Lunedì 10 novembre ricorre l'anniversario della scomparsa di Maria Antonietta Flora, spesso ricordata come "la maestra di Lagonegro".
Sono trascorsi 24 anni da quando l'auto veniva ritrovata ferma su una piazzola di sosta dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria e,ad oggi, non si è ancora fatto chiarezza su quel caso. Sono davvero in pochi a conoscere la sua storia. Ancora meno a ricordarsi di lei. Ci sembra doveroso dedicarle un pensiero almeno in questa ricorrenza. Don Marcello Cozzi le ha scritto una lettera per mantenerne vivo il ricordo.
Di te non conosciamo neanche il volto. Nessun particolare, né un dettaglio anche minimo che ci possa permettere di immaginare com'eri. Sappiamo solo il tuo nome, Maria Antonietta, e che facevi la maestra in una scuola elementare a Lagonegro.
E sappiamo che non ci sei più.
Ecco, il ricordo di te è legato solo alla tua macchina ritrovata vuota quella maledetta mattina del 10 novembre di 24 anni fa su una piazzola dell'autostrada, neanche molto lontana da casa tua.
Qualcuno, quella mattina ti ha strappato per sempre ai tuoi affetti, al calore della tua casa, ai tuoi amici, e ti ha portato nell'inferno senza ritorno che è quel buco nero nel quale spesso tante persone spariscono senza un perché, senza un motivo che possa almeno permettere a chi resta di darsi una ragione.
Ed invece niente. Anche per te vale lo stesso codice che regola la scomparsa di chi all'improvviso sparisce nel nulla: da qualche parte qualcuno che sa, e però silenzio assoluto, nessuna spiegazione, neppure una traccia, né un'impronta o un'orma che possa permettere almeno alla memoria di mantenerti viva negli anni.
Già. Di te si è persa anche la memoria. A parte i tuoi cari che continuano a piangerti nel geloso silenzio della loro sofferenza, il mondo intorno non ti ricorda più, e tu sei solo un fatto di cronaca di tanto tempo fa, uno di quei fatti che alla fine è meglio dimenticare non solo perché potrebbe sporcare l'immagine di una comunità, o turbare un equilibrio ricostruito magari con tanta fatica, ma anche per evitare di sfogliare di nuovo pagine scomode che a loro volta potrebbero riaprire quei vecchi armadi impolverati ma ben custoditi nei quali spesso si conservano chissà quali segreti.
Cara Maria Antonietta, tu invece per noi rappresenti una di quelle tante unghiate sulla coscienza narcotizzata di una terra, la Basilicata, che dovendo fare a pugni con mille problemi quotidiani, preferisce non pensare alle tante storie come la tua nella convinzione, probabilmente, che per costruire il futuro bisogna gettarsi alle spalle le ombre del passato.
Convinti invece che non si va da nessuna parte senza affrontarle quelle ombre, inseguirle e scacciarle via definitivamente solo dopo averci fatto restituire i loro segreti, noi oggi vogliamo ricordarti dicendo a tutti che da 24 anni tu non appartieni più soltanto a quanti ti hanno voluto bene, ma alla coscienza collettiva di una terra che non vuole più far finta di non ascoltare il grido di verità e di giustizia che continua ancora a salire dalla tua giovane vita spezzata in un attimo.
Nel frattempo, Maria Antonietta, ti chiediamo un favore: in quel paradiso degli scomparsi abitato da tanti, quando incontri Elisa, stalle vicino, falle coraggio, tu che sei più grande, e dille che qui c'è gente che continuerà a cercarvi per restituirvi finalmente dignità.
don Marcello
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«È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.