Una breve lettera per Francesco Vecchio ucciso insieme a Alessandro Rovetta il 31 ottobre 1990
Sono passati ormai diciotto lunghi anni da quella sera quando Telecor nella striscia sottopancia batteva la notizia dell'ennesimo delitto, stavolta, di innocenti. Era la sera del 31 ottobre 1990.
Nonostante il buio, una immagine, purtroppo, ancora nitida.
La Peugeot grigia con le ruote - ormai dopo una lunga ed angosciante fuga - scoppie, isolata in mezzo a quel terreno della zona industriale di Catania, illuminato solo dalle luci artificiali delle forze dell'ordine.
Dal finestrino anteriore lato passeggero, nel tentativo di scappare (ultimo gesto, possibile), si scorgeva un volto dai capelli bianchi - nel suo cappotto color cammello - che, nonostante la circostanza, esprimeva ancora la forza e la bontà di chi era cresciuto basando tutto sui valori dell'amicizia e della famiglia.
Molti di noi l'avevano saputo dal tam tam degli amici, altri - ricordo - ripetevano con sgomento e sofferenza di non aver collegato il nome a quella persona sempre disponibile . Tutti lo conoscevano e lo chiamavano con un affettuoso diminuitivo.
Lui, che aveva già vinto una volta, superando con sacrificio, consapevole e silenzioso una sofferenza di questa vita.
Sono passati diciotto anni!
Forse, da un lato, non vuoi sapere più nulla.
D'altro brucia ancora la rabbia per una ingiustizia, forse l'ennesima: solo che questa ha toccato, proprio te, e da vicino.
Almeno, ancora oggi, resta il ricordo piacevole di tanti momenti passati in allegria, con la semplicità e la genuinità di chi conosceva il valore della vita.
Ciao, Ciccio!
Dimenticavo: quel ragazzino che scattava fotografie, oggi ha la barba lunga.
Ma Tu, questo, forse lo sai già!
L'omicidio di Francesco Vecchio e Alessandro Rovetta è avvenuto il 31 ottobre 1990 nella zona industriale di Catania a poca distanza dalle Acciaierie Megara dove entrambi lavoravano.
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E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.
«È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.