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Borsellino: don Ciotti, malattia oggi si chiama rassegnazione

(ANSA) - PALERMO, 19 LUG - 'Tutti dobbiamo assumerci la nostra responsabilita'. E' responsabile chi risponde alla propria coscienza'. Lo ha detto Don Luigi Ciotti, presente oggi alle manifestazione in via D'Amelio per ricordare la strage in cui morirono Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. 'Oggi c'e' una grande schizofrenia tra quello che si dice e quello che si fa. La responsabilita' non va richiesta soltanto alle istituzioni ma anche ai singoli cittadini - ha aggiunto il fondatore di Libera - Oggi c'e' una malattia mortale, molto diffusa, che sia chiama rassegnazione o delega Dove sono gli altri milioni di italiani? La mancanza di profondita' e' un peccato mortale che non possiamo permetterci'. Don Ciotti si e' fermato qualche minuto a pregare in silenzio davanti all'ulivo piantato di fronte l'abitazione della madre del magistrato ucciso. 'Questo ulivo, segno di pace, rappresenta il potere dei segni contro i segni del potere', ha detto il sacerdote che ha ricordato anche gli altri agenti di scorta uccisi dalla mafia. 'Il primo diritto di ogni persona e' quello di essere chiamato per nome. Proprio qui un anno fa ho incontrato la mamma dell'agente Antonio Montinaro che piangeva perche' non era stato ricordato il nome del figlio. Vedere i nomi e volti di tutte le vittime davanti al palazzo di giustizia di Palermo mi ha molto emozionato, sono tutti morti per la stessa causa'.

 

Comunicati

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    Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.

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    «È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.