Testata per la stampa
 
  1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
  1. rss |
  2. English page Page en langue francaise Pàgina en espanol |
  3.  
    |
  4. scrivi |
  5. mappa |
  6. Versione ad Alto Contrasto Dimensione del testo: Normale Dimensione del testo: Grande

Testata per la stampa

Contenuto della pagina

Traffico degli esseri umani e nuove schiavitù

Nonostante la promulgazione di leggi e convenzioni internazionali, di fatto, il traffico degli esseri umani e le forme di schiavitù ad esso correlate non sono mai scomparsi dalla storia dell'umanità. Anzi, questi fenomeni hanno avuto modo di estendersi in continenti che si ritenevano immuni, primo fra tutti l'Europa. Le vittime coinvolte nel traffico degli esseri umani sono migranti, in particolare donne e bambini. Si tratta di persone che lasciano il loro paese - Asia, Africa, America Latina, Est Europa - alla ricerca di una migliore speranza di vita che si possa concretamente realizzare. Le persone, in genere, fuggono dalla povertà, dalle guerre, dalle persecuzioni, da regimi non democratici; nessuno sceglie liberamente di lasciare la propria terra.

Il traffico degli esseri umani è un mercato criminale, gestito da organizzazioni criminali che agiscono in diversi paesi del mondo ed hanno una diversa dimensione.

Esso è suddiviso in due distinte componenti:

smuggling: questo termine può tradursi con l'espressione "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". In questa situazione, i potenziali migranti si rivolgono direttamente alle organizzazioni criminali per poter migrare. Essi investono un capitale proprio che hanno maturato attraverso il risparmio o vendendo i loro beni o chiedendo un prestito ad amici e famigliari con la promessa di restituirglielo. I migranti acquistano il servizio di trasporto unitamente ai documenti. Una volta giunti a destinazione il loro rapporto con i trafficanti si conclude;

trafficking: in questo caso siamo di fronte al fenomeno vero e proprio della tratta di esseri umani. Le vittime vengono reclutate direttamente dai trafficanti mediante l'esercizio della violenza (es. rapimento), dell'inganno (promessa di un lavoro onesto e ben remunerato), della minaccia (rivolta alle vittime o ai loro famigliari). Una volta reclutate le vittime vengono portate dal paese di origine a quello di destinazione, seguendo rotte terrestri, marittime, aeree e attraversando uno o più paesi di transito. Secondo quanto riportato da un Rapporto del Consiglio d'Europa nel 2005[1] un immigrato che si avvale dei servizi della criminalità, o è costretto a farlo contro la sua volontà, può pagare 13.000 dollari per un viaggio dalla Cina all'Italia, 6.000 dollari per entrare in Spagna dall'Asia meridionale, dai 5.000 ai 6.000 dollari per raggiungere i paesi scandinavi.

Le vittime, una volta private dei loro documenti di identità e ridotte in uno stato di schiavitù, sono fatte oggetto di compravendita e sfruttate principalmente nei mercati della prostituzione, dell'accattonaggio, del lavoro nero e del traffico di organi umani.
Il fatturato annuo del traffico degli esseri umani, sempre secondo quanto riportato dal citato Rapporto, ammonterebbe a 10 miliardi di dollari.

Risulta difficile quantificare con precisione il numero delle vittime, data la natura illecita del mercato criminale di cui stiamo parlando. Secondo un recente rapporto del Dipartimento di Stato americano, le persone annualmente trafficate nel mondo oscillerebbero tra le 600.000 e le 800 mila[2]. Le Nazioni Unite stimano che ogni anno nel mondo 1.200.000 bambini sono trafficati e sfruttati. Secondo l'Unicef ogni anno 500 mila giovani donne vengono portate in Europa occidentale per essere sfruttate nel mercato del sesso a pagamento. Altri immigrati vengono costretti a lavorare e a vivere all'interno di tuguri malsani per realizzare prodotti in nome e per conto di imprenditori, anche autoctoni, desiderosi di risparmiare sui costi e i tempi di produzione.

