Testata per la stampa
 
  1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
  1. rss |
  2. English page Page en langue francaise Pàgina en espanol |
  3.  
    |
  4. scrivi |
  5. mappa |
  6. Versione ad Alto Contrasto Dimensione del testo: Normale Dimensione del testo: Grande

Testata per la stampa

Contenuto della pagina

Diario dei campi: Isola del Piano (PU)

Arriva il 18 luglio e si parte per Fano, per una settimana nelle Marche al mare o forse ad assaporare la tranquillità dell'Appennino marchigiano? E invece, con grande stupore, mi ritrovo in un paesino di 670 anime, disperso tra i colli, Isola del Piano per l'appunto, a vivere un'esperienza unica e a dir poco irripetibile. Beh partiamo dall'inizio...io ho la bellezza di trenta due anni, son un'insegnante precaria che fa parte di quella peggiore Italia, tanto acclamata da qualcuno, che sceglie di trascorrere una settimana con Libera, per un'esperienza di lavoro, di volontariato e di formazione civile prendendo parte ai campi di lavoro sui terreni confiscati alle mafie e gestiti dalle cooperative sociali di Libera Terra. Dunque lunedì mi ritrovo catapultata in una nuova dimensione, le aspettative erano molte, avevo voglia di conoscere, di ascoltare, di entrare in punta di piedi in qualcosa di cui avevo sentito parlare, o di cui avevo letto e visto qualcosa, ma di cui non conoscevo bene le dinamiche, un qualcosa che mi spaventa e allo stesso tempo mi cattura perché c'è la volontà di comprendere e di intendere quel che accade, che ci accade spesso vicino e di cui ignoriamo l'esistenza. Il campo si apre con la conoscenza dei vari membri e subito mi sento un po' fuori posto, le mie attese iniziali vengono spazzate via, perché mi ritrovo per lo più, attorniata da adolescenti, dai quindici ai ventiquattro anni, ma nonostante questo malessere iniziale decido di mettermi in gioco e riesco a stupirmi della voglia di questi ragazzi di interessarsi a temi così importanti, che mettono in discussione le mie scelte e il mio passato. E' senz'altro positivo scoprire che ci sono persone che hanno deciso di "perdere un po' del loro tempo" per ritrovarsi e forse riconoscere così le cose che valgono, ed è alquanto disorientante e straordinario, allo stesso tempo, scoprire che tali intenzioni sono proprie di ragazzi così giovani. Il campo parte alla grande con la prima formazione, curata da quattro ragazzi che sanno coinvolgere e riescono a trasmettere quanto hanno appreso, conosciuto e vissuto. Si parla soprattutto di Libera, viene descritto il panorama in cui è nata e come si stia muovendo per contrastare il fenomeno della mafia, e ai momenti di riflessione e discussione con personaggi dell'ambiente, si alterna il lavoro nel bene confiscato. Il gruppo di Isola del Piano ha contribuito allo sgombero della casa di un mafioso, che ora è stata acquisita dal comune, che intende provvedere alla sistemazione dell'ambiente per trasformarlo in un agriturismo con fattoria didattica. Il lavoro, all'interno della casa bunker, inizialmente si è rivelato abbastanza faticoso, non tanto dal punto di vista fisico, quanto nella difficoltà che si riscontra nell'invadere qualcosa che non si conosce, e che non ci appartiene. E' complicato spiegare quel che si prova a dover violare l'abitazione di qualcuno, anche se ormai chiusa da anni, quella casa conservava il passato di una famiglia, un passato ancora vivo, che parlava attraverso gli album, i quaderni di scuola, i vestiti, i cibi conservati, e tutti gli oggetti che vi erano custoditi anche se in modo disordinato e forse già devastato da altri, prima di noi. Il nostro compito era semplice, bisognava sgomberare, ma era impossibile, non farsi qualche domanda, voler capire qualcosa in più, cercar di conoscere chi si nascondeva dietro quelle mura, la sete di sapere era molta, ma non era la curiosità di paparazzi a caccia della notizia, si sentiva il bisogno di conoscere, o forse il desiderio di motivare anche solo certe scritte che risaltavano nelle stanze dei figli, coetanei di molti ragazzi del campo. Infine, penso che abbiano contribuito a rendere l'esperienza ancor più di qualità, i contributi di personaggi coinvolti direttamente o indirettamente al mondo mafioso, in modo particolare i magistrati che hanno presentato con estrema chiarezza quello che era il caso in discussione e hanno offerto una panoramica di quello che è il loro lavoro, di come hanno maturato certe scelte e fatto proprie parole di altri, come R. Atria che ha sostenuto da sempre che "la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci" e che ha combattuto fino alla fine per contrastarla. Altra testimonianza molto forte è stata quella del testimone di giustizia che ha trovato il coraggio di denunciare i suoi usurai e ora vive con la volontà di combattere questo fenomeno anche se solo e non tutelato. Tutta la settimana è stata inoltre contrassegnata da un clima d'accoglienza ed ospitalità che solo pochi sanno offrire, e tutti noi provenienti da varie regioni d'Italia abbiamo avuto la fortuna d'assaporare una cordialità tale che difficilmente riusciremo a scordare. Un grazie di cuore...
 
