AVEZZANO. «I cittadini devono osservare quello che succede intorno a loro, e se qualcosa non rientra nelle regole, denunciare». Non ha dubbi su quale sia la strategia per vincere le mafie il sostituto procuratore del tribunale di Avezzano, *Maurizio Maria Cerrato*. Il giudice è intervenuto ieri al convengo di Libera, l'associazione che lotta contro l'illegalità fondata da *don Luigi Ciotti*, al Centro servizi culturali, esortando la società civile a svolgere quello che ha definito «il lavoro fondamentale» per dare elementi a magistratura e forze dell'ordine «per avviare le indagini». Osservare e denunciare, appunto. Perché la mafia «ha i suoi tentacoli a tutti i livelli anche nella Marsica», ha messo in guardia Cerrato. A quali livelli? Gli interessi della malavita, ha lasciato intendere, toccano investimenti immobiliari e commercio, banche e finanziarie. «Ma anche la pubblica amministrazione, laddove arrivano forti investimenti, come nel caso della ricostruzione dell'Aquila». Parole che ieri sono state ascoltate da cittadini e sindaci nella sala affollata. A confronto sui possibili «Tentacoli sulla Marsica. Infiltrazioni criminali e comitati d'affari», c'erano anche il direttore nazionale di Libera, *Gabriella Stramaccioni* e il responsabile del presidio aquilano, *Angelo Venti*, direttore del giornale Site.it e autore di numerose inchieste sulle infiltrazioni mafiose nella Marsica e nell'Aquilano del post-sisma. Avrebbe dovuto esserci anche il parroco di Antrosano, *don Aldo Antonelli*, protagonista nei giorni scorsi di una protesta contro «l'immoralità della politica» e lo scandalo Ruby, che fa parte del coordinamento locale di Libera. Bloccato dall'influenza, don Aldo ha inviato un messaggio esortando «a schierarsi dalla parte della giustizia». Fra il pubblico anche il comandante dei carabinieri di Avezzano, *Michele Borrelli*, quello della Finanza, *Diego Morelli* e il pm *Stefano Gallo*. Cerrato ha ricordato il ruolo decisivo che ebbero le inchieste di Libera sulle indagini che portarono a scoprire i capitali del cosiddetto «tesoro di Ciancimino» a Tagliacozzo nell'operazione «Alba d'oro». Secondo il magistrato quell'indagine «partì con il piede sbagliato e, senza Libera, non avrebbe mai raggiunto risultati». Ma il ruolo dell'associazione di don Ciotti è stato fondamentale, ha ricordato la Stramaccioni, anche per il sequestro di beni alla mafia. Fra questi le strutture di Scurcola Marsicana della Banda della Magliana, restituite alla società civile alcuni giorni fa. Venti, che dal 7 aprile sta monitorando all'Aquila i casi di infiltrazione mafiosa, ha ricordato di avervi trovato «ditte marsicane malavitose che Libera aveva osservato in passato».
MARIANNA GIANFORTE su Il Centro del 29 gennaio 2011
Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.
E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.
«È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.