruzione in quanto l'esperienza insegna che questa pratica, oltre ad essereodiosa in sé, prepara, laddove non arginata, l'arrivo delle grandiorganizzazioni criminali che riescono facilmente ad inserirsi nei ganglidell'economia, sfruttando la zona grigia offerta loro da amministratoripubblici troppo spesso preoccupati solo di gestire una rete di appaltiparticolarmente redditizia piuttosto che interessarsi al bene comune.


 
 

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