un abbraccio Sara

"Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci". La giovane testimone di giustizia, Rita Atria, pronunciò queste parole prima di morire suicida una settimana dopo la strage di via d'Amelio, all'età di diciassette anni. E' proprio questo il principio che sta al centro del progetto "E!State Liberi" portato avanti dall'associazione fondata da don Luigi Ciotti per la lotta alle mafie, che organizza dei campi di volontariato estivi, aperti a tutti, durante i quali alternare lavoro, divertimento e formazione. L'attività viene svolta in terreni confiscati alle organizzazioni mafiose così da poter restituire loro una più degna funzione sociale. Quest'anno per la prima volta un campo di lavoro è stato avviato anche ad Isola del Piano, un piccolo paese immerso nelle colline marchigiane, che dal 17 al 24 luglio ha ospitato un gruppo di ragazzi, impegnati nella risistemazione dell'immobile confiscato alla famiglia Cantoni, che nel corso degli anni ha operato illegalmente ad Erba e a Lecco. Il progetto di Libera, sostenuto dallo stesso comune di Isola del Piano, si sostanzia nella realizzazione di un agriturismo e di una fattoria didattica; ed è proprio per questo che nel corso di questa settimana noi volontari abbiamo cercato di ripulire il bene in questione. Il primo giorno la curiosità, l'interesse e le aspettative presenti in ognuno di noi hanno trovato conforto nell'accoglienza degli organizzatori: Michele Altomeni e tre ragazzi del Presidio di Libera-Jesi ( Francesco Coltorti, Filippo Cingolani e Marco Manca ). Hanno cercato di raccontarci la storia del bene confiscato e soprattutto di prepararci a ciò che ci avrebbe aspettato. Arrivati, però, nel luogo in cui avremo lavorato nel giorni successivi, lo stupore ci ha lasciato sconcertati: sembrava quasi che fosse passato un uragano a distruggere tutto e che il trascorrere del tempo avesse fatto il resto. Vetri rotti, vestiti a terra, fotografie abbandonate alla rinfusa. E ancora: ragnatele, oggetti di ogni tipo lasciati sul pavimento e tanta polvere a coprire ricordi ormai perduti. Nello svuotare quella casa, molte volte abbiamo avuto l'impressione di violare qualcosa di sacro come il passato delle persone. Ripensandoci adesso credo che le prime vite ad essere state violate e che purtroppo continuano ad esserlo, siano proprio quelle di quei poveri cittadini costretti a subire vessazioni, intimidazioni e pressioni (psicologiche, ma non solo) da parte delle varie mafie ed organizzazioni criminali. Mentre la mattina lavoravamo manualmente per capire questo, i pomeriggi trascorrevano tra momenti di formazione ed informazione, durante i quali abbiamo potuto conoscere varie testimonianze di persone che nei modi più diversi portano avanti la loro battaglia alla Mafia: quella di Roberto Iovino e Davide Pati ( Libera Nazionale ), di Umberto Ferrari ( Libera Terra Crotone ), di Francesco Galante ( Libera Terra Mediterraneo ); ma anche di tre magistrati che ci hanno tracciato un quadro più completo della lotta giudiziaria alle mafie ed infine quella che per molti di noi è stata la testimonianza più significativa ed emozionante: l'incontro con un testimone di giustizia vittima di usura, che ci ha permesso di entrare nel suo mondo fatto di attese, sofferenze e denunce. Abbiamo imparato a riflettere, porci domande, associare e confrontare idee. Abbiamo appreso cosa significa mafia e mafiosità, legalità e lagalismo. Ma soprattutto abbiamo condiviso tutto ciò con altre persone, alternando a queste serie riflessioni, risate, canzoni accennate con il ritmo dettato da una chitarra, serate alle feste di paese e magari anche qualche ora al mare. È per questo che sono convinta che lavoro, divertimento e formazione si siano alternati perfettamente caratterizzando un'intera settimana resa ancora più speciale dal calore del sindaco e di tutti coloro che ci hanno accolti.
 
Quindi:
Grazie a che rende possibile queste esperienze
Grazie a chi le appoggia
Grazie a chi, nella sua quotidianità, decide di lottare civilmente contro continui soprusi, credendo fortemente nella dignità di essere uomini.

Comunicati

  1. Tribunali in terra di mafia

    Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.

  2. La prima tappa di Libera la natura

    E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.

  3. Corruzione: attendiamo la legge dal 1999

    «È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.