Non vanno dimenticati, poi, il traffico di organi umani, i matrimoni forzati, con cataloghi di donne presentati anche su internet. Infine va prestata la dovuta attenzione anche a situazioni in cui la tratta è mascherata dietro attività apparentemente legali, come ad esempio le sale massaggi, i locali di lap dance o i night club.

La criminalità organizzata ha investito parte dei suoi capitali, dei suoi mezzi e delle sue risorse umane nel traffico degli esseri umani. Essa ha agito come un'impresa, ha diversificato i propri investimenti, cosciente del fatto che il traffico degli esseri umani e il loro sfruttamento consente rapidi e ingenti guadagni ed è sanzionato in modo meno pesante rispetto al compimento di altre fattispecie di reato (es. il traffico di droga). Ad una grande domanda di emigrazione la criminalità ha saputo offrire tutti i servizi necessari per immigrare illecitamente.

La criminalità ha assunto una struttura e una capacità di agire transnazionali: gruppi criminali organizzati, composti da persone di diversa nazionalità, presenti nei paesi di origine, di transito e di destinazione dei flussi migratori, aventi dimensioni di grande, medio e piccolo livello hanno saputo collegarsi e ciascuno si è specializzato nello svolgimento di diverse mansioni (reclutamento delle persone, fornitura di alloggi e mezzi di trasporto, falsificazione dei documenti, introduzione illecita nel territorio di destinazione, ecc.). Alcune di queste organizzazioni hanno assunto le caratteristiche tipiche delle mafie.

L'Italia, per la sua posizione geografica, è interessata dal fenomeno essendo sia una paese di transito che di destinazione. I migranti sfruttati giungono via mare su imbarcazioni di fortuna - attualmente soprattutto sulle coste siciliane - via terra tramite, auto e bus - in particolare dal confine italo-sloveno - e in alcuni casi anche via aerea. A gestire questo tipo di traffico sono gruppi criminali di nazionalità straniera, in particolare di origine albanese, rumena, nigeriana, cinese, oltre che di altre nazionalità, i quali operano soprattutto nelle zone del centro-nord Italia, sfruttando loro connazionali, anche minorenni, principalmente nel mercato della prostituzione, del lavoro nero, dell'accattonaggio.

Nel 2000 a Palermo, l'Italia ha ospitato la conferenza delle Nazioni Unite dedicata alla presentazione della Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale. Nell'occasione sono stati presentati anche due protocolli addizionali alla Convenzione, dedicati rispettivamente l'uno alla prevenzione, repressione e punizione della tratta di persone in particolare di donne e bambini, l'altro per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria.

Il Parlamento italiano ha ratificato sia la Convenzione che i protocolli con la legge 16 marzo 2006, n. 146. Inoltre, nel 2003 è stata promulgata la legge 11 agosto 2003, n. 228 con la quale sono state apportate sensibili modifiche agli articoli 600, 601, 602 del codice penale italiano, relativi alla riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi. Dal 1998, in Italia, secondo quanto previsto dall'articolo 18 del Decreto Legislativo 286/98 in materia di immigrazione, le vittime di tratta possono usufruire di un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, al fine di "consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell'organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale" (comma 1). La norma citata consente alla vittima di percorrere due possibili strade: quella della denuncia (giudiziaria) e quella di un recupero sociale e psicologico (sociale).

Il 1 febbraio 2008 entrerà in vigore la Convenzione contro il traffico degli esseri umani del Consiglio d'Europa.

Va segnalata l'esistenza di un Numero Verde Antitratta nazionale 800 290 290, la cui titolarità è del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità. Si tratta di un numero telefonico attivo 24 ore su 24, su tutto il territorio nazionale, in grado di fornire alle vittime, e a coloro che intendono aiutarle, tutte le informazioni sulle possibilità di aiuto e di assistenza che la normativa italiana offre per uscire dalla situazione di sfruttamento.

[1]Council of Europe, European Committee on Crime Problems, Proceeds from trafficking in human beings and illegal migration/human smuggling, Strasbourg, 2005.
[2] United Nations of America, Department of State, Trafficking in persons Report, June 2007

Comunicati

  1. Tribunali in terra di mafia

    Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.

  2. La prima tappa di Libera la natura

    E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.

  3. Corruzione: attendiamo la legge dal 1999

    «È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.