INTRODUZIONE DI DON LUIGI CIOTTI
Il nostro primo bilancio sociale. Quante iniziative, quanto impegno, quanto fermento - e quanti volti, persone, vissuti - dietro quei numeri e quei resoconti! Impossibile non tornare con la memoria a quando eravamo partiti, tredici anni fa. A quel milione di firme raccolte in tutta Italia per sostenere il disegno di legge sull'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Eravamo alla partenza di un cammino, c'era in noi un grande slancio, la voglia forte di contribuire a un cambiamento. Ma c'era, come all'inizio di tutti i viaggi, anche l'incertezza, il timore che le energie non bastassero, che le mete prefissate fossero troppo grandi per le nostre forze. Dopo 13 anni possiamo dire che la "sana follia" di quella scommessa era ben riposta. Alle base c'è un lavoro quotidiano e silenzioso, un impegno non appariscente ma di grande e preziosa qualità. Quello di chi rende così viva la nostra sede di Roma, punto di riferimento e d'incontro, stimolo d'iniziative e crocevia di progetti. C'è l'impegno che anima le realtà e le associazioni sul territorio, il loro portare energie e idee a un progetto che può apparire a volte sconnesso e disordinato ma che rivela invece una coerenza di fondo, un arricchirsi reciproco nella diversità. C'è una proposta culturale che si è fatta negli anni sempre più vasta e articolata, con i percorsi nelle scuole e i contatti con le università, strumenti di quell'educare ed educarci che sta alla base del cambiamento. C'è l'informazione, la ricerca di verità, la voglia di superare le letture parziali e faziose, di denunciare ma anche di fare emergere il positivo. Ci sono le cooperative, che continuano in contesti difficili a seminare speranza, dimostrare che il potere delle mafie non è un destino che ammette solo rassegnazione o complicità. Ci sono i famigliari delle vittime, appassionati compagni di viaggio che si organizzano, danno vita a comitati locali, si propongono come spine nel fianco del quietismo e dell'indifferenza. Il nostro bilancio sociale ci racconta soprattutto la continuità di questo impegno. I 100mila che hanno partecipato quest'anno a Bari alla "Giornata della memoria e dell'impegno", sono il frutto di questa
semina tenace, di questo procedere determinato, di questa laboriosità discreta, concreta, che non si esalta per i bei risultati ma nemmeno si abbatte quando trova ostacoli che ne rallentano il cammino. Anche il recente incontro di Bruxelles, la presentazione di «Flare» davanti al Parlamento europeo, non nasce dal nulla. E' il frutto del "noi", della dimensione plurale, collettiva che sin dall'inizio caratterizza il nostro costruire. Un "noi" che si sta allargando, che oltrepassa confini, che ci chiede di accogliere altre esperienze, altre specificità. Un "noi" che dobbiamo diventare capaci di pronunciare in tante lingue, le lingue della società responsabile europea e chissà, un giorno, anche mondiale. Ma questo bilancio sociale deve essere per Libera anche uno strumento di lavoro. Deve servire a coordinarci meglio, a non disperdere le nostre energie, a essere più graffianti. Servire a farci conoscere ma anche a farci riconoscere. La forza delle persone è nella coscienza dei limiti. Senza coscienza dei limiti non c'è libertà né autenticità. Essere coscienti dei limiti significa che il cammino conta più della meta - perché la giustizia è un ideale mai raggiunto una volta per tutte - e che in questo cammino sono sempre gli altri a indicarci la direzione.
Dobbiamo essere orgogliosi di quello che stiamo facendo, ma non dobbiamo mai cadere nella tentazione di sentirci arrivati, di ritenerci autosufficienti. Stanno accadendo fatti in Italia che pongono grandi interrogativi e che impongono uno scatto di qualità, un rivisitare le nostre motivazioni ma anche un riqualificare le nostre parole. Espressioni come "educare alla legalità" o come "società civile" dobbiamo avere il coraggio ma anche l'umiltà di abbandonarle. Sono espressioni che non vogliono più dire nulla, spesso utilizzate come lasciapassare per acquietare le coscienze. La legalità comincia dalla responsabilità, da un educarci che chiama in causa tutti - non ci sono qui maestri e allievi - che richiede da ciascuno la disponibilità a interrogarsi in modo onesto, critico, a riflettere senza sconti sulle modalità del suo esserci. Ugualmente non basta dirsi "società civile". A parole lo siamo tutti. Abbiamo bisogno di essere cittadini vivi e attivi, di essere "società responsabile". Ecco allora il senso di questo bilancio sociale. Non solo una rassegna sintetica del nostro operato, né un semplice biglietto da visita con cui presentarci a chi non ci conosce. Ma qualcosa da tenere stretto per non smettere mai di sentire il "morso del più", la voglia di non dare nulla per scontato, di migliorarci, di rinnovare il nostro impegno. Una mappa provvisoria - ma preziosa - per continuare questo viaggio faticoso e bellissimo per alimentare la speranza, per costruire la giustizia.
Partenza da Pescara per Genova il 16 marzo alle ore 23:00 e ritorno nella tardi serata del 17 o prima mattinata del 18.
Si è concluso giovedì 9 febbraio, il corso gratuito di formazione per amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione "Mafie al nord, corruzione ed ecomafie", organizzato dall'Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara e da Avviso Pubblico.
Un tempo il terreno era di un boss della 'ndrangheta, uno della famiglia Piromalli. Poi gli è stato confiscato. E per anni quegli ettari di prato e rifiuti nella piana di Gioia Tauro sono rimasti lì, abbandonati alla desolazione. Oggi sono rinati grazie ai ragazzi della cooperativa Valle del Marro, che vi coltivano olivi, melanzane, pomodori...