CASTELVETRANO - Il vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo monsignor Domenico Mogavero incontrerà venerdì (18) mattina alle 9,30 nell'uliveto di contrada Seggio Torre a Castelvetrano Davide Pati di «Libera Terra», i lavoratori e una delegazione di studenti che raccoglieranno le prime olive (dopo l'incendio che ha parzialmente distrutto l'uliveto) del fondo confiscato alla mafia e affidato a «Libera». L'iniziativa è stata organizzata proprio da «Libera Terra» che, tramite il «Progetto Policoro» (promosso dalla Cei e dalle Diocesi del Sud Italia) costituirà proprio a Castelvetrano una cooperativa per la gestione del fondo. Monsignor Mogavero dopo l'incontro con gli operai e gli studenti si trasferirà alla scuola elementare «Ruggero Settimo» di Castelvetrano (ore 11) per un confronto - insieme al Prefetto di Trapani Marilisa Magno - con gli studenti degli istituti cittadini. Il confronto sarà preceduto dagli interventi di Bernardo Petralia, sostituto procuratore a Marsala e Rino Giacalone della «Fondazione Libera Informazione», modera Toni Mira del quotidiano «Avvenire».
IL CONFRONTO - Il confronto con gli studenti castelvetranesi è il primo che il vescovo di Mazara del Vallo tiene nella città del latitante Matteo Messina Denaro dopo l'uscita del suo libro "La Chiesa che non tace" (scritto a quattro mani con Giacomo Galeazzi) e di "Prodotto interno mafia" di Serena Danna (in libreria da pochi giorni), dove monsignor Mogavero è stato intervistato insieme a Pietro Grasso, Nicola Gratteri, Ivan Lo Bello e Moisés Naìm. «Nella provincia di Trapani il fenomeno criminale non è per nulla vinto - dice monsignor Mogavero alla Danna nel libro - il primo dei ricercati, Matteo Messina Denaro, è un nostro diocesano. Eppure non c'è una percezione chiara della presenza di Cosa Nostra sul territorio. È difficile sentire odore di mafia, sono coinvolti troppi insospettabili, troppi colletti bianchi». E Mogavero, a proposito di Messina Denaro, spiega ancora nel libro "La Chiesa che non tace": «Se lui potesse ascoltarmi, se avesse voglia di sentire una parola che non porta guadagni su questa terra ma capitalizza per l'eternità gli direi: "Vale la pena vivere una vita da fuggiasco, piena di sangue, illegalità, prepotenze, violenze, preoccupato solo di sottrarti continuamente alla caccia delle forze dell'ordine? Con quale faccia ti presenti un giorno al cospetto di Dio, al cui giudizio nessuno può sfuggire?"».
L'addetto stampa del vescovo e della Diocesi di Mazara del Vallo
Max Firreri
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Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.
E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.
«È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.