«Voglio lanciare un appello all'Assolombarda e all'Associazione Industriali di Torino: la malattia della criminalità organizzata è talmente diffusa che dobbiamo essere consapevoli della sua gravità per contrastarla e debellarla. Non c'è da scherzare, oggi il fatturato della 'ndrangheta corrisponde al 3% del Pil dell'economia italiana». A parlare è l'economista Marco Vitale, che durante il proprio intervento ha portato alcuni esempi di rappresentanze istituzionali le quali, nel corso degli ultimi venti anni, hanno negato la presenza delle mafie al Nord, nello specifico a Milano. «Gli anticorpi della società a tutti i livelli - ha dichiarato Marco Vitale - sono debolissimi, i risultati che si sono riusciti ad ottenere sono frutto del lavoro della magistratura. Le 238 denunce per usura registrate nel 2010 sono una spia rilevante del fenomeno, ma non sono sufficienti, come ha esplicitato anche il pm Boccassini: gli imprenditori vittima del racket e dell'usura non hanno il coraggio di denunciare».
L'epicentro della discussione si è poi spostato sulla rappresentazione delle mafie al Nord così come scritta su giornali, libri e trasmessa dalle televisioni. «Non possiamo dire - ha affermato il giornalista e scrittore Gianni Barbacetto - che non ci sia uno sforzo per parlare degli insediamenti mafiosi al Nord: il paradosso è che, a fronte di una grande produzione di articoli, scritti e servizi televisivi, manca l'incapacità collettiva di acquisire la gravità di questo fenomeno, è come se i cittadini, gli imprenditori e la classe politica stessero guardando un film, come se questa realtà non appartenesse loro. Siamo di fronte a una negazione assoluta del fenomeno». L'autore di Mani sulla città (scritto a quattro mani con il collega Davide Milosa) ha rilevato come si sia incapaci di mettere insieme tutta una serie di dati, di notizie: alcuni fatti sono raccontati in maniera riassuntiva, magari occupando un piccolo spazio solo su alcune testate locali. Il problema è che non si riesce a tracciare un collegamento tra il prima e il dopo, tra una sequenza di eventi - anche analoghi - che accadono e le operazioni giudiziarie che da essi scaturiscono». Un atteggiamento riconducibile alla volontà di negare il problema, dettato dalla «preoccupazione di reputazione: si ha paura di mettere in discussione il buon nome di una città, di un luogo. Chi agisce in questi termini asserisce per esempio che l'inizio degli insediamenti mafiosi sia da ricercare nel confino, nel soggiorno obbligato, come se la 'ndrangheta, in questo caso, fosse un corpo estraneo».
Barbacetto ha concluso il proprio intervento spiegando che ci sono delle notizie che non sono assolutamente date, anche in questo caso con l'intento di nascondere la verità sotto il tappeto, di negare che il fenomeno delle mafie esiste ed è sempre più pervasivo.
Il Coordinamento di Libera, Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie di Parma e la libreria "Alberto Panciroli", con il patrocinio del Comune di Colorno e la Provincia di Parma, organizzano il 24 febbraio c.a. alle ore 20.30, presso la Reggia di Colorno, Aula Magna, la presentazione del Libro di Piercamillo Davigo LA CORRUZIONE IN ITALIA Percezione sociale e controllo penale.
Si svolgerà a Genova il prossimo 17 marzo la diciassettesima edizione della "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie", promossa dall'associazione Libera e Avviso Pubblico.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - Serrande abbassate, macchinari ricoperti di polvere, faldoni di carte caduti a terra e mai raccolti. Sono 1.516 le aziende confiscate alla mafia. Di queste, pero', solo 176 sono attive, poco piu' dell'11%.